DSCF8047Oggi è la giornata mondiale della lentezza. Io vorrei essere in una pineta toscana a dorso di asinello. Invece sono qui. Da oltre un’ora sbuffo al telefono, nel tentativo di prendere la linea con il consolato di Izmir. Manco fosse uno sperduto paesino nel deserto del Gobi. L’unica volta che ha squillato, mi sono sorbita mezzora di disco per poi sentirmi dire (in turco) che gli operatori erano tutti occupati. Click. Quando una giornata inizia così, è un po’ difficile essere rilassati. Infatti ho già ringhiato a Nizam per telefono. Stop. Ora faccio un respiro profondo e me ne vado a fare una passeggiata con quella sdentata di mia figlia. Cerco di darle un’aria sofisticata con le mollettine che le ha regalato la baby sitter.., ma mi sembra che abbia sempre la stessa faccia da monella! Non pare anche a voi?

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Per il rotto della cuffia


Questo weekend ha alternato momenti no (decisamente no) a momenti sì. La cosa più bella è stata una lunga passeggiata ieri pomeriggio a Villa Pamphili. Il tempo era primaverile e il parco scoppiava letteralmente di passeggini e carrozzine (ma anche marsupi, con i più piccolini attaccati ai padri tipo koala). Faceva allegria e serenità. Ne abbiamo bisogno. Per Nizam questo è un momentaccio. Alla situazione in Turchia, con relativi rodimenti a ogni telegiornale (da cui peraltro non si capisce granché di cosa stia accadendo; lui tenta di controbilanciare gli incredibili e palesemente taroccati  tg turchi, nei cui servizi le madri a cui muoiono i figli al fronte dichiarano che è il minimo che si possa fare per la patria e non vedono l’ora di mandarcene altri, con gli scarni notiziari curdi su internet) si è aggiunta la morte dello zio (il terzo membro della sua famiglia che viene a mancare da quando è partito), con i relativi commenti dei familiari sul fatto che da otto anni non torna a casa (peccato che non possa: ma questo particolare continua a sfuggire a tutti). Per giunta qualche giorno fa un curdo che viveva a Terni è stato ucciso nel negozio di kebab dove lavorava, pare per una rapina. In tutto ciò si sta chiedendo se lasciare questo lavoro al cantiere, dove continua a rischiare di morire ogni giorno che passa, letteralmente.

E io? Io mi sento spompata e preoccupata. Il prossimo inserimento al nido della piccola mi ha portato a riflettere su varie cosucce relative alla mia situazione lavorativa e familiare, che non mi appare rosea. Ma ha ragione Michi, nel commento al post precedente. Per definizione una madre si lamenta ma ce la fa. Magari per il rotto della cuffia, ma ce la fa.


Questa settimana è stata faticosa. Non tanto sul lavoro, in verità. Mi sento un po’ spompata, in generale. La cosa mi preoccupa, perché tutto mi fa credere che molto presto i ritmi potrebbero essere ben più pesanti. Non riesco a mettere a fuoco dov’è il buchino che mi sfiata. Come se ci fosse qualcosa che non va e non sapessi identificarlo. Di nuovo il cumulo di quello che dovrei fare? Questi condizionali finiranno col rovinarmi la vita.


A volte penso come farei se fossi sola. Nonostante le apparenze, sono una persona molto poco indipendente. Ad esempio, come avrei fatto se oggi alle sei di mattina Nizam non mi avesse levato una scheggia di vetro che ieri, non saprei come, mi sono conficcata nel piede? Avrei zoppicato vistosamente per giorni e giorni. Insomma, a volte mi perdo in un bicchier d’acqua. Ho proprio bisogno di qualcuno che mi incoraggi e mi sproni. Almeno per le cose pratiche. Scrivere un articolo o fare una conferenza non mi fa paura, mettere a posto un armadio sì, e molta.


Fino a questo momento, il week end è stato più che soddisfacente. Siamo stati molto in giro. Ieri io e Meryem siamo statea pranzo con amici al centro. Poi la sera mi sono concessa un ristorante indiano senza famiglia al seguito, per festeggiare il compleanno della mia ex maestra di yoga (sì, per breve tempo ho fatto anche questo… E mi è anche dispiaciuto smettere, a dirla tutta). Oggi siamo stati in giro con Nizam e Meryem. La fanciulla adora i pranzi al sacco. Per l’occasione, ha dimenticato le inappetenze e le lagne e ha finito l’intera pappa e la frutta in un fiat. Insomma, la prossima volta invecedi combattere posso provare a farla mangiare imbacuccata in balcone…


Oggi la mia piccola compie otto mesi. Io sono un po’ stropicciata, ma in fondo va tutto bene. Questi denti che non spuntano ci stressano un po’. Meryem fa un po’ di storie per mangiare, si sveglia di notte, vuole stare in braccio… Forse è solo un po’ di mammite. Però quando ride (e ride spesso) è bellissima.

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Si impegna moltissimo nelle operazioni di strisciamento e punta i piedi cercando di alzare il sederino. Ancora non ha imparato a coordinare braccia e gambe, ma ce la sta mettendo davvero tutta. Comunque stare seduta ormai è un gioco da ragazzi.

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Tanti auguri, piccolina! Il prossimo mese porterà cambiamenti ancora più grossi: il nido, la prima mia partenza… Speriamo che tu continui a dimostrarti la guerrigliera di sempre. Sei il mio incoraggiamento più grande (insieme a tuo padre).


Il computer è stato rianimato, il lavoro è salvo, i piccoli inconvenienti si moltiplicano, ma oggi è una giornata luminosissima, fredda, piena di sole e di cielo blu, proprio come piace a me. Meryem è sempre più vivace. Acchiappa tutto, striscia velocissima, rotola e si sganascia dalle risate. Stamettina per svegliare il padre gli tirava vigorosamente i capelli con delle urla di pura estasi (lui era un po’meno estasiato). Orma il box è piccolo. Come dice Nizam, il mondo è suo. Oggi dopo la pappa l’ho dovuta cambiare da capo a piedi (chi mi aveva suggerito di metterle in mano un cucchiaino????) e già che ci sono dovrei cambiarmi e farmi una doccia anche io, ma temo che non ci siano i tempi tecnici. Un giorno di questi miprenderanno per una barbona. Un giorno non lontano.


Sono reduce da uno dei più imbarazzanti infortuni della storia. L’unica consolazione è non essere dovuta ricorrere al Pronto Soccorso. Già visualizzavo la scena e il trafiletto sulla cronaca di Roma. In breve, vi dirò che la babysitter di Meryem ha diverse doti manuali. Tra l’altro, lavora all’uncinetto. Ora, penso che tutti abbiate presente la conformazione dell’attrezzo che, sufficientemente aguzzo, tende a spuntare da borse e borsette in cui lo si ripone. Mettiamo che la borsa da lavoro fosse contenuta in una borsa, che la borsa fosse sul divano e che io abbia l’abitudine di adagiare sbadatamente e senza grazia le mie rotonde membra nei posti meno opportuni. L’uncinetto si chiama così perché all’estremità ha un piccolo uncino. Esso rende particolarmente difficoltosa e dolorosa l’estrazione dello strumento in caso di conficcamento improprio.


Panz ci dedicò un post tempo fa: ma ci sono novità importanti sulla canzoncina dei due liocorni. Ne circola una versione apocrifa. In turco. Già dal titolo il traduttore ha dovuto coniare un ardito neologismo. Non trovando una parola adatta ad esprimere gli animali in questione, è ricorso a un calco dall’italiano, ispirandosi alla caratteristica principe delle bestie. Et voila: korunut, plurale korunutlar (dall’it: cornuto). Qualche problema sussiste con la successione degli animali (e dei gesti relativi: anche voi la mimate, vero?): fino ai coccodrilli e all’orangotango si va lisci, poi talora si infila incongruo l’elefante (fil). A quel punto il papà annaspa. Alle sei di questa mattina ho sentito con le mie orecchie questa variante (ve la scrivo in italiano, perché il mio turco non è all’altezza): "No, prima dell’elefante, il serpente, due, piccoli. Ecco, poi il coniglio (occhiacci della sottoscritta), ah, no il topo, ma prima il gatto… 44 + 2 fa 46!". Questo finale creativo si deve al fatto che ho comprato a Meryem due libretti. Uno è quello dei liocorni e il secondo… chi indovina?

Una cosa seria, per finire: il giorno della blogaction è stato fissato per il 2 aprile.

E, tanto per fare un piccolo promemoria mammesco, aggiorno sulla visita di controllo della settimana scorsa dalla pediatra. Peso 8,670 kg, altezza 72,5 cm. Si introduce qualche novità nella dieta. Lo yogurt le piace, direi. Oggi ha mangiato per la prima volta pesce (salmone): benino, ne ha mangiati tre quarti. Io sono un po’ preoccupata per la presenza di patata negli omogeneizzati di pesce… Compenserò con dosi industriali di prugna. Stop. Fine dell’appendice strettamente "mammica".


Mi tenta troppo… Copio da Isabella.

DIECI COSE CHE VORRESTI POTER DIRE A DIECI DIVERSE PERSONE (SENZA FARE NOMI).

1, Che problema hai? Ti dà fastidio che io sia felice? O solo più brava di te? Attenta, a fare la guerra non ci guadagni. Mi sto scoprendo competitiva,

2. Non credo che ti perdonerò mai per tutto il tempo che mi hai fatto perdere. Fammi un favore, presentati diligentemente alla prossima scadenza senza fare altre storie assurde e poi sparisci di nuovo nel nulla.

3. Da un lato, ti auguro di non aver mai problemi più seri di quelli che ti inventi da sola. Dall’altro, hai un po’ rotto in questi tuoi deliri di egocentrismo.

4. Avrei voluto conoscerti un po’ meglio per la persona che sei, con le tue fragilità e i tuoi gusti precisi e netti. Il ruolo che hai rivestito e la tua incrollabile fedeltà ad esso ti ha un po’ sacrificato. Ma in fondo oltre a amarti alla follia mi sei sempre stata simpatica. Sei grandissima, come sempre.

5. Dove la trovi tutta la pazienza che dimostri in questi giorni?

6. Non è per cattiveria, ma resto della mia idea, Le nostre vite sono troppo lontane per vivere di ricordi. Facciamocene una ragione, fa meno male.

7, Mi chiedo ancora; quanto era vero di quei giorni? I-Ching a piazza Vittorio, Kavafis… Ogni tanto sei una voce al telefono e nonostante tutto non ho smesso completamente di pensare a te e alle tue telefonate dal cimitero.

8. Chissà che idea ti sei fatto di me, Strano non poter comunicare. Però ti ringrazio per avermi fatto ricordare che le convivenze, per quanto improbabili, sono divertenti.

9. Mi sei simpatica, molto. In bocca al lupo per tutto, piccola!

10, Sarebbe stato suo dovere sostenermi e lei lo sa benissimo. Peggio per lei, Continuo a pensare che sarei stata brava e avrei reso un migliore servizio al suo lavoro di una vita di quegli uomini avidi e insicuri che ha lasciato dietro di sé.

Aggiornamento. Ne aggiungo un’unidicesima (indovinate a chi mi rivolgo…)

11. Devi spuntare? Ok, fallo. Ora. Ne abbiamo abbastanza di notti in bianco e lamenti. Anzi, già che ti trovi, di’ agli altri 19 di darsi una mossa anche loro, che questa pratica la vorremmo archiviare il prima possibile.