Vi presento la nostra nuova inquilina… Arriva giovedì mattina e credo che da quel momento potremo rinunciare allo sci d’acqua sul pavimento della cucina!

Vi presento la nostra nuova inquilina… Arriva giovedì mattina e credo che da quel momento potremo rinunciare allo sci d’acqua sul pavimento della cucina!

Durante le vacanze in albergo avevamo la tv satellitare e Nizam, in mancanza dei canali turchi che guarda a casa, la accendeva regolarmente sui canali tedeschi. La premessa è che la nostra conoscenza del tedesco è quantomeno vacillante: lui si sforza di ricordare le frasi che aveva imparato quando viveva in Germania, ormai sei anni fa; io attingo a una conoscenza solo teorica appiccicata ai tempi dell’università per decifrare, tipo versione di latino, articoli e libri indispensabili (ma dato l’argomento dei miei studi, è poco probabile che in una normale conversazione io mi imbatta in una parola che conosco). Abbiamo dunque scoperto l’esistenza di alcuni programmi abbastanza agghiaccianti (che in realtà conoscevamo già dalle loro imitazioni sui canali turchi). In particolare tre, in ordine crescente di orrore:
1. una sorta di reality sul parto, in cui varie coppie vengono seguite nelle fasi precedenti e successive la nascita. Non si risparmia davvero nulla: monitoraggi, controlli vari, cesarei, preparativi della cameretta, scenate di gelosia dei fratellini…
2. un programma in cui una balena bionda vestita di rosa, sedicente architetta, piomba in casa di un malcapitato per riarredargliela, rigorosamente con mobili Ikea – talora ridipinti da lei in colori improbabili.
3. il top del top. Una tizia accanto a un cartellone coperto da cartoncini rettangolari esorta il pubblico a indovinare marche di auto che contengono la lettera "a". La chiamata è a pagamento e il montepremi aumenta ogni tot minuti. In una settimana varavano le presentatrici, ma la domanda era sempre la stessa. A un certo punto, verso mezzanotte, prendeva una piega inaspettatamente sexy: la presentatrice si sfilava la maglietta con aria scocciata e restava tette al vento, continuando con voce piatta a rispondere alle telefonate. Unica variante documentata: una mattina il presentatore era uomo, non si sfilava le mutande né altri indumeti, ma la domanda era: "marche di auto che non contegono la lettera a". Meriterebbero un Telegatto per la fantasia…

Ieri abbiamo trascorso una giornata piacevolissima, in compagnia di amici storici, al lago di Vico. Non ci ero mai stata, ma il posto è molto bello e anche fresco, il che non guastava, viste le temperature di ieri. Meryem, che sfoggiava per l’occasione una salopette jeans da gita, ha dormito per tutto il viaggio ed è stata addirittura angelica per tutta la giornata. Sonnecchiava, in carrozzina o in sdraietta Ikea, oppure giocherellava tranquilla. Non un frizzo, non un pianto. Sembrava finta. Ciò ci ha consentito di godere appieno di tutti i confort dell’area pic-nic attrezzata e dell’ingente equipaggiamento aggiunto da Marta, che festeggiava il suo compleanno. Per cui abbiamo, più o meno nell’ordine:
1. occupato tavoli e postazione barbecue, stile famiglia Brambilla, con un numero imprecisato di borse termiche e pacchi di dimensioni variabili
2. acceso il fuoco (soprattutto Nizam) e montato l’amaca
3. allestito l’aperitivo a base di: prosecco, salamino, cetriolini con e senza senape, olive ripiene, patatine
4. mentre un drappello faceva il bagno (io no, dovevo allattare e non c’era una doccia a portata… unico rimpianto), si è preparato l’antipasto di bruschette assortite
5. sgargarozzato un pranzo pantagruelico con arrosticini di pesce, di bovino, di ovino, di pollo e salsiccia (la busta delle salsicce alla fine è rimasta intonsa: a tutto c’è un limite…)
6. giocato a ogni sorta di gioco, sedentario e non: calcio, twister (ve lo ricordate??? per me è stato un vero tuffo nel passato remoto), Tabù…
7. festeggiato la festeggiata con spiedini di frutta caramellati e spumante
8. sorseggiato litri di caffè, sempre all’ombra degli alberi
9. concluso la giornata (all’alba delle 20!) con una furibonda sfida a calcio, a cui purtroppo non ho potuto partecipare perché dovevo fare da schermo con il mio corpo per salvaguardare l’incolumità di mia figlia. Ah, come sono eroica…
Ecco il nuovo passeggino per Meryem, regalo della zia Serena con il contributo di nonna Franca! Dovrà aspettare di crescere un po’ per usarlo, ma nel frattempo vedrò di procurarmi anche il suo ovetto, in modo da facilitare gli spostamenti in macchina. A una prima apertura sembra molto pratico e maneggevole. L’unico inconveniente è che, non avendo acquistato il trio completo (a me la navicella non serve), non era disponibile l’ovetto e va ordinato, non prima del 10 settembre. Vorrà dire che pazienteremo! Comunque adesso anche quella "voglia di nuovo" che potevamo avere è stata appagata…

Cara Casa Editrice Rizzoli, a cui ho appena devoluto 18,50 euroni per un libro, potreste cortesemente la prossima volta pagare un povero disgraziato qualunque per rileggere le bozze? Perché uno rosica un po’ ad aprire un libro dall’aria vagamente lussuosa ed imbattersi subito in un orrendo e vistosissimo errore di stampa! Orsù, persino i laureandi imparano a cambiare il/la font, se necessario… GRRRR
C’è una cosa che ho pensato quando ero in vacanza e tutto sommato mi va di scriverla, sperando che nessuno mi fraintenda. Sono rimasta molto colpita per la notizia dell’incidente in cui ha perso la vita una bambina di tre mesi, vicino Castelvolturno. Non riesco nemmeno a immaginare cosa proverei se qualcuno, mettendosi al volante sotto effetto di droga, mi portasse via Meryem. L’assassino, un liberiano in attesa di giudizio per questioni di traffico di stupefacenti, è dunque assolutamente ingiustificabile, sia chiaro. Capisco che, comeriportavano i giornali, lo zio della vittima fosse dispiaciuto nel sentire che non era nemmeno in pericolo di vita. E’ un brutto sentimento, ma lo capisco e per un attimo anche io ho pensato che era ingiusto.
Ma mi chiedo: come facevano a viaggiare in una Fiat Punto, oltre alla neonata, i genitori, le due sorelline di due anni e mezzo e 5 anni e una cuginetta di 16 anni? Noi con la Tipo a stento entriamo in tre… Ne deduco che, in autostrada, la famiglia ritenesse opportuno viaggiare senza seggiolini e altri dispositivi di sicurezza. Questo mi fa riflettere molto sull’atteggiamento di noi italiani, pronti a commuoverci coralmente per le tragedie, ma molto molto meno disposti a prevenirle con un comportamento corretto e sicuro – che forse in questo caso non sarebbe servito comunque, lo ribadisco.
Eccoci di ritorno! Nove giorni di ozio purissimo in albergo pensione completa (!) nei pressi di Grosseto. Nulla da fare a parte dormire, mangiare e stare spaparanzati. In parole povere, abbiamo provato per un po’ la vita di Meryem e, nulla da obiettare, è certamente una gran figata. Non mi sorprende che mia figlia abbia il sorriso facile… Abbiamo persino concluso il soggiorno con una gita culturale a Siena e all’abbazia di S. Galgano a vedere la spada nella roccia, o almeno una delle varie. (Piccola digressione: in una vetrinetta ci sono le ossa di due cattivoni che avevano tentato di strappare dalla roccia la spada lì conficcata dal santo e che, come recita il cartello sottostante la vetrinetta, sono stati poi squartati da “lupi amici di S. Galgano”. La vetrinetta peraltro era coperta da un bel drappo viola, forse perché le reliquie delle braccia strappate con relativa mano rattrappita erano in effetti un po’ impressionanti…).
Nizam ha suscitato ammirazione e invidia in tutte le madri presenti, esibendosi nella sua migliore interpretazione di padre a tempo pieno. Un po’ troppo disinvolto magari (la bimba ha rischiato più volte il congelamento e l’ustione, almeno secondo i comuni standard delle mamme civilizzate), ma faceva la sua porca figura. Io cercavo di darmi un tono spingendo la carrozzina (vuota) e tentando di fare batture spiritose – in genere fraintese. La socializzazione, diciamocelo, non è il nostro forte. O forse l’ambiente non ci si confaceva…
Comunque Nizam si è fatto prendere dai complessi di inferiorità perché la carrozzina PegPerego di Meryem, che ci era sempre parsa molto dignitosa, stava ai mezzi di trasporto degli altri bambini presenti come la nostra Fiat Tipo del 1994 stava agli scintillanti SUV Mercedes che affollavano il parcheggio. Morale della favola: ora ritiene urgente l’acquisto di un passeggino nuovo fiammante e debitamente accessoriato… Sabato prossimo è previsto un giro esplorativo. Se intanto avete consigli per gli acquisti sono ben accetti.
Qui trovate un po’ di foto delle vacanze:
Le nubi nere si addensano sulla nostra testa e noi, tra qualche ora, saremo in strada per la prima vacanza di Meryem. Abbiamo bagagli sufficienti per due mesi di trekking in Nepal. Quindi vi annuncio ufficialmente che il blog è chiuso per ferie fino al 19 agosto.
P.S. Giusto per farvi morire di curiosità: ieri Meryem ha ricevuto una lettera personale dal sindaco Veltroni, dove le si dà ufficialmente in benvenuto a nome di tutta la città di Roma. Che fatica essere madre di una VIP…
Oggi voglio dedicare un pensiero a suor Maria Teresa, una mia collega che è morta ieri. Non era facile lavorare con lei, bisognava tenere conto di tante fragilità emotive che cercava di mimetizzare (malamente) con un atteggiamento un po’ aggressivo e geloso. Ma non si poteva non apprezzare la dedizione e la buona fede con cui una donna estremamente sola, che non ha goduto di molte soddisfazioni, si è dedicata per anni al servizio dei rifugiati. Mi commuoveva, spesso, proprio la sua insicurezza e la gioia semplice che dimostrava quando veniva apprezzata. Quel che più mi colpiva in lei, spesso tanto severa nei giudizi, era la solidarietà totale e a volte addirittura rabbiosa che dimostrava verso le donne sole, le ragazze madri, le vittime di violenza. Credo che in silenzio abbia fatto molto specialmente per quelle rappresentanti della femminilità ferita, al di là di qualunque moralismo.
Credo che l’ultimo anno per lei sia stato un vero calvario, fisico e emotivo, e non posso che dispiacermi per non essere stata capace di esserle più vicina. Lei che tante volte aveva organizzato le "merende in ufficio", ultimamente non lo faceva mai. Noi pensavamo non ne avesse più voglia, ma credo che fosse così solo in parte. Confesso che l’ultimo giorno che ho lavorato, prima della maternità, mi sarei aspettata di vederla arrivare con la pizza bianca calda e qualche torta rustica. Volevo che mi facessero una festicciola, come usava, anni fa, per i compleanni dei colleghi. Non l’ha fatto e ora penso che fosse anche perché da tempo le sue condizioni di salute non glielo permettevano, oltre che per l’amarezza, condivisa da tutti noi, per un bel clima che si è perso da tempo. Mi ha chiamato dopo la nascita della piccola per farle gli auguri. Questa sera, oltre ogni rimpianto e rabbia per la solitudine in cui deve aver trascorso i suoi ultimi giorni, voglio ricordare le volte che abbiamo riso insieme, anche con Filippo e Emanuela. Mi piaceva farla ridere e mi dispiace davvero di non avere più occasione di farlo.

Ed ecco a voi la belvetta in tutto il suo splendore…
Piccola aggiunta seria, riferendomi all’ultimo post di Slim sulla depressione post-partum. Non è che io veda tutto nero, ma delle belle chiazze grigio scuro mi si parano davanti mio malgrado… Mi accorgo di essere diventata ipersensibile ai commenti stupidi e di essere ferita molto, molto più del ragionevole dal confronto con le altre. Certe frasi di mia sorella ("Certo, noi potevamo fare viaggi lunghi perché Giulia era buona…"), dette senza la minima intenzione malevola, mi torturano per giorni. Perché se Meryem "non è buona" (in realtà è buonissima, secondo me) è perché io non sono una buona madre, questa è l’implicazione che ci leggo. Oggi un perfetto sconosciuto si è precipitato fuori da un negozio per urlarmi con aria isterica che la bambina aveva un piedino messo male nel marsupio. Il che certamente era vero, a volte mi capita di non accorgermene. E se mi capita di non accorgermene è anche perché Meryem di solito non fa un fiato – e dunque non è dilaniata da atroci dolori,evidentemente. Io, che stavo parlando al telefono (altra orrenda colpa, evidentemente), ho fatto un segno di assenso al benefattore dell’umanità e mi sono seduta su una panchina, apprestandomi a sistemare il piede della piccola. Ma il nostro, sempre più ansioso, ha continuato a strillarmi nelle orecchie: "L’ha VISTO??? Ha VISTO che la bambina è messa MALEEEEE???? Così le fa MALEEE…". Ho dovuto chiudere la telefonata e rassicurarlo sull’efficienza del mio udito. Non dico che io non avessi sbagliato, per carità, e lui è stato anche gentile a segnalarmelo. Ma sui modi francamente avrei molto da dire: mi sembrava che tutta la piazza si fosse voltata a vedere che genere di tortura stessi praticando a mia figlia.
O come quando la vicina, madre di due bambini abbastanza pestiferi, incontrandomi sul pianerottolo commenta: "Ma come, dici che è tranquilla? Ma se io la sento piangere TUTTA LA NOTTE!!!" Ora, si dà il caso che la vicina in questione sia stata al mare fino al giorno prima e che l’unica notte da lei trascorsa a casa Meryem avesse dormito dalle dieci di sera alle sei di mattina. Certo che ogni tanto piange, non ha neanche due mesi. Ma certo non tutta la notte e, ancor più certo, lei non può saperlo. Risultato: invece di fregarmene come dovrei, mi ritrovo anche a farmi le paranoie che forse sto disturbando i vicini!!!
Non so quindi se posso dire di essere depressa. Certo è che non riesco a reagire con il buon senso che in altre circostanze avrei. E questo mi dispiace sul serio.