Il "memo al 17/04/07" redatto da Berardino comprende 50 voci. Era un po’ che non ci presentava queste liste di cose da fare, meticolosamente divise in sottopunti, che sono allo stesso tempo ansiogene e rassicuranti. Rassicuranti perché il caos indistinto del "casino di cose da fare" viene suddiviso, sminuzzato, ordinato e ripartito tra le persone (tre) coinvolte. Come nei miti delle creazioni del Vicino Oriente, quando il corpo informe del mostro del caos viene abbattuto e tagliato in tanti pezzetti, ciascuno al suo posto. E alla fine, non senza una fatica della madonna, la testa del mostro diventa la montagna, gli occhi sorgenti, la pancia cielo… No, non sono matta. Non sono nemmeno ubriaca di Coca Cola Light. Sto solo dandovi un libero adattamento del mito babilonese di Marduk e Tiamat, interpretato in chiave di organizzazione aziendale.

Morale della favola: il lavoro è davvero tanto, tantissimo. Ma è stato bello, dopo tanto tempo, ritrovarsi insieme, noi tre colleghi, a fare una riunione fiume a carattere… cosmogonico. In cui sono emerse tante difficoltà e più di un interrogativo angoscioso – e irrisolto. Ma c’è stato modo anche di ridere insieme della sequela di sfighe che ci troviamo ad affrontare, fermo restando che noi speriamo che ce la caviamo anche stavolta. Dico dico, ma alla fine ci sono delle cose del lavoro che mi mancheranno. Un promemoria: quando sarò travolta dall’oceano primordiale delle cose da fare per la bambina, la tecnica di Berardino di fare una bella lista dettagliata e spuntarla via via potrebbe essere una tecnica per esorcizzare l’angoscia (se non la fatica).


13. Mancano solo 13 (tredici) giorni lavorativi al momento in cui lascerò per un bel po’ questa scrivania. Aggiungiamo che di questi 13 due saranno abbreviati da visite mediche e dall’ultimo appuntamento del corso pre-parto. Ci si può stare.

La settimana lunga è finita, oggi inizia quella corta. Che ho inizato in modo soft e che avrei abbastanza intenzione di continuare piuttosto rilassata. Ho necessità di decomprimermi dalle scadenze di quella scorsa. E poi in vista c’è la partenza per Pavia.

Ieri pomeriggio, così, non programmata, si è verificata una piccola rimpatriata di amici che non vedevo da tempo. Prima una è passata per farmi rivedere una traduzione che aveva fatto. Poi il pomeriggio è evoluto con l’arrivo di altri due (che mi portavano un regalo di Natale!!!) e poi si è scivolati verso una cenetta improvvisata. Mi ha fatto piacere fare due chiacchiere.

Oggi stare seduta alla scrivania è piuttosto faticoso. Credo che Meyem abbia i talloni conficcati sul mio diaframma. Avrei voglia di allungarmi e farmi una pennica, questa è la verità. Mi sa che nel frigo dell’ufficio è rimasta della Coca Cola light. In genere mi fa schifo, ma quasi quasi…


Ispezione brillantemente superata! Gli auditor in realtà erano precisi, ma affabili, più o meno miei coetanei. Comunque è andata. un po’ di tensione tipo esame universitario l’ho provata, ovviamente. Ma adesso ci sono talmente tante altre cose da fare che bisogna archiviare il tutto e passare oltre.

La settimana prossima, in compenso, sarà decisamente corta: lunedì mattina preparazione al parto, seguita da riunione fuori ufficio (e dunque alla luce del sole… per chi non lo sapesse la mia postazione di lavoro è sotto terra) su argomento un po’ più creativo del solito (realizzazione di un video). Da giovedì sarò a Pavia, dove presiederò al convegno degli Orientalisti e avrò anche l’occasione di incontrare una streghetta e i suoi genitori. Ottimismo, insomma. E anche aprile lo stiamo consumando….


Ho completato 2 giorni su 5 di una settimana lavorativa ai limiti della realtà (mi toccherà lavorare anche sabato). Domani sarà la prova più dura: ispezione della Regione Lazio alla sede formativa, io avrò l’onore di essere il "funzionario deputato per irapporti con gli auditor". Gli auditor! Che mostri sono? Sembrano usciti da un film di fantascienza, o al limite da un libro di Harry Potter. In serata, per non farsi mancare nulla, formazione dei volontari del Centro Astalli sui progetti di riabilitazione di vittime di tortura: iscritti 170. Se va bene, starò fuori di casa 13 ore filate.

Ho deciso alla fine che a Pavia ci andrò. Fosse solo per prendermi tre giorni da pausa dal lavoro, che continuerà a questo punto fino al 10 maggio. Se tutto va bene, naturalmente. La scaramanzia non è mai troppa…

L’ecografia, che emozione


Commentiamo il commento di Panz, che delle ecografie scrive “sono sempre momenti così belli”. Nella mia esperienza, le ecografie sono belle specialmente quando finiscono. Per il semplice motivo che mi tolgo il macigno di ansia che mi accompagna piacevolmente nelle ore precedenti. Io non so se questo dipenda dal mio ecografo (ecografista?), che verbalizza l’esperienza in forma di checklist di sfighe da escludere una dopo l’altra. O forse anche dalla Meryem, che ha maturato una profonda avversione per la strumento (e forse anche per la persona che lo usa) e dunque oppone strenua resistenza. La scena dell’ultima volta è stata la seguente: il dottor R. cerca per 20 minuti di puntare l’affare sulla testa della pupa, che si divincola e si sposta di continuo (incidentalmente, massacrandomi di calci/gomitate/testate); il dottor R. la insegue, scavando sempre più a fondo nella mia pancia, il che, abbinato all’attività motoria della fanciulla, non è esattamente la cosa più piacevole che abbia provato negli ultimi mesi. Segue commento, assolutamente superfluo: “Sa, si muove”.

Comunque ne siamo uscite vive anche questa volta ed è sperabile che sia l’ultima volta che incontro il dottor R. Il responso è che ila piccola ricerontessa pesa ben 1, 9 Kg, sta benissimo e per il momento è a testa in giù e schiena verso l’esterno (ma sulla sua ubicazione finale il dottore pareva alquanto scettico, visto quanto si muove). Per il momento non si è strangolata con il cordone (il dottor R. ha sempre un modo così rassicurante di formulare le cose…). E’ di coscia lunga (femore 6,1) e pesa quanto una bambina di tre settimane di più (o due: il dottor R. resta convinto che io sia alla fine della 30° settimana e non alla fine della 31°, perché così aveva deciso ai tempi dell’ecografia morfologica. Io ho osservato che magari, viste le dimensioni, potrebbe semplicemente essere nei tempi. Lui lo esclude: dice che è piccola di età, ma alta e grassa).

Il padre, da parte sua, dopo aver recuperato in corner uno scivolone che gli sarebbe stato rinfacciato per la vita (si era dimenticato dell’appuntamento e a 30 minuti dall’eco stava ancora lavorando… Come abbia fatto in 25 min a smettere di lavorare, arrivare a casa, fare una doccia, cambiarsi, raggiungere lo studio medico e trovare parcheggio resta un mistero. Ma l’ha fatto), si è semplicemente convinto che Meryem farà la modella e manterrà noi e tutta la famiglia curda rimasta in patria.

Reload


Sto per tuffarmi in una giornata intensissima, che spero mi distragga dai pensieri negativi della sera e della notte. Non sto neanche a raccontarveli, perché già ora mi paiono inconsistenti. Mi hanno solo lasciato un gran mal di testa. Che spero che mi passi con un po’ d’aria fresca. Alle sei ho l’ecografia. Sarà per questo che sono così nervosa?

P.S. I lettori più attenti noteranno qualche piccola censura nei post precedenti. Diciamo che ho deciso di dare una seconda possibilità a qualcuno. Mi pare il minimo, visto che io di seconde e terze possibilità mi avvalgo di continuo…

Ikea


Fine settimana tutto Ikea. Ci siamo andati ben due volte, per un totale di circa cinque ore, e abbiamo passato il pomeriggio di ieri dediti alla nobile attività del montaggio. Comunque, ecco i risultati. Il divano ora si presenta così (la fodera originale, per chi fosse curioso, costa 99 euro):

E’ stato ulteriormente ricoperto da copriletto Indira in offerta all’angolo occasioni (euro 6, acquistato in azzurro e beige). Mi sono sentita veramente la mia prozia che copriva il salotto buono, impedendoci per tutta la vita di scoprire il colore originale dei divani e delle poltrone, ma dati i prezzi questa opzione mi è parsa preferibile a comprare una fodera di ricambio… Insomma, la borghese che è in me viene prepotentemente alla luce.

Non paghi, abbiamo provveduto a rimpiazzare il mobile TV, facendo sparire per sempre il groviglio informe di cavi che aveva ormai colonizzato un buon 3% della superficie del salone. Abbiamo acquistato una combinazione Bonde che, se fosse un cruciverba della settimana enigmistica, si potrebbe definire per “più che abili”. Non ho mai visto un montaggio così complicato. Trattasi, per la precisione, di questo (a parte la TV, che resta il MIVAR compagno di mille battaglie)

 con l’aggiunta di un pezzo aggiuntivo di sopra tipo libreria, che per qualche motivo non esiste nel catalogo on line – ce n’è solo uno molto più scrauso del nostro. Il vero tocco di classe è stata la combinazione con due ante a contrasto – quelle marroni sono uscite per sempre dalla produzione! – rinvenute a soli 5 euro (invece di 40 l’una) nel mitico angolo occasioni. L’effetto è un po’ particolare, tipo caffellatte, ma a me non dispiace. Certamente così lo abbiamo solo noi…

L’operazionedel montaggio ci ha consentito di scoprire nuovi inaspettati talenti (miei). Forte dell’esperienza del montaggio della libreria Billy (solo un elemento su quattro è stato montato correttamente al 100%, a causa dell’impazienza del montatore, che sosteneva che il procedimento era ovvio e pertanto sprezzava i sadici foglietti illustrativi), mi sono dedicata all’interpretazione minuziosa di tutte le 72 fasi (34 per il pezzo di sotto, 24 per quello di sopra, 14 per le ante), esponendole poi con voce pacata e rilassante a Nizam, onde evitare che esplodesse in improperi contro l’intera nazione svedese ogni volta che l’insostituibile chiodino 10108655 con capocchia di plastica, contenuto nella busta in esemplare unico da collezione, cadeva a terra rimbalzando artisticamente sotto il divano Ektorp.

Ne siamo venuti a capo in un pomeriggio intero, ma ne siamo venuti a capo. E la cameretta, diranno i miei piccoli lettori? Ancora nulla. Ma Nizam ha visto dei mobili del bagno che lo attirano…


Piccola doccia fredda: la fodera del divano costa un accidente! Mi è stato segnalato un sito svedese fantastico che ne vende alcune davvero carine (www.bemz.se), ma i prezzi sono davvero proibitivi. Mi piace tantissimo questo

 

ma posso spendere più di 260 euro solo per una fodera??? Nel weekend facciamo un salto all’Ikea, giusto per verificare se lì si trova qualcosa (il catalogo è singolarmente oscuro in merito alle fodere sfuse) e se sì quanto costerebbe. Nizam mi ha ricordato che c’è sempre la soluzione stoffa+mia mamma, che non sarà un designer svedese, ma che certo qualcosa riuscirebbe a inventarsi.

Per quanto riguarda il mangiare seduti a terra, una precisazione: l’ho fatto varie volte e mi piace molto, ma francamente non so se mi sentirei di immaginarla come unica soluzione in una casa…

Un’ultima nota: ieri il mio capo ufficio mi ha spiegato che il vero trauma del parto non è quello della donna, che a stento secondo lui se ne accorgerebbe, ma quello dell’uomo (lui, in particolare) che vi assiste. Non c’è da stupirsi più di nulla!


Ecco a voi l’ultimo colpaccio di Nizam. Si è fatto regalare dal suo capo questo fantastico divano letto con rete matrimoniale. Manca solo la fodera e non è stato mai usato (il materasso è ancora nella busta sigillata). Dalla foto non si vede, ma ci si sta seduti comodi in tre. Tutt’altra storia rispetto a questo,

che potrebbe vincere il premio speciale per il divano più scomodo e il letto più macchinoso da tirare fuori. Attualmente il futon è stato parcheggiato davanti alla porta, in attesa di capire che farne. Se qualcuno si sta facendo l’idea che stiamo divagando dal nostro obiettivo principale, che dovrebbe essere la cameretta di Meryem, direi che ha perfettamente ragione. Ma Nizam comincia a intravedere la possibilità di rendere il soggiorno qualcosa di più simile all’idea che lui ha di casa e credo sia determinato a non lasciarsela scappare. Ieri mi suggeriva di far fuori il tavolo e le sedie per far spazio altri divani, con tappeto in mezzo. "Ma poi dove magiamo?", ho obiettato. "Per terra", ha ribattuto. So che non scherza e che forse a casa sua non sarebbe così strano (anche se poi tutte le cucine sono abitabili, a differenza della mia, e ben dotate di tavoli e altre superfici di appoggio). Ma mia madre ottantunenne accovacciata sul tappeto non so perché ma non ce la vedo. E io stessa, specie in questo momento, avrei qualche difficoltà.


Il bilancio del weekend è stato più che soddisfacente. Venerdì siamo andati a cena da una coppia simpatica, con un bambino di circa 10 mesi di quelli che incoraggerebbe alla maternità anche la femmina più riluttante: socievole, vivace ma tranquillo, a suo agio con chiunque. Ci ha dato soddisfazione, senza peraltro monopolizzare la nostra attenzione – a tratti giocava tranquillo nel box e a un certo punto è andato a dormire senza quasi battere ciglio. Confesso di essermi sentita rincuorata dal vedere, ancora una volta, che dimestichezza e disinvoltura abbia Nizam con i bambini: allenato da decine di nipoti, si può dire che avere un bambino in braccio gli faccia apertamente piacere. A differenza di me, si proponeva con assoluta disinvoltura di trastullare Simòn e anche quando il bambino stava del box si scambiavano boccacce e risatine. La conversazione è proseguita per tutta la serata su due canali paralleli o quasi (uomini in turco, donne in italiano), ma con sporadiche interferenze reciproche abbastanza divertenti. Non ci samo neanche sentiti dei marziani a togliere il disturbo poco prima delle 11: noi eravamo stanchi, ma loro di più!

Sabato la torta dal nipote è stata un po’ stressante e infatti in serata l’umore ne ha risentito un pochino. Poi ci siamo visti la partita Grecia-Turchia, che devo ammettere che era piuttosto vivace: prima la Grecia è passata in vantaggio, poi il risultato si è capovolto per 1-4 a favore dei turchi. Ho trovato piuttosto interessante la valenza che questo match aveva per i greci e per i turchi: nello stadio la tensione si tagliava col coltello e vari striscioni facevano esplicito riferimento ai trascorsi bellici, neanche tanto lontani. Però bisogna riconoscere che la partita è stata giocata con un certo fair play e alla fine l’allenatore turco ha esortato i suoi giocatori a salutare il pubblico, che sebbene un po’ a denti stretti ha applaudito alla prova sportiva (i turchi avevano davvero giocato bene, con un paio di reti dalla distanza discretamente spettacolari). Da parte di una squadra che si era illustrata l’anno scorso per aver pestato la squadra svizzera negli spogliatoi (e per questo ha avuto il campo squalificato anche a questi europei) mi è parso un bel segno di progresso. Comunque i telegiornali turchi mostravano scene di tripudio collettivo degne di una vittoria ai mondiali, in tutte le città del paese: caroselli, fuochi d’artificio, danze fino all’alba, gente che saltava sulle macchine… Il calcio è davvero l’oppio dei popoli.

Ieri, domenica di blocco del traffico, da bravi cittadini europei (o quasi…) abbiamo visitato gli stand dell’Eurovillage ai Fori Imperiali. Abbiamo raccolto una quantità spaventosa di depliant di dubbia utilità (ricette svedesi, fauna dei parchi sloveni, corsi di francese nel mondo e via così), qualche gadget della Presidenza del Consiglio dei Ministri (matite, portachiavi, penne, fermacarte) e una piccola scorta di caramelle mou gentilmente offerte dall’ambasciata polacca (gli unici che offrivano qualcosa di commestibile). Per questo i polacchi sono svettati al primo posto nella nostra graduatoria degli stand: anche i tedeschi avevano uno stand carino (ma regalavano i palloncini solo ai bambini), mentre decisamente bassi in classifica sono risultati i greci (stand completamente vuoto), i finlandesi (apprezzabili i pannelli sulla Finlandia nella cartografia antica, ma stand deserto), gli spagnoli. Insomma, mattinata di puro cazzeggio con il sole che faceva capolino tra qualche nuvolone, completata da passeggiata fino a Termini e relativo kebab in un posto nuovo (un po’ deludente, a dirla tutta). E’ stato carino tornare a casa, farsi un tè e smistare la mole di materiale racimolato nei vari mucchietti: "da buttare subito", "da conservare", "da passare a… (amiche/sorelle/nipoti)". La sera ci siamo visti la Guerra dei Mondi in videocassetta, insomma impegno intellettuale zero spaccato.

L’altra bella notizia è che ho compilato una lista di oggetti rimediabili da amiche, sorelle e conoscenti occasionali e la mia ansia (che era stata acuita da una spaventosa dimostrazione su passeggini e carrozzine a cui avevamo casualmente assistito da Prénatal ieri) si è considerevolmente placata. Sopravviveremo, oggi ne sono abbastanza convinta…