Sì sì, no no


C’è un poeta che più che ogni altro mi è caro. Si tratta di Konstantinos Kavafis. E’ comparso nella mia vita all’improvviso, misteriosamente come un amico specialissimo che mi ha regalato le sue poesie, prima di sparire in un’altra dimensione. Come lui, ha saputo stabilire con me una vicinanza difficile da razionalizzare. Però siccome le poesie da allora le ho sempre avute con me (a differenza dell’amico), le ho potute usare come lente per leggere alcuni passaggi della mia vita e della vita della mia anima. Mi piace anzi pensare che per questo mi siano state regalate.

Questo è un periodo di dubbi, di scelte e di non scelte. Ieri sera, improvvisamente, mi sono tornati in mente questi versi.

Arriva per taluni un giorno, un’ora
in cui devono dire il grande Sì
o il grande No. Subito appare chi
ha pronto il Sì: lo dice e sale ancora

nella propria certezza e nella stima.
Chi negò non si pente. Ancora no,
se richiesto, direbbe. Eppure il No,
il giusto No, per sempre lo rovina.

Mi fa sempre pensare, questo “giusto No”.  Può essere giusta una scelta che rovina per sempre? Giusta rispetto a cosa? Giusta moralmente? Ma non sembrerebbe neppure questo. Chi sente di essere nel giusto moralmente mi sembra di riconoscerlo nella descrizione di chi dice Sì, forte della “propria certezza” e della “stima” altrui. Oggi, per la prima volta, mi pare di capire che il No non è dettato dalla legge, dalla morale, dal bene più alto. Non è il No di Antigone. E’ piuttosto il No di chi è conscio dei propri limiti, che non riesce nemmeno a spiegarli e che si lascia guidare da altro (non sa nemmeno lui bene cosa). Non se ne pente, ma è indubbiamente una scelta più difficile.