Eureka!


Disclaimer: questo è un post di servizio e un po’ tanto donnesco.

La questione mi era sempre stata posta nei termini sbagliati: anche nei post più dotti e illuminati, come questo, ogni volta che si parlava dell’uso  dell’oggettino caliciforme detto coppetta, lo trovavo abbinato ad altri ecologici ammennicoli qualificati come “lavabili”, fossero essi pannolini o assorbenti. Vi confesso che la mia coscienza ecologica cozza violentemente contro la mia a-casalinghitudine. Lavare più di quanto normalmente la sopravvivenza mi costringa già a lavare? No, grazie. La mia abnegazione non solo non arriva a tanto, ma non ci si avvicina nemmeno.

Poi, potenza dei social network, mi sono trovata non so come (cioè, lo so benissimo, ma un po’ mi sono sentita travolta lo stesso) in un gruppo su Facebook in cui i toni erano ben altri. Cioè, va benissimo il verdino della coscienza ecologica. Ma ho trovato una gamma di tinte ben più ampie: dal prugna fashion, al glitterato… Scherzi e futilità a parte, due sono stati gli elementi aggiuntivi che mi hanno portato a considerare per la prima volta la possibilità di convertirmi alla coppetta: il risparmio (mica da ridere) e, soprattutto, la comodità. Insomma, non avevo mai immaginato che questa alternativa potesse essere molto più pratica della tradizionale. Ma quando dico molto, intendo proprio molto. Ora che l’ho provato, posso testimoniarlo direttamente.

Quindi capisco che l’argomento si presti a una certa comicità, come insegna la brava Littizzetto (forse ricorderete un suo storico intervento sul tema) e, più di recente, la mitica Elasti e l’estroso Queen Father. Ridiamoci pure su, possibilmente entro i limiti del buon gusto. Però, donne, non limitatevi a ridacchiare e a fare le spallucce. E’ un’alternativa, caspita se lo è. Tanto da indurmi a fare un pensierino malevolo: perché non l’ho mai vista pubblicizzare? E non ditemi che l’argomento non si presta, perché pannolini, tamponi, assorbenti di ogni forma e dimensione, leggeri come petali e impalpabili come batuffoli ci tengono compagnia costantemente dagli schermi, attraverso le più ardite metafore. Si pubblicizzano i medicinali per la diarrea e le colle per le dentiere, per non parlare della carta igenica (anch’essa solitamente non mostrata nel suo uso più proprio). Sarà mica perché questa costa una ventina di euro e poi non compri più nulla?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: