Aura

In tempi ormai abbastanza remoti, un maestro di yoga indiano mi ha letto l’aura. Beh, se mi vedesse oggi mi direbbe che la mia aura è grigia. Stasera ho le batterie scariche. Prima del tempestivo turno di corvée da vomito di Meryem (cambio pigiama, cambio lenzuola, bagnetto espresso con lavaggio e asciugatura di capelli etc), mi chiedevo: ma possibile che il lavoro io lo devo vivere come una malattia, senza dosare gli sforzi, sempre tesa a sforzi sovrumani? Ma sono davvero così drogata di approvazione che appena qualcuno sminuisce giusto un pochino il mio impegno io piombo nella depressione più cupa? Davvero in questi anni non ho maturato nulla, non ho consolidato nulla? O non sarà, piuttosto, che compenso ogni carenza affettiva con la mia consueta sete di stima intellettuale, di successo lavorativo? Già, la banale verità è che mi sento sola. Che vorrei che Nizam mi facesse anche solo pat pat sulla testa la sera quando, morto di stanchezza, arriva a casa. Ma allo stesso tempo capisco che anche lui, in questo momento, avrebbe bisogno di qualcosa del genere. E allora cerco almeno di non mordere, che di morsicate certamente non abbiamo bisogno.

5 thoughts on “Aura”

  1. Io e Luca abbiamo fatto un periodo così l’anno scorso: sempre di corsa, a cercare di far entrare tutto nel calderone, a cercare di far quadrare i conti temporali.
    Ad un certo punto, mi sono resa conto che quasi non ci guardavamo in faccia, presi da tutto il resto. Mi sono "imposta" qualche tenerezza in più al posto del "ciao". E mi è sembrato che, anche se si tratta di davvero poco, tutto sia andato un po’ meglio.
    Non che andasse male, ma rischiava di, secondo me.

  2. Ciao Chiara! Qualche tempo fa..ma insomma! La mia nozione del tempo  è diventata sempre più scandita da falcate fasiche sempre più archeologiche. Cioè  la minuzia dello scorrere dei minuti,delle ore ,delle scansioni apparentemente pignole e imposte dall’esterno del tempo,a furia di essere sottovalutate mi hanno portata a vedere la bimba da neonata a voltata verso di te sorridente sotto il sole .Prima presentata a tutta lista tramite Flickr,con tanto di tubicini sulle tue braccia( e non ti chiedo i modi della nascita..ma pare che il democratico stile applicato al servizio di chiunque non funzioni in scelte cruciali quali sanità e istruzione prescolastica,giacché  altrimenti si è oppressi dagli argomenti e le insinuazioni di un personale prepotente che s’aspetta di trovare chi sa quali corpi e menti malleabili e da non rispettare nell’autonomia di comportamento ).E ora con già alle spalle il cambio di classe  all’asilo. Forse al cambio era triste perché voleva mantenere gli amichetti e le amichette precedenti. Cioè voleva creare delle sue relazioni.
    Non potendo si inserisce nella tua con suo padre.
    E’ strano essere così indipendenti e poi dovere ritrattare in una relazione e con un figlio. Invece di commentare solamente,anche il padre dovrebbe interressarsi più attivamente di cosa soffre la bimba.
    Ma forse è un’implicita assegnazione di compiti.Per alcune donne comincia con i primi approcci relazionali,per altre in una relazione in cui emergono i lati dei ruoli di genere resi impliciti dall’infanzia al cospetto di un figlio,e al cospetto reciproco dell’altra persona con cui lo si ha,e già quando ci si trova in casa con un’altr persona adulta.Ci sono uomini che danno per scontati certi comportamenti allorché convivono.Anche senza relazioni sentimentali.E certe donne che danno per scontate certe reazioni,o certi modi ,come il rinunciare ad avere una vita propria,il mettersi da parte nel mondo delle amicizie dell’uomo con cui sono in relazione. 
    Riflessioni a parte,ti saluto con un :
    In bocca al lupo!

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