Tra ieri e oggi sono arrivata a questa meditazione profonda: il tempo della gente (e dunque anche il mio) ha un valore. A volte è più facile monetizzarlo: il tempo di una babysitter, di una collaboratrice domestica, di un consulente, di un commercialista, di un avvocato e simili è, solitamente, quantificabile in cifre precise. Nessuno si sognerebbe, ad esempio, di chiamare una babysitter per 10 ore per essere sicura che la tua commissione di 30 minuti sia adeguatamente coperta. Non sto, evidentemente, parlando del tempo libero che persone più o meno libere di scegliere (eh, ci sono traoppi obblighi di famiglia, di convenienza, di abitudine per non metterci un "piùo meno") decidono di condividere. Ma di tutto il resto sì.

Se c'è una cosa che ho imparato al Centro Astalli è il rispetto per chi coinvolgiamo nelle occasioni pubbliche, tipo convegni, seminari, corsi di formazione, etc. E' vero, la partecipazione a queste occasioni è per lo più una libera scelta di chi interviene. Ma a noi spetta il dovere di utilizzare il tempo che ci viene dedicato nel miglior modo possibile. Puntualità, innanzi tutto. Scaletta realistica (e dunque inferiore di circa 1/3 rispetto al tempo a disposizione), pensata con il debito anticipo e condivisa con tutti i relatori (che sapranno così per tempo quanti minuti potranno utilizzare). Se necessaria, moderazione competente e decisa. Ma, soprattutto, organizzazione di tutte le piccole cose che non sono così "di concetto", ma sono necessarie. Sopralluogo, verifica del funzionamento delle attrezzature della sala (mai dare per scontato nulla), studio della logistica (chi si siede dove, chi accende e spegne le luci, chi si occupa di accogliere gli ospiti, chi pensa alle foto…). Gli interventi si preparano (non necessariamente per leggerli, per carità: ma si pensano con accuratezza), i Power Point si provano (e, vi prego, si caricano in anticipo sul computer in uso: perché costringere tutto il pubblico a vedere i relatori che ravanano nelle pennette, aprendo files a casaccio?).

La puntualità agli appuntamenti è sempre stata il mio pallino, lo ammetto. Mi viene più facile relazionarmi con persone che hanno la mia stessa attitudine (con il rischio, come mi capita con Nizam, di accumulare anticipi su anticipi). Ma una cosa è certa: nelle riunioni di lavoro, la puntualità non dovrebbe essere opzionale. Passi un convegno, che può e deve presupporre un certo margine tra l'orario previsto e l'orario effettivo (possibilmente non superiore ai 15 minuti). Ma iniziare una riunione di lavoro quaranta minuti dopo è un insulto.

Purtroppo nel mio lavoro ho spesso a che fare con persone che lavorano con altri presupposti. Ma non è che occuparsi di sociale, o di umanistica, significa che bisogna essere approssimativi o perdere tempo. Certo, se si fa una discussione, bisogna dedicare il tempo consono. Ma sarà sempre un tempo che si può stimare in anticipo, razionalizzare e ottimizzare. Non è detto che impostarla con lo stesso spirito di un falò sulla spiaggia la notte di Ferragosto renderà il confronto necessariamente più creativo o più profondo. E scusate lo sfogo…

2 pensieri riguardo “”

  1. Sono moooolto d'accordo con te!Quando lavoravo all'Università, prima di Dafne, mi occupavo di eventi e congressi. Ero maniacale: avevo una scaletta precisa dei tempi e persino un piano B per gli imprevisti. Me lo dico da sola, ma ho organizzato degli eventi proprio bellini. :)I ritardatari cronici sono la mia devastazione, in tutti i campi. Detesto chi mi fa aspettare. Credo che il furto più grave che mi si possa fare è proprio quello di rubarmi il tempo, perdipiù sprecato ad attendere qualcuno.

  2. Sfondi una porta spalancata! Sono abbastanza impallinata anch'io con la puntualità, soprattutto da quando non posso sforare con gli orari.Invece, in certi posti (penso alle fighissime aziende new economy di Milano), più tiri tardi e più sei figo, perché si suppone che tu sia stato superimpegnato. E si creano quei meccanismi per cui io, se inizio alle 7.45 e finisco alle 16.15 (con mezz'ora di pausa), sono una fannullona sfigata, ma se tu inizi alle 10, finisci alle 20 e fai un'ora e mezza di pausa più 200 pause sigarette, sei figo e impegnato.Non parliamo poi di quando inviti la superstar dall'Egitto e quella, oltre a farti partire lo spettacolo con un'ora di ritardo (tra i fischi del pubblico, che sarà lì per diletto ma non vuole tornare a casa all'alba), lascia andare la musica per 4-5 minuti prima di salire sul palco!

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