Parliamone

Quando faccio dei commenti su alcuni argomenti che mi stanno a cuore e poi leggo le reazioni e le risposte, mi trovo a desiderare un bel salotto accogliente, magari con un fuoco scoppiettante e una bevanda calda e speziata, dove trascorrere delle belle serate a fare discussioni lunghe e lente, sviscerando i vari aspetti di quel che si vuole dire e lasciandosi portare dal filo del discorso. Praticamente il contrario di un dibattito televisivo. Mi riprometto dunque di dedicare qualche post a spiegare come la penso, consapevole che questa forma scritta di botta e risposta non può in alcun modo sostituire l’atmosfera richiamata sopra, né lo spirito di confronto affettuoso a cui ambirei. Non voglio fare lezioni a nessuno, non potrei neanche volendo. Però credo che sia importante condividere con voi che mi leggete alcune considerazioni che nascono dai miei studi, ma anche dalla mia esperienza diretta e dalle mie amicizie.
Siccome da qualche parte si deve cominciare, iniziamo con l’islam. E, per la precisione, da un’espressione precisa: “musulmano moderato”. Credo che questo termine la dica lunga. Se c’è bisogno di specificare, si intende che un musulmano generico moderato non lo sia. Se poi consideriamo che quelli solitamente indicati come moderati sono semplicemente musulmani non praticanti, ovvero l’equivalente (a grandi linee) di un battezzato che non va in chiesa e non prega (se non addirittura un non credente), credo che l’idea media che si ha di questa religione si sia definita da sola: una roba barbara, retrograda, repressiva, da cui non ci si può che emancipare. Comunque la si pensi in fatto di credenze personali, consentitemi di dire che questa immagine culturalmente parlando è solo una gran sciocchezza, nata dall’ignoranza, dal pregiudizio e dalla cattiva (e a volte anche interessata) informazione. Con questo non intendo che non esistano persone che si definiscono musulmane e che si comportano secondo lo stereotipo suddetto. Ma vi ricordo che esistono gli antiabortisti che ammazzano i medici e nessuno attribuirebbe al cristianesimo su scala mondiale le definizioni meritate da un gruppo specifico di fanatici.
So che già qui si potrebbe discutere per mesi. Quello che intendo è che non si può attribuire a una religione, peraltro molto meno istituzionalizzata del cattolicesimo, la responsabilità di fenomeni sociali e politici complessi e differenziati, e addirittura su scala mondiale. Ribadisco che i dibattiti su quale sia la religione migliore e su quale sia il testo sacro migliore non mi interessano in generale, e certamente in questo discorso.
Perché parlo di questo quando quello che ho in mente sono invece situazioni specifiche come le rivolte in Tunisia, Egitto e Albania? Perché mi sembra che il modo in cui leggiamo la storia e l’attualità di paesi di cultura millenaria e anche abbastanza diversi l’uno dall’altro (anche se hanno dei tratti comuni) sia clamorosamente viziato dal pregiudizio sull’islam. Sarà per il provincialismo dei nostri media, che guarda al di là dei confini nostrani solo per presentare fatti clamorosi senza alcun tentativo serio di lettura o di approfondimento, scopiazzando e mal traducendo dai media stranieri (anch’essi tutt’altro che cronisti neutrali e disinteressati dei fatti)? Sta di fatto che io mi trovo a leggere (semplifico, per carità) che pur di non avere “gli islamisti” (qualunque cosa ciò voglia dire!) al potere, è certamente meglio una dittatura laica, magari militare. Come questo si concili con la nostra idolatria delle nostre forme democratiche, lo sa Dio (o Allah). Alla democrazia dedicherò un post a parte, mi pare necessario. Intanto, provate voi a vivere in un regime militare e poi ne riparliamo. Ma almeno è laico. Ah, ok. Peccato che esistano paesi dove in nome della laicità (che no, non ha lo stesso significato in tutto il mondo) si sono compiuti colpi di stato (più o meno cruenti) e si sia limitata fortemente la libertà dell’individuo, a cui noi sembra che teniamo come a un bene supremo.
Un esempio che conosco bene, la Turchia. Certo che il fondamentalismo, da sempre estraneo all’islam turco, ha guadagnato terreno. Ma molto si deve alle follie della cosiddetta laicità. In un Paese in cui il 99% della popolazione si professa di religione musulmana, fino a poco fa era vietato a una donna di indossare il velo in qualunque luogo pubblico, ad esempio l’università. Però potevano mettere la minigonna. Benissimo. Ma vietare una pratica religiosa personale è grave quanto imporla, per come la vedo io. Ora il velo è consentito all’università, così come la minigonna. A me sembra una cosa civile. Ma a noi anche questa è stata presentata come una svolta di fondamentalismo. Ahimè, il fondamentalismo è davvero in agguato. Ma non tanto in un governo che è islamico quanto l’UDC è cristiana, in un paese in cui le donne votano da prima che in Italia e la moglie del presidente, osservantissima e velata, è laureata ad Harvard o simili. Il fondamentalismo è in agguato nelle campagne povere, dove lo stato continua ad essere assente e dove è facile, con pochi soldi, comprarsi la vita e la fedeltà di persone semplici. E’ un’altra storia, che sfugge del tutto ai media – o almeno a quelli italiani.
Bisogna comunque fare delle distinzioni. La politica turca può piacere o non piacere (a me non piace granché), ma la Turchia è un sistema democratico ben affermato e sostanzialmente solido (se non fosse per i colpi di stato laici che in passato hanno sciolto partiti che avevano vinto le elezioni perché “troppo islamici”!). La percentuale dei votanti alle elezioni è spaventosamente alta, si vota con il computer e i risultati arrivano quasi in tempo reale. Esistono partiti rappresentativi delle minoranze, anche di quelle etniche che in Turchia hanno avuto e hanno vita durissima (curdi, armeni). I ministri del governo sono giovani e preparati. Ci sono delle inquietanti somiglianze con la nostra classe politica: ad esempio è emerso che il capo dell’opposizione aveva fatto sesso con una prostituta, che lo ricattava con un video. Si è dimesso ed è scomparso dalla vita politica, dopo decenni di attività, senza aspettare che nessuno lo chiedesse.
La Tunisia? E’ ancora un’altra storia. Non mi venite a dire che c’entra il fondamentalismo islamico. Ma so che mi leggono persone più preparate di me su questa situazione. Io, superficialmente, sono ammirata del coraggio e della dignità di giovani ancora disposti a mettere in gioco la vita in nome della libertà. E’ lo stesso sentimento che provo davanti ai racconti dei giornalisti camerunensi, che a 25 anni si sono fatti arrestare e torturare per non aver smesso di denunciare brogli elettorali e abusi dei loro governi. Certo, noi queste cose non le concepiamo. Qui da noi si può dire e scrivere tutto. E, aggiungo io, questo è l’unico vero motivo per cui ancora le cose si dicono e si scrivono. Perché non hanno conseguenze e, soprattutto, perché nessuno rischia niente. Il sistema è talmente solido che può concedere ai sudditi persino la libertà di dissentire. Tanto, stringi stringi, nessuno lo fa veramente.
L’Egitto è ancora più complicato e non mi sento, senza documentarmi e aggiornarmi, di prendere una posizione. Vi posso solo raccomandare di non farla troppo facile. Quando ci sono di mezzo le identità religiose si finisce per essere davvero superficiali nel mettere etichette. Io vi suggerisco un bel sito, http://www.minareti.it, dove potete trovare notizie e informazioni aggiuntive. Ma ne riparliamo certamente.
Un’ultima notazione. Tutti e tre questi paesi sono stati da sempre meta di vacanze di noi italiani e europei in genere. Ma cerchiamo di andare oltre l’immagine del paese che può avere un turista in spiaggia, magari nel villaggio Valtour o nel comprensorio di Sharm. Non è che se voi o i vostri amici in quella vacanza vi siete divertiti tanto ciò significhi che allora andava tutto bene e ora qualche malvagio è arrivato a turbare l’idillio. Magari era un idillio solo vostro e di relativamente pochi privilegiati. Scusate, qui ho un tono un po’ amaro, magari aggressivo. Ma certe volte siamo più profondamente colonialisti di quanto possiamo immaginare.

19 pensieri riguardo “Parliamone”

  1. Quanto hai ragione, su tutta la linea!
    Quando parli delle follie della laicità, mi vengono in mente, fra le altre cose:
    – i Fratelli Musulmani arrestati in massa da Nasser in poi —> inasprimento delle posizioni integraliste —> attentati terribili (come quello di Luxor, fra gli altri), e oggi un futuro che dire incerto è alquanto eufemistico;
    – l'Iran pre-rivoluzionario, tendente all'occidentalizzazione e forzatamente laico —> Repubblica Islamica attuale;
    –  Rivoluzione di Aprile in Afghanistan con annessa laicizzazione forzata —> Taliban al potere…

    …e chissà quanti altri capitoli di storia analoghi a questi ci sarebbe da ricordare! Parrebbe dunque che, contrariamente alle aspettative, questi tiranni "laici" non facciano altro che rinfocolare l'estremismo religioso, anziché smorzarlo: come mai il nostro ministro degli esteri non lo capisce, ad esempio?
    Saluti.

    fernanda

  2. Quando mi riferisco al fatto che temo (TEMO, non sono sicura) che dietro la rivolta egiziana ci siano i Fratelli Musulmani, lo dico esattamente come se 15 anni fa lo si sarebbe detto se in Irlanda del Nord fosse scoppiata una rivolta e qualcuno avesse sospettato dell'IRA.
    La gente si ribella, è sacrosanto. Ma chi ha i soldi per soffiare sul fuoco, per armare i più accesi, per sfruttare (come dici tu) i più deboli? I soldi non ce li hanno tanto gli esponenti dei partiti democratici continuamente mazziati e perseguitati dai regimi: i soldi li hanno i terroristi. Che, in questo caso, sono casualmente fondamentalisti islamici, ma in Italia sono stati estremisti di destra e di sinistra, in Irlanda estremisti cattolici e via dicendo.
    Proprio ieri ho sentito un amico egiziano, uno che considero un musulmano moderato: prega e rispetta il Ramadan, ma suona per i nostri spettacoli e non trova per niente umiliante essere alla pari con una donna (oltretutto, sta con una cristiana). Lui ha là sua madre e alcuni fratelli ed è preoccupato. Non gli sembra una rivolta popolare, mi parla di una violenza generalizzata e di saccheggi.

  3. Sì, io sono sulla posizione di Lanterna.
    Non sono tanto contro l'islam, piuttosto mi preoccupa la possibilità che gli estremisti religiosi possano salire al potere. Magari sono finanziati da qualcuno e con questo denaro hanno effettivamente aiutato delle popolazioni rurali di cui il governo non si è curato a sufficienza. Mi sembra che tra l'altro lo prescriva l'islam, giusto?

    Il sopravvento di questi regimi teocratici medio-orientali – anche in Iran e Palestina – mette in evidenza il fallimento dei precedenti governi.
    C'è anche da dire che la democrazia ha dato loro il potere e le regole vanno rispettate.
    Ammetto che non ho alcuna simpatia per questi regimi stile Hamas e Ahmadinejad.

    M di MS

  4. Mi sono presa un pochino di tempo per rispondere al tuo bellissimo post.
    In Tunisia la rivolta è esplosa quando un ragazzo, laureato, disoccupato, che per campare faceva il venditore ambulante, si è visto togliere dalla polizia (braccio armato del presidente dittatore) quell'unica, scarsa, fonte di guadagno e si è dato fuoco.
    E' stata come la goccia che fa traboccare il vaso.
    Sono scesi in piazza giovani, anziani, donne a protestare.
    Il presidente ha ordinato al capo dell'esercito di far fuoco sui manifestanti.
    E il generale si è rifiutato. Ed è stato cacciato via.
    Quindi da una parte si sono ritrovati il popolo e l'esercito, dall'altro il presidente con la polizia.
    Prima dell'episodio del venditore ambulante centinaia di studenti universitari hanno protestato nella loro facoltà- E sono stati assaliti dai poliziotti (anche se quando un ragazzo ha gridato al poliziotto: "Ammazzami, tanto ti stiamo riprendendo con la telecamera e lo facciamo vedere al mondo" il poliziotto è scappato…l'ho visto tramite mio cognato in un video caricato su youtube…e il marito mi ha tradotto quello che dicevano..).
    Ripeto quello che ho detto su facebook: non posso parlare anche per l'Egitto.
    Ma di certo in Tunisia non mi sembra ci sia lo zampino degli estremisti che in qualche modo hanno armato la rivolta.
    I saccheggi, in quel caso, sono stati commissionati a mercenari dagli stessi poliziotti.
    L'unico che in quel caso ha definito estremisti i manifestanti è stato Ben Ali qualche ora prima di darsela a gambe.
    L'attuale governo provvisorio continua a non essere gradito dal popolo che chiede la dimissione di tutti i ministri del precedente governo.
    Io sono sempre per la democrazia.
    La dittatura non lascia nessuno spazio.

    Silbietta.

  5. Solo due risposte ai vostri commenti, di cui vi ringrazio. Le situazioni sono complicate e le religioni a volte ci vengono infilate ad arte. In Turchia sembra, ad esempio, che alcuni assassinii di cristiani siano stati commissionati da ufficiali, laicissimi, dell'esercito, proprio per soffiare sul fuoco. Io sui Fratelli Musulmani in Egitto non sono abbastanza informata da poterli bollare come fondamentalisti e punto. Ho letto anche dichiarazioni che ne davano un'immagine ben più sfaccettata. In molti paesi, ad esempio in Somalia, grandi sfaceli si sono fatti proprio perché si è fatto di tutti i musulmani un fascio. E poi hanno finiti per "vincere" gli estremisti veri.

  6. Comunque, Chiara, hai dato un esempio di quello che intendevo: "prega e rispetta il Ramadan, ma suona per i nostri spettacoli e non trova per niente umiliante essere alla pari con una donna (oltretutto, sta con una cristiana)". L'islam non prescrive di non suonare e neanche, checché se ne dica, la subordinazione della donna, di per sé. Mi spiego meglio. La Bibbia sancisce l'inferiorità di Eva ad Adamo, intesa letteralmente, e in moltissime società cristiane ed ebraiche questo ha marcato e marca l'umiliazione del sesso femminile. Tuttavia nessuno direbbe "è cristiano/ebreo, ma non trova umiliante essere alla pari con una donna". Sono i luoghi comuni che alla fine hanno la meglio, gli stereotipi che si affermano. I musulmani sono milioni e milioni, con profonde differenze culturali, linguistiche, sociali. Ma nel nostro immaginario il musulmano standard resta un barbaro retrogrado.

  7. (Una piccola rettifica!)
    Sui Fratelli Musulmani mi sono espressa male, credo: per sintesi, ho tracciato un quadretto che in effetti, letto così, non è per nulla veritiero.
    Infatti i Fratelli Musulmani sono un movimento ben radicato e molto attento al sociale (fondazione di scuole, ospedali, reti di mutuo supporto ecc), e, pur essendo dottrinalmente vicini alla corrente salafita, non hanno mai contemplato la lotta armata come strategia d'azione, anzi.
    Però appunto, come dici tu, Chiara, l'indiscriminato attacco a tutti i movimenti di ispirazione islamica (estremisti o no) ha fatto crescere la violenza e aumentare le posizioni intransigenti: ecco quello che intendevo.
    Saluti!

    fernanda

  8. E' proprio un bel post, il tuo. Mi piace sentire le cose da chi le vive un po' più direttamente dai qualunquisti che pullulano in giro.

    Di una cosa sono certa, anche a me non vanno giù quelli che visitano determinati paesi "impacchettati" nei tour organizzati o rinchiusi nei villaggi turistici e poi credono che quella sia la realtà vera.

    Io, che non ho mai fatto il viaggiatore nel senso più stretto del termine, ma sono pure allergica ai pacchetti all inclusive che ti fanno conoscere una realtà finta,  al Cairo ci sono stata. Confesso di non aver avuto il coraggio di salire sugli autobus, ma prendevo i taxi normali, contrattando, rabbrividendo a volte, stupendomi altre. Andavamo (io e mio marito) in giro per il Cairo a piedi, finendo nei retrobottega più impensabili e cercandoci in loco visite giudate nelle modalità che ci parevano più adatte a seconda dei casi. Abbiam visto certe strade in cui i turisti non vanno e la nostra impressione sul luogo è stata totalmente diversa rispetto a quella di amici e parenti che ci erano andati impacchettati. Mi rendo conto che la nostra resticomunque una prospettiva "di lusso" ed edulcorata, ma anche a me danno fastidio qualle persone che credono di saper tutto dopo una settimana in un villaggio a Sharm e alimentano stereotipi.

  9. Brava, brava, brava.
    Leggo il tuo blog ogni tanto, ho trovato questo post molto toccante. da italiana con padre di origine egiziana (ormai italiano da quarant'anni) sto soffrendo tantissimo a vedere il Cairo esposto a saccheggi e violenze. Mio zio era generale al tempo di Sadat e non ha mai sopportato Mubarak. la mia famiglia al Cairo vive nel terrore, tra poco l'unico supermercato in zona finira i rifornimenti, cosa faranno poi? La disgrazia é che, nonostante la giusta rabbia contro un dittatore, finché Mubarak non si dimette insieme ai a coloro che protestano ci sono criminali che, appoggiati dalla polizia segreta portano scompiglio in Cairo, Alexandria e El Mansoura, per citare le grandi cittá. Io che ho sempre sognato di vedere l'Egitto sotto un governo migliore, adesso non riesco a essere felice per questa rivoluzione, giacché il caos e l'appoggio del governo di Mubarak da parte di Israele mi mettono grande angoscia. Poi ci sto malissimo perché volevo portare la mia bambina di sei mesi in Egitto proprio questa primavera per farla conoscere all'altra metá della mia famiglia, e invece…Tuttavia almeno vivendo nei Paesi Bassi  l'informazione é meno ambigua che in Italia!
    Grazie per questo tuo post

  10. Sto cercando di documentarmi meglio sull'Egitto, vorrei leggere qualche approfondimento su quello che sta succedendo.Condivido le tue considerazioni sulla Turchia, non ci sono mai stata ma l'ho studiata a lungo soprattutto riguardo alla questione armena, effettivamente tra i pilastri inviolabili dello stato turco c'é la difesa della laicità ad ogni costo, ma questo non sempre é positivo.Non conosco la Tunisia invece.Staremo a vedere come evolve.Di primo impulso ero felice delle rivolte, ora un po' più lucidamente mi rendo conto che soprattutto un Egitto instabile sarebbe una gran rogna per tutta l'area vicino orientale.Sto a vedere e intanto cerco di trovare in rete approfondimenti un po' sensati, se hai articoli,siti, analisi da segnalare sono molto ben accetti!!
    Grazie
    Daniela
    ilcoltellodibanjas.blogspot.com

  11. Un buon sito per aggiornarsi e capire meglio cosa succede in Egitto, trovo che sia http://invisiblearabs.com, sito/blog di Paola Caridi (Chiara ne avevamo parlato quando ci siamo viste a Roma, ricordi?). Ha scritto in anni non sospetti un libro proprio sui giovani blogger egiziani che sono tra le forze che hanno dato il via e permesso il coordinamento delle manifestazioni dei primi giorni, gli arabi invisibili che danno il titolo al sito, così come al libro (Feltrinelli se non sbaglio).

  12. Appunto: per me un musulmano moderato è uno che si attiene ai dettami del Corano e non segue alla lettera le interpretazioni di questa o quella corrente. Così come per me un cristiano moderato (o illuminato) è uno che non condivide l'atteggiamento oscurantista e misogino della Chiesa ufficiale o di certi estremisti cristiani come gli Amish o i Mormoni.
    Ho citato quei due casi semplicemente perché conosco un percussionista che si sente un peccatore perché non riesce a rinunciare alla musica (e per questo si limita a insegnare, non si esibisce più) e un musicista che si esibisce in spettacoli di danza (castissimi, più che bellydance è folklore) e ha vietato alla moglie (italiana, conosciuta perché lei ballava) di continuare a ballare, perché ora lei è una credente e ballare in pubblico non è degno di una credente (parole della moglie, che peraltro non se ne stava lamentando).
    Il fatto è che forse chi mi sente parlare di Islam pensa che io mi esprima in certi modi per pregiudizi verso l'Islam o gli arabi.
    Io in realtà sono diffidente verso tutte le religioni: per me se salisse al potere Casini non sarebbe tanto diverso dall'avere Ahmadinejiad. La differenza è che Casini è un po' più belloccio.

  13. Grazie Chiara per questo post, davvero illuminante e intelligente. Ma perchè non si riesce ad arrivare all'opinione pubblica (intendo dire a quelli che non ricevono informazioni alternative al TG1…) con informazioni di questo genere? Fa più comodo dire "Islamici moderati" che riflettere su quello che diciamo, probabilmente…

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