Un saluto complicato

Mi chiamava "dottoressina", in realtà da ben prima che mi laureassi. E' stato il primo professore di orientalistica che ho incontrato nel corridoio del dipartimento di studi orientali e no, non era un bel vedere. Soprattutto faceva di tutto per farti fuggire inorridita: parolacce, assurdità, ostentazioni di potere. Ora che non c'è più, immagino (e in parte so) che saranno in molti a non sentirne la mancanza. Ma, come sempre c'è un però. Il primo però è di ordine squisitamente affettivo. Giovanni Pettinato è stato parte essenziale di quegli anni universitari incantati in cui, per citare un gruppo di Facebook che ho visto di recente, non sapevamo ancora di essere soltanto babbani. Il primo anno dovevamo fare l'esame con lui su un testo d'esame che non era stato ancora pubblicato, la sua traduzione del poema di Gilgamesh. Dopo un primo momento di sconforto, noi maghi orientalisti avevamo trovato la soluzione: mettevamo i nostri familiari a registrare dalla radio una trasmissione RAI in cui si presentava in anteprima la traduzione, sbobinavamo fedelmente traduzione e commenti e voila, ecco il testo da studiare! Pettinato meriterebbe il nostro ricordo anche solo per la quantità di aneddoti, esilaranti o tragici, che tutti noi condividiamo. Ma c'è un secondo motivo per cui oggi, nonostante tutto, voglio ricordare con stima umana questo personaggio scomodo (che non è mai riuscito a essermi antipatico): non ha mai fatto finta di essere una persona diversa da quella che era. Non si è mai finto democratico e comprensivo. Faceva della crudezza il suo stile di vita. Ecco, forse su questo punto sono viziata dalla mia personale esperienza. Non sono mai stata una sua laureanda (ho solo fatto due esami con lui) e quindi non ero direttamente soggetta a lui, nel bene e soprattutto nel male. Al contrario ho conosciuto vari accademici apparentemente corretti e deliziosi, che non dicevano neanche parolacce, i quali poi all'occasione hanno esercitato il loro libero arbitrio in modo altrettanto spregiudicato. Facendo poi vedere di essere molto scandalizzati quando altri si comportavano allo stesso modo. Non direi che Pettinato mi abbia fatto grandi lezioni di etica. Ma gli riconosco almeno una personalità che altrove non ho visto. Ricordo intensamente i due o tre colloqui privati che ho avuto con lui nel suo studio a via Palestro. Non hanno cambiato il mio non-destino accademico, ma mi hanno lasciato la soddisfazione di essermi guadagnata il suo rispetto e la sua simpatia. Così, con tutti i suoi evidentissimi limiti e i suoi molto meno evidenti meriti, lo voglio ricordare oggi. Come una persona complicata, che ha avuto un posto nella mia vita.

5 thoughts on “Un saluto complicato”

  1. Mi sembra uno dei necrologi più adeguati alla persona. Mi ricordo nel corridoio dei sogni perduti: era il 1986 e Garbini era da poco arrivato a Roma. Passò Pettinato e nel frattempo sbucò Matthiae. Pettinato cominciò e discorrere con Garbini giusto per insultare l'altro che passava e che diventava più rosso della propria abbrozzatura. Imbarazzo cocente, ma aneddoto incancellabile. E poi l'ultimo esame in assoluto: il codice di Hammurabi: sparate le prime indimenticabili righe: shumma awilum, decriptate e analizzate.Poi la domanda ferale: pensi di aver finito? Ovviamente no e l'esame proseguì. Requiescat in pacem (?). francesco  

  2. Primissimi di settembre dei primissimi anni '90, appello di assiriologia I.
    In tre o quattro aspettiamo, da ore, davanti al bagno "unisex" del vecchio dipartimento di studi orientali.
    In tardissima mattinata compare con la sua borsa, ci guarda e… "aho, quanta bella gente, come mai qui???"…"Professore, veramente oggi c'è l'esame"…"NO, davvero? **** Vabbè, ci vediamo il giorno X".

    Lo ricorderò per quanta passione ci metteva e per il suo essere così fuori dal coro.
    Scusa l'intromissione sul blog, ma cercavo notizie su di lui ed ho trovato il tuo saluto. Nulla da aggiungere, perfetto.

  3. …per non parlare di quando durante l’esame (sumerico) voleva bocciarci tutti (e tre…) perché non rispondevamo adeguatamente alle domande sul corso monografico.
    “Ma perché questo mi continuava a fà domande sulla saga di Gilgamesh quando il monografico era sui proverbi?????”
    “Aho, ma la porta a cui si rivolge a un certo punto quel fattone di Gilgamesh era una porta vera o no???”.
    Panico.
    Alla fine dell’esame: “Regà, scusate, mi sò reso conto che vi ho interrogato sul programma dell’anno scorso….”.
    Fantastico…

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