Non è normale

Oggi stavo per scrivere un altro bel post positivo, entusiasta, fiducioso. Sono andata alla presentazione di una campagna di sensibilizzazione che si chiama “L’Italia sono anch’io“. Si respirava una bella aria, diversa da quella di analoghe occasioni precedenti: concretezza di proposte, dati statistici ben presentati, argomentazioni convincenti dal punto di vista giuridico, sociale, economico e – perché no – anche emotivo. Ho captato palpabile, forse per la prima volta, una cauta positività. Mi è piaciuto l’intervento del sindaco di Reggio Emilia e anche quello di Lorenzo Trucco, con una bella citazione di Bobbio (che non ritrovo) in cui si afferma che è l’inclusione la vera caratteristica delle democrazie. Stavolta quasi ci crediamo davvero: 50mila firme in sei mesi, ma magari anche di più, per urlare alla nostra politica tutta che noi cittadini vogliamo riappropriarci dell’identità democratica del loro Paese e magari anche di quel pizzico di buon senso che farebbe un gran bene a tutti.

Mentre stavo per scriverlo questo post che alla fine ho scritto, è successa una piccola cosa, di per sé senza particolare importanza, che però ha funzionato un po’ come la vocetta odiosa del Grillo Parlante. Per tutto il pomeriggio mi sono detta che non devo dimenticarmi che Paese è questo. Che a volare alto poi si casca e ci si fa male. Che sono talmente piccole e risibili le mie velleitarie testimonianze che potrei risparmiarmi la fatica, non solo di scrivere post del genere in questo blog, ma magari anche di prendermela tanto per un lavoro sottopagato, che certo non cambia i destini del mondo, ma in fondo neanche le piccole scelte quotidiane della manciata di persone con cui sono a più diretto contatto. Mi è tornato in mente il mio capo e il lento e poco appagante masticamento decennale di elefanti.

Vabbè, il vento cambia. Milano, Napoli, i referendum. Chissà, forse. Non è normale non crederci. Allora stasera volevo solo dirvi, in questa forma forse un po’ criptica, che certamente non posso smettere di crederci. Anche se suona davvero un po’ da sfigati, il più delle volte. Un’irragionevole speranza. Però non sono mica un’attivista corazzata. Certe volte mi faccio proprio male. Parlare scherzosamente di maternità è meno rischioso, decisamente.

4 pensieri riguardo “Non è normale”

  1. un po' e un po'. a volte fa bene parlare di cose diciamo…più leggere, a volte fa più male parlare di quelle che di cose che ci stanno davvero a cuore. secondo però goccia  a goccia i messaggi arrivano dove devono arrivare. non provarci nemmeno è folle.

  2. Vedi, hai già fatto tutto da sola, ti sei emozionata, smentita, depressa, trovata una spiegazione… come il barone di Munchausen, ti sei presa per il bavero della giacca e ti sei rimessa in piedi. Perché alla fine di tutto, cosa resta? In un paese in cui ad ogni frase segue un "sono stato male interpretato", come si possono avere dei punti di riferimento?

    L'unica è dare il proprio meglio senza guardarsi triopo intorno. Per non addormentarsi la sera dicendosi cosa avrei potuto faree non ho fatto.

    Consentimi però un finale un po' malinconico.

    Titoli di coda –  Luigi Tenco, "Un giorno dopo l'altro" – 1966

    Un giorno dopo l'altro
    il tempo se ne va
    le strade sempre uguali,
    le stesse case.
    Un giorno dopo l'altro
    e tutto e' come prima
    un passo dopo l'altro,
    la stessa vita.
    E gli occhi intorno cercano
    quell'avvenire che avevano sognato
    ma i sogni sono ancora sogni
    e l'avvenire e' ormai quasi passato.
    Un giorno dopo l'altro
    la vita se ne va
    domani sarà un giorno uguale a ieri.
    La nave ha già lasciato il porto
    e dalla riva sembra un punto lontano
    qualcuno anche questa sera
    torna deluso a casa piano piano.
    Un giorno dopo l'altro
    la vita se ne va
    e la speranza ormai e' un'abitudine.

  3. E fai benissimo, ad entusiasmarti dove puoi, nonostante. O faremmo prima a farci lobotomizzare tutti e subito.

    mammamsterdam

  4. Sì, la cosa che mi fa più incazzare è che crederci è da sfigati. Se sei ottimista, se ti impegni, sei uno sfigato e/o non hai un intelletto abbastanza elevato per capire che finiremo tutti malissimo.
    Mi son rotta, eh. Ho dei figli, non posso non impegnarmi per un mondo migliore. Io penso che sfigato sia chi è nella merda e si sente troppo figo per tenersi a galla.

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