Hop! Iniziamo una nuova avventura…

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Eccoci qui. Quando ho ricevuto l’invito di Iolanda a partecipare a questa iniziativa della Universal Picture Italia, ho pensato che capitava al momento giusto. Meryem finora è andata al cinema solo due volte e non ha visto molti film in dvd. L’opportunità di ricevere in visione gratuitamente alcuni film di animazione mi avrebbe consentito, in un colpo solo, di fare un figurone con mia figlia e di iniziare a discutere di cinema con lei. Meryem solitamente non le manda a dire e mi tentava troppo l’idea di recensire qualche pellicola con il suo apporto. Cars II, uno dei due film che ha visto sul grande schermo, l’ha definito piuttosto noioso, per dire. Io poi posso anche tradurre questa presa di posizione un po’ netta in una frase del tipo “la trama è forse un po’ complessa per una bimba di 4 anni”. Ma la sostanza resta quella: non le è piaciuto granché.

Veniamo quindi al film con cui abbiamo iniziato le nostre visioni casalinghe, Hop. Vi dico subito che la Guerrigliera ha decretato che le è piaciuto, molto più di Cars II. Aveva qualche problema solo con “l’uccellino giallo” (=il pulcino Carlos): le è sembrato davvero molto antipatico e, francamente, non so darle torto (anche se io trovavo l’accento del piumato golpista semplicemente irresistibile). La fabbrica dei dolci di Pasqua l’ha conquistata assolutamente: ci tiene a far sapere che lei ci lavorerebbe volentieri in un posto così. Inizialmente mi diceva che avrebbe preferito un film interamente a cartoni animati, ma alla fine il povero protagonista doppiato da Luca Argentero si è conquistato la sua stima. E’ stato bravo, sostiene mia figlia. Quindi è scusato per il fatto di essere umano.

Ma la vera marcia in più del film è stata la musica. Ai titoli di coda Meryem aveva allestito una postazione di percussioni nel mio salone e le dispiaceva solo non riuscire a ballare come si conveniva e scatenarsi alla batteria nello stesso momento. Si alternava tra una attività e l’altra, facendo integrare a me quella che era costretta a sospendere per mancata ubiquità. E così mi sono assicurata anche una congrua dose di fitness!

Come adulto mi sento di aggiungere che si tratta di un buon film per un pomeriggio tranquillo. Il messaggio sul rapporto padre-figlio e sulle aspirazioni mi è piaciuto abbastanza e mi pare sia stato colto da mia figlia (4 anni). Il limite, ovviamente, è la scarsa familiarità di noi italiani con la tradizione del coniglio pasquale. Questo coniglio sembra fare un po’ il verso a Babbo Natale, il che da un lato aiuta, dall’altro sembra un po’ forzato. Va detto però che alla fine i bambini si fanno meno domande dei grandi. Meryem ha registrato che “coniglio pasquale” è una professione come un’altra – e da un certo punto di vista ilfilm non la smentiva particolarmente.

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