In equilibrio

Ogni volta che mi compiaccio per la mia larghezza di vedute, in breve devo ricredermi. No, non c’è davvero alcun merito nei miei tentativi di abbrancare le cose in qualche modo, anche facendo rocamboleschi esercizi di razionalità flessibile. Avete presente quando uno è in punta di piedi e si sporge, ai limiti delle umane possibilità, sperando contro ogni ragionevole previsione di non spiaccicarsi al suolo? Che poi, qualunque cosa tu stia cercando di raggiungere, si può essere certi che ne spunterà un’altra, qualche centimetro più in là. E tu ricominci ad allungarti, dimenticando il trionfo e soprattutto il passeggero sollievo di averla scampata.

Questa ardita metafora mi serve solo a fissare su carta una sensazione improvvisa (ma, se sono del tutto onesta, ricorrente). Certi punti di vista, tipici di un altro luogo, non potrò mai non dico capirli, ma neanche davvero immaginarli. Io predico spesso e volentieri che in fin dei conti ci si trova sempre a rapportarsi con persone, non con mentalità astratte. Il problema, però, consiste nel fatto che anche il luogo in cui quella specifica persona si trova in quel momento stravolge tutto. Io tendevo a pensare: vediamo come la pensa questa persona. E invece no. Forse bisognerebbe capire dove la pensa, la persona suddetta. Non cominciamo con la coerenza, please. La coerenza è una mera astrazione, una categoria della logica che molto raramente si traduce in vita vissuta, se non per intervalli momentanei (e a quel punto è piuttosto coerenza subitanea con qualcosa di esterno da sé, nulla a che vedere con la prolungata non contraddizione interna allo stesso individuo). “Una cosa è qui, una cosa è lì”, ha riassunto ieri notte Nizam al termine di un’esposizione assai complicata e faticosa. Sembra un insegnamento segreto di Vecchio Maestro, che non a caso piace tanto a sua figlia.

Ok. Ma quando si è un po’ qui e un po’ lì? Quando telefono, sms, skype e più ne ha più ne metta continuano a confondere i piani? Niente, ci si tiene in bilico. Molto pericolosamente. Certe volte ho paura di ripensare a questi momenti di parziale illuminazione come a quelli in cui in realtà avevo capito che no, non era proprio possibile. Che era più saggio arrendersi. Ma vivere in barba a ogni ragionevolezza è sempre stata la mia specialità.

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