Pellicole alla romana

Caldo, caldo, caldo. Stamattina, mentre boccheggiavo sul divano di mia madre (peraltro accessoriato con cuscini greci in pura lana), mi casca l’occhio sulla programmazione del multisala vicino al kebab: Cenerentola. Sempre un classico. Gli orari combinavano e io e Meryem, giusto in tempo per l’inizio dell’unico spettacolo, ci accomodiamo in una sala quasi deserta. Ci sono altri due bambini, con accompagnatori e, inspiegabilmente, un tizio di mezza età da solo (appassionato di Disney?).

Il film, dopo qualche problema tecnico, comincia. Notiamo con qualche meraviglia che è un dvd, ma vabbè. Selezionano la lingua corretta (c’era anche il turco) e si parte. Fin dai primi fotogrammi è ovvio che è un sequel. Io il sequel di Cenerentola non riuscivo proprio a immaginarlo, eppure. Dopo un’oretta, il film si avvia al gran finale da cardiopalma (si fa per dire). Mentre il principe sta per sposare una sosia, Cenerentola – che è già stata salvata da una nave in partenza per località imprecisata (qui Meryem ha realizzato inequivocabilmente che lei di film ne aveva visto un altro, senza navi) – Cenerentola, si diceva, è riuscita per miracolo a scampare allo sfracellamento da un dirupo e si appresta, lacera, contusa, ma volitiva, a ritornare al galoppo a palazzo per sciogliere il tragico equivoco. Ce la farà?

Luci in sala. Il film si interrompe. “Scusate, ci siamo sbagliati”, ci dice un omino. “Questo era un altro film. Ora vi mettiamo quello giusto”. Ma visto che ormai è quasi finito a questo punto perché non ce lo lasciate? “Ah, ve sta bene questo? No, perché l’altro è proprio quello dei topi, della scarpetta…”, argomenta ancora il tipo. Cerchiamo di spiegare che, sia come sia, non è carino a questo punto lasciarci appesi sul finale. Il tipo esita. “Non so, se volete vi rimborsiamo il biglietto… Ma vabbè”, si convince infine “intanto finiamo questo, poi ci pensiamo”.

In molti multisala romani l’interazione con il proiezionista è maggiore di quanto ci si aspetterebbe. Ma oggi si è superato ogni record.  Meno male che non era un film d’autore. Finiamo la visione, poi rientra l’omino trionfante. “Sapete, coi tempi ci stiamo. Vi mettiamo pure l’altro!”. Quindi, a seguire, in ordine cronologico inverso, abbiamo finito di sviscerare il cartone di Cenerentola in ogni sua fase e dettaglio. Quando siamo uscite, quelli dello spettacolo successivo – parcheggiati in corridoio per una decina di minuti – sbuffavano un po’. Ma alla fine, ne siamo usciti tutti abbastanza bene. Roma.

3 pensieri riguardo “Pellicole alla romana”

  1. Ah ah, che esperienza! Anch’io ignoravo l’esistenza di un sequel di Cenerentola °_°
    Comunque l’anno scorso a Bologna il cinema più d’essai della città ha proiettato per una settimana un film d’autore facendo vedere prima il secondo tempo, poi il primo tempo, e non se ne è accorto nessuno… Poi quando ho visto il film in tv (“A tree of life” di Malick, yawn) ho capito perché non se fosse accorto nessuno!

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