Quel che è giusto è giusto

Qualche post fa raccontavo della didattica della storia che avevamo provato a Ribe, in Danimarca e mi chiedevo perché non si praticasse qualcosa di analogo qui in Italia. Mi correggo: iniziative di analoga serietà e impostazione esistono anche in Italia. Solo che sono occasionali, che faticano a trovare gli spazi per esprimersi e che, quando ci sono, sono ben poco pubblicizzate, in fin dei conti.  Fino a domani è in corso a Roma, nello scenario del Parco Regionale dell’Appia Antica (un gioiello di archeologia e natura che io, da romana, mi godo incredibilmente poco), la terza edizione del festival Ludi Romani.

Domenica scorsa io e Meryem siamo andate all’anteprima, al mausoleo di Priscilla. C’erano poche attività, ma era tutto più raccolto e ci siamo godute a pieno il laboratorio sul formaggio di Pino Pulitani, che in seguito ho scoperto essere uno dei massimi esperti in Italia di archeologia sperimentale oltre che maestro artigiano. Spendo due parole su questo incontro che mi ha folgorato: ho visto poche persone capaci come lui di coinvolgere i bambini in un’attività didattica, anche un po’ lunga e complessa, trasmettendo moltissime informazioni senza mai averne l’aria. Oggi invece siamo andati alla sede maggiore, la monumentale Villa di Massenzio. Le attività proposte erano moltissime, anche se forse la cornice, pur bellissima, risultava forse un po’ dispersiva.

Nelle associazioni di appassionati che animavano l’evento ho trovato entusiasmo, convinzione e competenza. Quelle stesse che descrive Giorgia in questo post su Ribe. I combattimenti dei gladiatori erano ad esempio introdotti da un’arringa che alternava toni da commentatore sportivo a spiegazioni molto tecniche, ma comunque chiarissime, sull’equipaggiamento e la tecnica di combattimento dei vari gladiatori. Quando poi il commentatore ha deposto il microfono per assumere la sua identità di reziario, il suo trasporto ha trovato il degno coronamento. Mi ha davvero colpito questo strano connubio di tifoseria e rigore filologico, che non può esprimersi ovviamente nelle parate mastodontiche del Natale di Roma, quando il Circo Massimo è invaso di figuranti molto pittoreschi, ma nessuno ha la possibilità di parlare (tranne chi farebbe miglior figura a stare zitto).

C’è dunque anche qui da noi chi coltiva la passione per una storia imparata, trasmessa e vissuta in un modo diverso dagli stereotipi dei film americani. Oggi ho sentito accenti di tutta Italia: i gruppi venivano da Rovigo, da Bergamo, da Siracusa. Alcuni di loro girano l’Europa in manifestazioni analoghe e quindi, posso immaginare, respirano anche un’aria diversa, vedono che in molti Paesi (e non solo quelli nordici dove ci sono solo prati e boschi: mi parlavano dell’anfiteatro di Tarragona, in Spagna) la riluttanza italica a concedere siti archeologici per attività di intrattenimento a stampo didattico non esiste. Anzi. Osservavamo oggi che non si esita a concedere il Colosseo per eventi che poco hanno a che fare con la sua reale valorizzazione come patrimonio comune (dalla Via Crucis alla sfilata dello stilista di turno), ma mai e poi mai si autorizzerebbe un torneo di gladiatura internazionale con queste caratteristiche.

Bisognerebbe fare più spazio a questo patrimonio di risorse umane che esiste nel nostro Paese e che può ridare vita ai nostri siti unici, ma troppo spesso poco fruibili e quindi anche poco attraenti. Piuttosto che tentare di spennare il turista giapponese ai Fori Romani con tariffe truffaldine, si potrebbero offrire esperienze come quella di oggi non solo eccezionalmente, ma in modo più sistematico. Italiani e turisti pagherebbero volentieri un biglietto onesto e tutti noi respireremmo un po’ più di cultura, che male non fa a nessuno.

P.S. Se volete guardare qualche  foto di questi due giorni ai Ludi Romani, le trovate qui.

2 thoughts on “Quel che è giusto è giusto”

  1. Sono anni che mi “affanno” sull’utilizzo diverso del nostro patrimonio artistico e culturale. Sono nel campo da tempo e mi piange il cuore vedere l’icapacità di trasmettere la ricchezza dei nostri monumenti che tanto avrebbero da racconatre ed insegnare. I Danesi hanno sicuramente saputo meglio sfuttare quel poco che hanno.
    Grazie per la “citazione” assai gradita!

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