Quella strana (cioè io): impressioni sulle Primarie

Ieri sera mi sono immersa, con un certo gusto, nel multitasking: tv accesa sul confronto delle primarie, pc connesso con finestre aperte su twitter e Facebook. Non direi che si senta il bisogno della mia valutazione politica dello spettacolo di ieri. Però oggi, ripensandoci, mi è venuta una considerazione, per dir così, autobiografica.

Per l’intera durata del dibattito stavo con l’orecchio teso per carpire un qualsivoglia riferimento ai “miei” temi: immigrazione, asilo, cittadinanza. Non solo cose che mi stanno a cuore, ma anche argomenti di cui ormai qualcosa, anche “tecnicamente”, capisco. Bersani qualcosa ha detto, espressamente sollecitato in una domanda breve (formulata peraltro proprio male): in sintesi una critica generica all’impianto della Bossi Fini e una menzione della vergogna delle stragi nel Mediterraneo. Ha aggiunto, come iniziativa urgente del proprio eventuale governo, la riforma della legge per la cittadinanza per i figli dei migranti nati in Italia o arrivati da bambini. Meglio di Renzi, decisamente, che ha individuato come radice del problema mediorientale l’Iran che non permette alle ragazze di andare a ballare (quasi testuale) e che della Bossi Fini vede solo le scocciature burocratiche nell’assunzione di un designer o di uno stilista extracomunitario (che, per carità, esistono certamente: ma le priorità di quest’uomo sono incredibili).

Beh, qualcuno qualcosa ha detto, ho pensato con moderata soddisfazione. E poi ho avuto un flash back. Dei tempi in cui studiavo con passione cose che il 99% della popolazione ignora serenamente: eblaita, ugaritico, copto, cuneiforme. Quando capitava che in tv, o più spesso su una rivista, venisse citato qualcosa che vagamente richiamasse l’astruso ambito dei miei studi, c’era sempre qualcuno che si affrettava a segnalarmelo. E io sorridevo compiaciuta. Certo, in genere le notizie così riportate per il “grande pubblico” (per quanto potesse essere grande il pubblico di Archeologia Viva), erano nella migliore delle ipotesi generiche e lacunose. Non era nemmeno raro che fossero delle fresconate pure e semplici. Ma vabbè, insomma, qualcuno (oltre a noi dieci all’università) ne aveva PARLATO. Non so se mi spiego.

Ecco, ieri in realtà ho riprovato quella stessa sensazione. Peccato che l’immigrazione e la cittadinanza siano temi essenziali per il governo di una nazione moderna e che ieri non trasmettessero “Misteri”, ma il dibattito tra due potenziali futuri premier. Dunque il mio bottino è piuttosto magro, in definitiva. Prendo atto che non è inconcepibile che si candidi a governare il Paese, con buone chance, una persona come Renzi, che dimostra evidentemente di non avere idea di cosa si parli rispetto a questo argomento. Eppure, da sindaco, Renzi si è trovato più volte a confrontarsi con la questione dell’immigrazione: pensiamo tra tutti al tristissimo episodio dell’omicidio di Samb Modou e Diop Mor e anche alla delicata e complessa questione dei rifugiati che dormono per strada e dei relativi problematici sgomberi (cito questo comunicato solo per descrivere il fatto, consapevole della parzialità della fonte). Ma mi pare altrettanto chiaro che comunque i “miei” temi non solo non sono una priorità e la cosa mi pare discutibile, visto anche il peso economico dell’immigrazione in termini di produzione di ricchezza, arricchimento demografico, pagamento delle pensioni, etc. Consiglio di leggere “Cento milioni di americani in più” e “La mia maratona tra le etnie” in Occidente Estremo di Federico Rampini.

Studiare filologia semitica all’università è stata una scelta bizzarra. Ma stavolta non sono io quella strana.

9 thoughts on “Quella strana (cioè io): impressioni sulle Primarie”

  1. …dall’estero non ho potuto (ma poi, avrei voluto?) guardare il dibattito, però dai, almeno una cosa positiva su teme “primarie pd ed immigrazione” c’è, ovvero il fatto che stranieri regolarmente residenti abbiano potuto votare

    1. Io invece questa cosa, in particolare, la trovo un po’ demagogica. Che senso ha votare alle primarie se non si può votare né alle politiche né alle amministrative? E, soprattutto, qual è la reale partecipazione politica degli immigrati, allo stato attuale (ma anche in prospettiva)?

      1. Uhm…dipende in effetti da come è stata presentata la cosa (dalla Germania non l’ho capito…anche se un’idea generale – non molto positiva – sui contendenti me la sono fatta da articoli tipo il tuo sopra). Premesso che secondo me dopo 3 anni bisognerebbe poter votare alle amministrative, e dopo non più di 10 alle politiche (e quindi, insomma, ottenere la cittadinanza), non la vedo un’iniziativa cosí demagogica nel senso di ipocrita, semmai istruttiva. Poi, certo, se nulla segue vale a poco. E bisognerebbe anche vedere che affluenza di cittadini non italiani c’è stata.

  2. a me non è piaciuto nessuno dei due, ma uno meno dell’altro, e votare voto e la scelta l’ho fatta. ho seguito il dibattito col tuo stesso identico scopo (non che mi interessasse solo quello, ma decisamente anche quello, complici un soggiorno a lampedusa in settembre e la lettura proprio in questi giorni di terre senza promesse) e come te sono rimasta delusa. ancor più ero rimasta delusa dalla puppato che nel suo programma scrive che agli immigrati bisogna inseganre l’italiano (e fin qui ok) e dare una formazione per insegnare loro mestieri da artigiano. e se al loro paese erano, che so, dei medici bravissimi? ci lamentiamo dei cervelli italiani che scappano all’estero, ma pensare a sfruttare quelli che in italia ci arrivano no?

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