Cosa stiamo facendo?

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E’ già sparita dalle prime pagine dei quotidiani online la notizia di ieri, che ho letto solo oggi, su segnalazione di una collega. Confesso, anche io mi sono assuefatta alle notizie sui naufragi. Sono tutte uguali, scorro i titoli e sospiro. E invece no, ognuna dovrebbe colpirci come un pugno nello stomaco.

La notizia parlava delle testimonianze dei 561 profughi arrivati a Messina domenica scorsa dopo che il barcone su cui viaggiavano è stato soccorso da una petroliera. Racconti spaventosi, che parlano di persone chiuse a morire nella stiva (per aver pagato un prezzo inferiore degli altri  – un prezzo comunque superiore al prezzo di un viaggio in business class in aereo), ma anche di almeno una sessantina di persne scelte a caso, accoltellate e gettate in mare, forse per alleggerire l’imbarcazione. Infine decine di persone sarebbero annegate durante le operazioni di trasbordo tra barca e petroliera; tra queste un bambino siriano di due anni di cui i soccorritori hanno recuperato in mare il corpo.

Questo per lo stomaco. Accendiamo ora il cervello.

Leggo il rapporto 2014 di Frontex, agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne. Non è un’agenzia umanitaria, attenzione. La loro mission è contrastare la migrazione irregolare. Ai paragrafi relativi all’intercettazione di persone che tentavano di varcare il confine europea senza averne titolo (senza visto Schengen) troviamo numeri precisi.

Nel 2013 un quarto del totale delle persone sorprese ad attraversare irregolarmente il confine erano siriani. Seguono eritrei e somali. Guardate la tabella di p. 31, dove ci sono le nazionalità divise per rotte. Dovunque la stessa musica: Eritrea, Siria, Somalia, Afghanistan, Pakistan…

Questa non è migrazione irregolare: è fuga.

La domanda sorge spontanea: cosa esattamente stiamo cercando di contrastare con immenso dispiego di forze e di soldi? La fuga di rifugiati. Questo stiamo facendo. E non mi venite a dire che il tutto serve a qualche manciata di arresti di trafficanti. Il traffico di esseri umani si combatte solo creando canali umanitari per mettere in salvo chi ha diritto di essere protetto.

Quanto si spende per questo contrasto? La maggior parte delle risorse. Qualche numero su un istruttivo rapporto di Amnesty International, che fornisce informazioni sullo stanziamento di fondi europei per la gestione delle migrazioni destinati ad alcuni stati membri per il periodo 2007-2013.

L’Italia ha ricevuto 36.087.198,41 € per il Fondo Rifugiati (supporto alla procedura, accoglienza, integrazione) e 250.178.432,52 € per la difesa delle frontiere esterne. In Spagna la sproporzione è anche maggiore: 9 milioni e 300mila circa contro quasi 290 milioni. A Malta stiamo a 6 milioni e 600 contro 70 milioni e mezzo.

In generale, quasi metà del totale dei fondi europei per le migrazioni tra il 2007 e il 2013 (per la precisione 1.820 milioni di euro) è stato usato per il controllo delle frontiere, mentre solo il 17% del totale  (700 milioni di euro)
è stato utilizzato per aiutare gli Stati membri nell’accoglienza e integrazione dei rifugiati.

Cosa stiamo facendo? Finanziamo sistematicamente misure che tentano di fermare, a volte anche con pratiche assai discutibili (detenzione, respingimenti, anche violenza pura e semplice), l’arrivo di persone che continueranno ad arrivare comunque perché non hanno alternativa. Perché non hanno più una casa dove “aiutarli a casa loro”.

A me non pare un modo responsabile di usare i nostri soldi in tempo di crisi. E voi che dite?

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