Il gioioso condominio – 2


La seconda puntata è un po’ più impegnativa: lo schieramento nemico non mi è ancora del tutto chiaro. Posso però rassicurarvi sul fatto che, sebbene “quelli di sopra” sembrino più numerosi, non posseggono – udite, udite – la maggioranza dei millesimi. Le proporzioni sfiorano quelle del bipolarismo al Senato: 489/1000 loro, 511/1000 noi (contando, ovviamente, anche gli astenuti, tipo il sindacato che possiede l’appartamento dell’interno 1, sempre deserto a parte qualche milanese con valigetta in transito occasionale). I conteggi, manco a dirlo, sono stati fatti minuziosamente a cura del Pedante, che mi ha lungamente intrattenuto durante le varie fasi delle sue scoperte matematiche.

“QUELLI DI SOPRA”

Veniamo dunque alle figure chiave dello scontro.

La Psic(otica) è l’anima delle ostilità. Abbastanza giovane, regina della casa, chiaramente mantenuta da marito danaroso e sconosciuto ai più, è madre di due figli. Il suo orizzonte di riferimento è il pianerottolo del terzo piano. Pare si sia esibita in scena degna della Magnani, raccogliendo scarmigliata e in lacrime, firme per la petizione contro il crudele tedesco (e contro di me). La Chiacchierata sostiene che mi definisce “testa di c…o”, ma non posso affermarlo con certezza. Noto che a tratti mi toglie il saluto. Ma io campo bene anche senza. Dopo l’ultima riunione di palazzina, si è offerta di regalarmi un fasciatoio per la nascitura. Nizam, saputolo, ha suggerito dove può mettersi fasciatoio e fasce. Per dirla con maggiore eleganza, “Timeo Danaos et dona ferentes”.

Le Sorelle completano l’occupazione del terzo piano. Romane di Roma, una zitella e una vedova, figlie di bancarellari di Campo de’ Fiori, vivono accudendo il figlio di una delle due (che veleggia sui 40 e vive con loro) e facendo corvée di vario genere per la figlia della medesima. Grasse, bionde tinte, con qualche problema di deambulazione, sono le inconfondibili protagoniste della corruzione del giardiniere finalizzata al taglio del noce della Chiacchierata. Quest’ultima afferma che il figlio si sarebbe più volte esibito, per rappresaglia, nel lancio di lamette e preservativi usati nel suo giardino, ma non so quanto possa essere considerata una fonte attendibile. Certo è che il livello di bon ton dell’intero nucleo familiare non è esattamente quello della corte inglese.

L’indefinita. Non posso dirne granché, a parte che sfoggia un cognome dal suono molto blasonato. Prima firmataria della lettera di rimostranze, non si è presentata alla riunione. So però che è pronta a sferrare attacchi anche su altri fronti: da fonte attendibile so che medita di accusare la Pecora Nera di appestarle il balconi con fumi molesti provenienti dalla caldaia.

Gli inquietanti. Nucleo composto da madre invalida molto pia, figlio dedito al culturismo e al gioco del lotto, cane di nome Lotto (appunto) oggetto delle rimostranze del Pedante perché nel salire le scale che conducono al modesto attico dove i nostri risiedono struscerebbe con la coda il muro, provocando una antiestetica striscia nera. Il figlio era amico del mio ex marito, il sig. B., specialmente nella fase della passione di quest’ultimo per il lotto – il gioco, non il cane – (costata alla sottoscritta, ignara finanziatrice dell’impresa, l’equivalente di circa nove mesi di stipendio).

La Sora Peppa. Peccato non poterla citare con il vero cognome, che suona più pieno e calzante. La nostra si illustra essenzialmente per una caratteristica: se si tratta di pagare, lei dissente. La differenza con gli altri condomini (me inclusa) è da questo punto di vista meramente formale: lei ha il coraggio di esprimere a voce con la dovuta spudoratezza ciò che nel fondo del cuore ciascuno di noi pensa. Non va tanto per il sottile, la Sora Peppa. Ma alla fin fine non risulta sgradevole.

La Signora. Confinante con il Tedesco, pare essersi pentita della firma apposta sulla lettera di petizione. Mi ha elargito lunghe e elaborate scuse non richieste, quando mi ha visto alla riunione. Il nome non deriva da titoli nobiliari particolari, ma dal fatto che ha una certa qual connaturata pacatezza fisica che ricorda la Levi Montalcini e posso testimoniare di averle sentito usare più di una volta il congiuntivo.

La madre della figlia. Altro personaggio ignoto. Era rappresentato all’assemblea dalla figlia e dagli interventi di quest’ultima ho solo appreso che il suo/loro appartamento dà sul retro. Non mi posso pronunciare sul grado di pericolosità.

A essere del tutto onesta, i conti non tornano. Abbiamo infatti altri personaggi che si aggirano per la palazzina di cui non ho decifrato il ruolo e volti anonimi di potenziali mariti che non saprei abbinare alle mogli. Avrete peraltro notato che la Palazzina è un tipico esempio di matriarcato condominiale. Mi impegnerò a fondo a completare le informazioni quanto prima, nonché a presentarvi alcuni indispensabili personaggi accessori.

P.S.1, chiarimento: La lettera di protesta dei condomini riguardava sostanzialmente il fatto che il mio cavo deturperebbe la facciata. Chiarirò bene tutta la successione degli eventi in un post apposito, in corso di elaborazione, che titolerò “Il fattaccio”.

P.S. 2: Ricevo ora una barzelletta, leggermente razzista, che introduce uno dei prossimi protagonisti della nostra storia: l’ing. Faina (nome ovviamente di fantasia). La condivido con voi, a mo’ di introduzione della prossima puntata.

 

Un Sindaco chiede un preventivo x pitturare la facciata del municipio e gli arrivano 3 offerte. Quella di un tedesco di Euro 3000, quella di un francese di Euro 6000 e quella di un napoletano 9000 euro. Davanti a tali differenze, convoca una riunione con i 3 concorrenti affinché giustifichino i loro preventivi.

 

 

Il tedesco gli dice che vuole usare una vernice acrilica x esterni che costa 1000 euro e che vuole dare due mani, poi tra impalcature e pennelli si spendono altri 1000 euro ed il resto è il suo guadagno.

 

 

Il francese giustifica il suo preventivo dicendo che lui è il miglior pittore in circolazione, che usa vernice poliuretanica e che vuole dare tre mani. La pittura viene quindi 3000 euro, tra impalcature e pennelli si spendono altri 2000 euro e gli altri 1000 euro sono il suo guadagno.

 

 

Il napoletano, che viene ascoltato x curiosità poiché il suo preventivo non è paragonabile agli altri, dice: “Sindaco, il mio è sicuramente il preventivo migliore: 3000 euro sono x te, 3000 euro sono x me e….3000 euro sono x il tedesco che pittura la facciata…..”

 

Il gioioso condominio – 1


Oggi non credo di avere il sufficiente distacco critico per fare un post come si deve sul condominio. Comincio però a presentarvi a grandi linee la situazione. Ecco dunque un

PRIMO ORIENTAMENTO

Il Condominio consta di un numero imprecisato di unità parzialmente autonome, relativamente piccole, ma non per questo meno minacciose: le Palazzine. La Palazzina di cui ci occupiamo si presenta attualmente scissa in due blocchi: “quelli di sotto” e “quelli di sopra”. Diciamo subito che “quelli di sotto” sono caratterizzati da alcune caratteristiche alquanto sgradevoli: sono mediamente più scannati dei proprietari di attico e dei latifondisti del millesimo, in buona parte lavorano e quindi non seguono con la dovuta assiduità le faccende del condominio, sono poi innegabilmente “diversi” (chi più chi meno, come vedremo). Credo che il lettore accorto abbia già intuito a quale dei due schieramenti appartengo.

Quelli di sotto.

Beh, ci siamo ovviamente noi, su cui ogni commento è superfluo: io separata, lui extracomunitario, più giovane di me, operaio e musulmano. Sotto di noi c’è la Chiacchierata: circa 35 anni, “quelli di sopra” le attribuiscono decine di concubini (tutti i giardinieri che hanno lavorato alla manutenzione del suo giardino, ad esempio) e una vita sregolata. Ha una variegata serie di colpe tra cui: far crescere alberi pericolosi e/o molesti nel giardino (vedi qualche post fa); possiede un cane; entra e esce ad orari non fissi e comunque non noti nel dettaglio agli altri condomini. Davanti a noi, al primo piano, ci sono i Pedanti: anziana coppia di coniugi, tendenti al logorroico, perennemente con l’occhio allo spioncino per controllare i movimenti del pianerottolo, molto in confidenza con la precedente inquilina del mio appartamento (mia sorella) e faticosamente da me arginati per lunghi anni, avrebbero in realtà tutte le caratteristiche per essere omogenei ai “quelli di sopra”. Se non che, nel terzo appartamento del primo piano, abita la Pecora nera, ovvero loro figlia: separata dal marito (!), convive con il suo nuovo compagno da anni e da lui ha avuto due bambini. Per dovere di genitori e di nonni, i Pedanti sono per forza di cose assimilati al partito dei diversi. Al secondo piano passa il confine tra “quelli di sotto” e “quelli di sopra”: l’ultimo e più scandaloso baluardo dei diversi è costituito dai Tedeschi. Per la precisione, trattasi di un tedesco di 69 anni e di una francese di trant’anni più giovane, sposati in seconde nozze (se sposati) e con due bimbe bilingui e dall’aspetto ariano. Dire che non sono amati sarebbe un eufemismo: grande differenza d’età, villa in Sardegna, giro di amici intenazionali, abitudine a subaffittare l’appartamento durante le loro assenze. E non sono neanche proprietari.

Il gruppo nemico necessita senz’altro di un post a parte. Intanto familiarizzatevi con questi primi personaggi ed interpreti…

Tensione nell’aria


Ieri è stata decisamente una serata no. Nel condominio continuano i mormorii e i tentativi di alleanze dell’ultim’ora, in attesa della fatidica “riunione straordinaria urgente” di oggi. Nizam era preoccupatissimo perché c’è stato un terremoto in Turchia, il cui epicentro era la sua città. Nessuno si è fatto nulla, pare, ma la casa ha subito danni gravi. In ufficio da me ieri come oggi si respira un clima molto teso, forse perché la mia collega è malata da vari giorni e i contrattempi si accumulano, forse perché non si capisce bene che direzione dobbiamo prendere. Mettiamoci anche la crisi di governo e il quadro è completo.

Meryem ha ricevuto in regalo il suo primo completino da signora, pantaloncino scampanato e camicina vezzosa. Io invece ho avuto una specie di sonaglino tondo di metallo da portare lungo sulla pancia (pare che si chiami “bolla messicana”, ma questa è fatta in Tibet) in modo che a ogni passo tintinni. Avrebbe un effetto rilassante per la bambina. Per ora l’unico risultato evidente è accorciare di molto le distanze tra me e una mucca al pascolo. Non che ci fosse molto gap da colmare…

Antropologia condominiale


Vedo con piacere dai commenti di non essere un caso poi così unico. Molte italiane, evidentemente, hanno optato per un “prodotto di importazione” come compagno di vita…

Oggi si preannuncia una giornata lavorativa moscia e piena di piccole seccature (oddio, speriamo che restino piccole). E soprattutto, reggetevi forte: giovedì avrò una “riunione straordinaria di palazzina”, che si preannuncia come una vera e propria resa dei conti. Come recita la convocazione, siamo stati convocati “in seguito alle numerose problematiche sorte tra i condomini”. Fieramente posso dire che una delle più scottanti è il cavo della mia parabola.

Sarà sicuramente l’occasione per un primo gustoso post sul condominio (reggiti forte, Panzallaria!). L’unica cosa che spero è di non agitarmi troppo, perché ci scherzo tanto, ma alla fine anche a me saltano i nervi. La mia infanzia è stata segnata dal ricordo di mio padre che tornava paonazzo dalle riunioni condominiali, in cui comunque non riusciva in alcun modo a far valere le sue ragioni. A un certo punto mia madre gli ha proibito di parteciparvi: dopo che l’ingegnere ingaggiato dal condominio gli ha sostenuto che le infiltrazioni d’acqua dal soffitto del nostro appartamento dopo ogni pioggia (quello di sopra si era fatto un terrazzo abusivo senza alcuna impermeabilizzazione) dipendevano dal fatto che mia madre cucinava troppo spesso il minestrone, ha rischiato il colpo apoplettico.

Ma da giorni sento da amiche, sorelle e colleghe racconti di riunioni di condominio ai limiti della realtà: distinti ex militari ottantenni che vengono alle mani con ragazze di trentanni (“io l’ho presa per il naso – in senso letterale -, ma lei prima mi ha tirato le orecchie”); affermazioni perentorie in barba alle pari opportunità (“signorì, ma nun ce lo sa che alle riunioni ce si mannano i mariti?”); gustosi episodi di corruzione di giardinieri perché taglino alberi all’insaputa della proprietaria del giardino (le inquiline dell’ultimo piano che calano dalla finestra cestelli pieni di dolci e caffé per ingraziarsi gli operai ingaggiati dalla nemica, rea di far crescere piante pericolose quali il glicine – “ci si arrampicano sopra li sorci”).

Mi dicono che la trasmissione “Racconti di vita” su Rai 3 ha dedicato una puntata ai condomini: ma credo che ci vorrebbero minimo minimo un paio di voluminosi saggi di antropologia…

Mi candido


Abbiamo passato un fine settimana tranquillo, inaugurato dalla decisione pienamente cosciente di fregarmene di pulire casa. So che me ne pentirò, ma due giorni di pieno ozio non hanno prezzo. Pare che abbiano cominciato a togliere le impalcature dalla facciata: questo ci consentirà finalmente di accedere ai balconi e di sgomberare l’ex studio da oggetti impropri, tipo l’armadio degli attrezzi e simili mostruosità ingombranti e polverose. Immagino che ciò potrà dare nuovo impulso all’allestimento della cameretta della bambina. Ok, faccio outing: a giugno nascerà mia figlia. Chissà perché fino adesso avevo tanta paura a scriverlo. Quasi tutti i due o tre che leggono lo sanno già.

Tutto procede bene, pure troppo. Ancora non realizzo bene cosa stia succedendo e mi spazientisco se ogni tanto mi sento più stanca o più impacciata. Sono fiera di presentare la mia candidatura al club delle mamme sgarrupate. Io ho la pretesa di sentirmi persino un po’ più sgarrupata delle altre, ma questa è la solita presunzione della primipara attempata. Vabbé, insomma, noi speriamo che ce la caviamo. E intanto ci godiamo quello che c’è.

Ostilità strutturali


Altro che inquietudini del passato, qui qualcuno mi ha fatto il malocchio! Ieri mi si è intasato il non-so-come-si-chiama (pozzetto?) del bagno, con immediato allagamento del medesimo e di mezza casa a seguire. Oggi per qualche misteriosa ragione non dispongo di acqua fredda: esce solo bollente, altrimenti nulla. E vabbé, allora ditelo.

E devo anche andare dall’amministratrice, per l’ennesima avvincente discussione su se e quanto il cavo della mia parabola deturpi la facciata (manco abitassi a Palazzo Farnese). Nel frattempo mia madre si è convinta che i simpatici condomini verranno certamente a sgozzare me e la mia futura creatura (la tv insegna). Vabbé che Nizam è extracomunitario, ma non spaccia, non è in carcere e tutto sommato non morde…

Ma il mio condominio meriterebbe almeno un post a sé (Panzallaria insegna). Un giorno lo scriverò.

Aggiornamento: l’amministratrice non l’ho trovata. Per consolarmi ho fatto dei biscotti al cioccolato…

Via il cammello


Ieri sera mi sono tolta dal collo una catenina che portavo fin dal 1999, con un piccolo cammello d’oro che mi faceva un po’ da totem. Mi è dispiaciuto, perché significa molto per me. Il cammello negli anni è diventato un po’ il mio simbolo: un animale non famoso per la sua leggiadria, ma resistente, fedele e incazzoso quanto basta. Ma spero che questo gesto scaramantico interrompa l’assalto dei fantasmi con cui combatto da tutta la settimana. Ieri ho ricevuto persino la telefonata di uno sconosciuto che mi chiedeva se il “signor B.” (il mio ex marito) avesse messo in vendita l’appartamento in cui vivo. La solita telefonata stupida, ma tutto sommato un po’ curiosa, sia perché l’appartamento è sempre stato esclusivamente mio da prima di sposarmi (e tale, ovviamente è rimasto con la separazione), sia perché il mio numero sull’elenco telefonico è da sempre stato intestato a me, con il mio cognome da nubile. Insomma, pare che tutte le circostanze concorrano a rendermi inquieta.

Quindi via il cammello, o almeno via quel cammello. Speriamo di aprire una nuova fase.

Col senno del poi


Stanotte ho fatto un sogno che mi ha lasciato molto scossa. Mi sento in qualche modo intrappolata mio malgrado da qualcosa che davo per superata. Possibile che proprio ora, in prossimità di una svolta decisiva della mia vita, mi tornino fuori “magagne vecchie”? O forse è la guerra con i miei condomini che mi evoca sensazioni sgradevoli? Certo, se devo essere onesta la tensione c’è tutta ed è giustificatissima (mica sono Wonder Woman!).

Il punto più grosso e importante continuo a passarlo sotto silenzio in questo blog. Ed è perché non mi sento del tutto al sicuro, qui in rete. Bene o male – piuttosto male – ho alle spalle una separazione abbastanza recente. Ammiro molto quelli che sono capaci di “restare amici”. Io non ne sono affatto capace e anzi, più il tempo passa, più mi pare che il rancore cresca. La verità vera è che mi rendo conto con chiarezza sempre maggiore dell’entità della cavolata fatta a sposarmi. Di quanto avrei avuto tutti gli elementi per capirlo già allora. Mi fa una gran rabbia, non so come dirlo altrimenti. E me lo fa anche per tutti gli impicci “burocratici” e non solo che questo comporta. Prima di ottobre 2008 non potrò iniziare le pratiche per il divorzio e fino a quanto non lo avrò ottenuto, evidentemente, non sono del tutto in grado di sentirmi libera.

Questo nonostante il fatto che nel frattempo le cose per me abbiano preso una piega inaspettatamente bella, dal punto di vista sentimentale. Mi sento molto felice e appagata come non solo non sono mai stata, ma non avrei nemmeno pensato possibile essere. Restano però molte, moltissime ombre e complicazioni. Non dipendono tutte da me e dai miei errori del passato, ma certo io avrei potuto combinare qualcosa di meglio in questi 34 anni di vita. Non sposarmi, ad esempio. E si ritorna al punto precedente, inesorabilmente. Non avevo realizzato appieno quanto la situazione mi pesi.

E se non porta la fusciacca?


Grazie a Sherif El Sebaie (http://salamelik.blogspot.com/) per la segnalazione di questo esilarante articolo di Michele Serra su Magdi Allam, apparso su Repubblica.

Seguo con attenzione e rispetto il lavoro di Magdi Allam, che sul “Corriere” ci segnala, con puntiglio, fatti e protagonisti dell’estremismo islamista. Soltanto che, leggendolo, spesso mi chiedo: ma esisterà pure, da qualche parte, un imam molto mansueto? Un musulmano devotissimo, eppure pacioso? Un marito arabo gentilissimo con la moglie? Una comitiva di sunniti simpatici, o di sciiti affabili? Un harem allegro, perfino? Se esistono, per cortesia, Magdi ce lo riferisca. A leggerlo adesso, difatti, con quella trafila interminabile di arabi maneschi, terroristi o complici, fanatici che minacciano, imam che aizzano, mi viene un’ansia incolmabile. Se incontro un arabo per strada, nei minuti immediatamente successivi alla lettura di Allam, sospetto che nasconda un pugnale nella fusciacca, come nei libri di Salgari. E se poi non ha la fusciacca, come di solito avviene, l’individuazione del pugnale diventa ancora più ardua, e l’ansia aumenta. E dunque: che cosa le costa, gentile Magdi, presentarci ogni tanto anche qualche scena islamica rassicurante? A costo di edulcorarla, guardi. I fanatici, per giunta, in mezzo alla normalità risaltano meglio, e sono più facili da smascherare.

Stop


Sono a casa con il raffreddore e la febbre. Credo che il mio fisico mi abbia imposto uno stop, visto che non avevo il buon senso di prendermelo da sola. La settimana scorsa è stata difficile, specialmente dal punto di vista emotivo. E’ arrivato l’inverno, alla fine. E starsene rintanata sotto un piumone fa proprio piacere… La pigrizia è una bella invenzione, una volta tanto.