Il reality si è felicemente concluso. Non mi sembra vero. Mi sembrava impossibile, ma questo tempo è passato e tutto è andato abbastanza bene. Meryem ha rimediato un sacco di regalini dalla Turchia, incluso un tappeto per la sua camera. Niente kilim o simili, ma è spesso e morbido e a lei piace da impazzire. Il fratello di Nizam si è fidanzato ufficialmente e mi ha mostrato fierissimo le foto della fanciulla (e del depezzamento della pecora consumata nell’occasione!). Trattasi di creatura filiforme al limite dell’anoressico. Alla faccia del luogo comune che vuole che le donne orientali belle perché in carne. Anche la nipote di Nizam (18 anni) sembra una modella milanese (ma con gli occhi e i capelli da Sherazade): taglia 40. Quando sono andati insieme a comprarmi una gonna, taglia 48, pare che la commessa abbia commentato: "Ah, molto robusta!". Ma dico io, possibile che debba suscitare commenti sulla mia stazza pure nelle più remote regioni dell’Anatolia?
Reality, giorno ventidue. I concorrenti si preparano all’incontro finale. Resta un briciolo di suspance: andrà tutto per il verso giusto?
Aggiornamento. Finora i viaggiatori hanno scampato per mero miracolo un tremendo incidente d’auto sul tragitto verso l’aeroporto. Le ultime notizie li vedevano ad Istanbul, pronti a imbracarsi sul volo per Roma. La santa sorella (mia sorella, non una suora, eh?) che li preleverà a Fiumicino sta scaldando i motori della nostra macchina, di cui ho recentemente pagato la salatissima assicurazione. Ce la faremo?
Aggiornamento2. Solo il volo di quell’ansioso di Nizam poteva arrivare in anticipo! Secondo il sito dell’aeroporto, arriverà mezzora secca prima. Le possibilità che mi trovi a casa ad aspettarlo si assottigliano….
Reality, giorno ventuno. Confessate, vi mancherà questo countdown… Strano a dirsi, sono esausta. Ieri Meryem è crollata addormentata alle sette, con l’ultimo boccone di passato di carote e patate ancora in bocca. Io l’ho seguita pressoché a ruota. E poi dico che non ho tempo per scrivere dotti articoli scientifici…
Reality, giorno venti. Man mano che mi avvicino alla meta, mi sembra di avere meno sprint. Una specie di calo di tensione… Ma, una volta di più in sintonia con Panzallaria, raduno le forze e mi esprimo. Bisogna fare e dire qualcosa contro questa riforma delle elementari e dell’università. Ma aggiungo anche: bisogna fare qualcosa contro gli emendamenti proposti dalla Lega non solo in merito alla scuola, ma anche sulla sanità per gli stranieri. Ora non ho tempo né energie, a dirla tutta. Ma ieri sentire un leghista che diceva in tv che sì, c’è qualche migliaio di persone che manifesta, ma tutte le altre evidentemente sono d’accordo mi ha fatto venire voglia di mettermi in uno stato di mobilitazione permanente. Anche se poi non mi è chiaro chi guadagnerebbe lo stipendio al posto mio, chi nutrirebbe mia figlia, che svolgerebbe quel minimo di incombenze domestiche a cui faccio ancora fronte. Forse mi servirebbe una controfigura manifestante.
Reality, giorno diciannove. Prima che la guerrigliera si svegli (stanotte stranamente ha lagnato assia, spero che non covi qualcosa), rispondo brevemente a un post di Panz a proposito di Facebook. Approvo il paragone con gli SMS, con questa rettifica: gli SMS e anche Facebook sono la salvezza per i timidi del telefono, come me. Io molto raramente mi metto proprio a telefonare. Comincio a pensare in rapida successione: magari dorme magari rompo magari sveglio qualcuno (anche se sono le cinque di pomeriggio) magari mangia magari mangia sua zia magari sta vedendo la televisione magari mi odia e non mi vuole parlare magari non si ricorda neanche chi sono. Con gli SMS ho trovato la mia via di fuga: io scrivo, stabilisco un primo contatto, poi si vedrà. Lo stesso in realtà ho trovato con il blog: io non sono il tipo che attacca bottone a qualcuno sull’autobus, ma così, tra commenti e privati, mi sento più autorizzata. E Facebook è tutto ciò all’ennesima potenza, senza i contenuti di un blog (cazzeggio puro, dunque), ma con il vantaggio di avere un potente mezzo tecnico che spinge alla carrambata, come ben descrive Panz. A me piace proprio!
Reality, giorno diciotto. Incredibilmente, pur essendo sabato, sono in ufficio. In attesa di un’australiana che mi auguro arrivi sul serio.
Reality, giorno diciassette. Telegraficamente per dirvi che sono a casa e tra meno di un’ora riabbraccerò la mia piccolina. Tutto è andato bene in mia assenza e tutto è andato abbastanza bene anche a Berlino (era Birkenwerder, non Birkelwalder). Magari più tardi cerco di raccontarvi. Ora sono solo felice di essere qui.
Aggiornamento. La cronaca, dunque. In compagnia di un gesuita tecnicamente mio superiore, che mi ha riservato una sorpresa dopo l’altra (ferratissimo su dee-jay alla moda e locali in varie città del mondo, ma anche conoscitore di musica alternativa di vario genere, tipo quel gruppo tedesco che ho postato tempo fa; maestro di taglia e cuci; astemio, ma frizzantissimo animale di società), mi sono trovata in una casa di ritiri che più ritirata non si poteva. Il villaggetto al margini della foresta era immerso nei colori spettacolari di un autunno da cartolina, che ci ha colpito già dai finestrini dell’aereo. Quando un mio amico tedesco si è accinto a raggiungermi per la serata, il navigatore della sua Smart ha sentenziato: "questa destinazione non si può raggiungere". Ciò nonostante, la prima sera sono evasa da una riunione di direttori europei più sfilacciata e depressa del solito per andare qui. Semplicemente surreale, Tre piani di pagoda kitch in mezzo a una desolatissima campagna della Germania est. Qui potete anche vedere le fasi della sua costruzione…
Il resto del tempo è passato come da programma. Ho fatto conoscenza con nuovi personaggi, tra cui un maltese che potrebbe tranquillamente impersonare un Cavaliere di Malta medievale e un tedesco che assomigliava in modo impressionante a un mio amico palermitano (con la differenza, abbastanza rilevante, di essere molto molto scostante). E finalmente ieri avevo il mio pomeriggio di libertà a Berlino. Dopo lunga riflessione, ho fatto un paio di scelte estreme. Ho messo a punto un programma di massima rigorosamente individuale e, scesa dal pullman, mi sono incamminata da sola di buon passo verso le tappe del mio viaggio tra passato e presente. Ho già detto che amo Berlino. Che ho vissuto in quella città momenti importanti e diversi. Io e i miei fantasmi abbiamo puntato, a braccetto, verso il Pergamon Museum. Non mi smentisco mai: chiusura straordinaria, solo questa settimana. Con una sorta di trasporto esitante, ho proseguito: Unter den Linden, Università e poi strade, stradine, isolati normali, quartieri silenziosi, giù verso Kreuzberg. Kreuzber è stato più volte il mio miraggio. Ricordo di averlo cercato, una volta, con un mio collega di università e di essermi arresa dopo ore, accontentandoci della vista di un palazzone carico di parabole. Questa volta ce l’ho fatta. Mi sono teletrasportata in Turchia. Ho camminato per alcuni isolati affiancata da vecchi in shalvar (pantaloni a cavallo basso), ragazze con foulard colorati e lunghe ciglia, bambini scorrazzanti e felici a fare la spola tra il Lidl e il supermercato turco.
Poi le cataratte del cielo si sono aperte. Una fracicata storica sui miei pensieri e sui due chili di tè turco Mevlana che ho acquistato. Il mio ritorno ad Alexanderplatz è stato un po’ precipitoso e la tappa al Museo Ebraico (di cui ho persino parlato un po’, una volta in un post) è saltata. La pioggia è cessata, io ho rallentato il passo. Giusto un’altra tappa, sulla porta di una sala da bowling. E poi ancora lungo una stazione, un marciapiede di luci e di locali che mi ricordava un appuntamento un po’ ingessato con un serissimo studioso tedesco di documenti islamici della Palestina. La serata è finita con tutta la compagnia in un eccellente ristorante turco. Amen. Ma Berlino è sempre Berlino, anche se mi ha regalato una bella tosse.
Meryem in mia assenza se la è spassata dalla nonna, servita e riverita, monitorata dalle zie. Oggi, quando la sono andata a prendere al nido, ha fatto un sorriso luminosissimo. E’ sempre più bella.
Reality, giorno quattordici. Sono in partenza! Per la cronaca, vado a Birkenwalder (che non penso affatto che sia nella Foresta Nera).
Accontentarsi
Reality, giorno tredici. Ieri sera una cenetta tra donne mi ha rimesso al mondo. Ospitalità della casa ai minimi termini: giocattoli ovunque, briciole di biscotto sul pavimento e vistose tracce di pennarello sul divano (io mi credevo tanto furba… secondo voi quanti minuti ci ha messo ad imparare a liberare i colori dal tappo antisoffocamento?), frigorifero pressoché vuoto. Detto fatto, mentre mettevo a letto mia figlia (che non ha fatto alcuna storia, brava piccola), una delle invitate ha trasformato un tristissimo pacco di spaghettini comprati per errore in un eccellente (e ahimé unico) piatto (“similtagliolini al limone”). Ci siamo bevuti una bottiglia di rosso moldavo regalo del portiere di casa di mia madre e abbiamo chiacchierato con tutta tranquillità di argomenti vari. Un piacere tranquillo, quello che serviva.
Stasera mi trasferisco da mia madre, in preparazione della partenza di domani. Sono un po’ agitata, diciamo il giusto. Presumo che il reality subirà un’interruzione delle trasmissioni, non credo che dal paesello nella Foresta Nera alla periferia di Berlino avrò la possibilità di postare. Incrociate le dita per me, per la guerrigliera e per tutti coloro che la accudiranno in mia assenza!
Quiete
Reality, giorno dodici. Ieri ho fatto tardissimo (almeno per i miei standard) perché mi sono incantata a vedere questo film. E ancora non capisco se mi è piaciuto o no. Poche certezze: la tematica è insolita e sembra funzionare (forse dovrei leggere il libro?), la bambina protagonista è bellissima e brava, le pecche di ritmo e di recitazione sono altrettanto evidenti. Ma non sono riuscita a smettere di vederlo.
Oggi, forse per il sonno, sono meno lanciata di ieri. Opterò per una domenica tranquilla. Ci siamo fatte una passeggiata silenziosa in quartiere e a Villa Sciarra, guardando i cani che giocavano e, nel mio caso, spendendo una piccola fortuna per il lusso di sentire la voce di Nizam.