Reality, giorno undici. A Meryem hanno regalato dei pennarelli e solo ora ne ho capito l’uso consigliato: farcela giocare tenendoli rigorosamente tappati. Oggi abbiamo passato una bella giornata da zingare in una Roma dalle temperature estive, con il cielo blu che mi solleva lo spirito, la giusta dose di shopping compulsivo (per lei, of course) e un po’ di sane chiacchiere con un’amica mamma.

In Turchia celebrano il fidanzamento del fratello di Nizam (nostro coinquilino). Altro agnello sacrificato alla causa del giubilo familiare. Per fortuna tra undici giorni rientrano, altrimenti gli ovini nell’Anatolia sud-orientale sarebbero a serio rischio estinzione.

Piccola precisazione: il nome corretto del gruppo di qualche post fa è "Spacciatori di sogni", senza code moralistiche. Esistono da circa 6/7 anni come laboratorio musicale dell’ Istituto Maria Immacolata di Via Tor de’ Schiavi (Roma). E sono bravi da morire.


Reality, giorno dieci. Ho resistito impavida allo sguardo di disapprovazione totale della maestra del nido alla notizia della mia partenza. Secondo il loro modo di vedere, la mia bimba è infelice e traumatizzata da questi continui cambiamenti e stravolgimenti. Che poi, a dirla tutta, sono ben poca cosa rispetto agli stravolgimenti subiti dal loro personale. Comunque la piccola non mi pare affatto traumatizzata. Ecco, forse all’asilo non si diverte granché. Ma sinceramente non mi pare che ci siano gli estremi per condannarci per abbandono di minore. E la minore in questione non mi pare particolarmente infelice o traumatizzata. Ho dunque scucito l’esorbitante retta mensile con il sorriso sulle labbra e mi sono ripetuta che la guerrigliera è forte e sopravviverà anche a questo.

Il fine settimana sarà dedicato alla stesura del piano di battaglia per la settimana prossima: valigia intelligente per me, trasferimento di quanto necessario per lei a casa della nonna. Praticamente un trasloco. Al lavoro ostento la stessa finta nonchalance collaudata per il nido. Chissà che prima o poi mi convinca che sono all’altezza.


Reality, giorno nove. Frenetica attività e moderato ottimismo. Anche questa settimana dovremmo averla sfangata. Domani la piccola derviscia torna al nido. Ieri sono entrata da Feltrinelli per comprarmi un tostissimo saggio di sociologia da recensire per la rivista di Astalli. Ne sono uscita con il libro di Elasti. Meglio, molto meglio!

Notizie dalla Turchia, via SMS. "Tutto bene. Ieri qui a Diyarbakir sono morti cinque militari". Gulp.

Aggiornamento serale: Avevo in programma una serata di studio duro e puro, con concordanze e testi biblici sparpagliati sul tavolo e il sacro zelo per radici semitiche (giustamente) ignote ai più. Mi proponevo una caccia accanita a prostitute sacre e riti orgiastici annidati dietro apparentemente sobri versetti profetici. Ma mi sono finita il libro di Elasti. La storia delle religioni forse ad oggi conta una nota a pié di pagina in meno. Ma io ho passato una piacevolissima serata.


Reality, giorno otto. Sono tornata al lavoro, lasciando una guerrigliera indignata e urlante tra le braccia della tata. Mi sento un po’ meglio, anche perché la fanciulla, bontà sua, ha dormito tutta la notte. Piccola confessione: la settimana prossima devo partire per tre giorni e mezzo e sì, sono preoccupata, mi sento un po’ in colpa… ma sono anche elettrizzata! A parte oceaniche riunioni di lavoro (ma in una compagnia che in verità mi piace abbastanza) il programma prevede un intero pomeriggio libero a spasso per Berlino e una cena offerta dai Gesuiti tedeschi al ristorante turco (viva viva l’intercultura)! Io amo Berlino. Specialmente Berlino est. Credo davvero che potrei viverci, almeno per un po’. Ci ho vissuto bei momenti della mia vita, ma non è solo questo. E’ una città affascinante, con cui mi sento in sintonia. E’ Germania, ma fino a un certo punto. Convivono in giusta dose civiltà e caos, tradizione e guizzi inaspettati, addirittura disorientanti. Dunque questa madre degenere è fermamente intenzionata a godersi l’inaspettato regalo della sorte (se avessi saputo il programma in anticipo probabilmente sarei rientrata mezza giornata prima, ma ormai il biglietto è fatto…). E non sottovalutiamo un altro elemento: questa partenza porterà via una bella fetta della seconda settimana senza Nizam.


Reality, giorno sette. Ovvero, ultimo giorno della prima settimana. Pillola di saggezza del giorno: una bambina malata ha molta, molta più energia di una mamma malata.

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In fondo è tutta una questione di tempismo. Di prontezza di riflessi, efficienza e multitasking. Appena la fanciulla crolla addormentata per quella mezzoretta, scatta il piano d’azione. Finocchi al forno, zuppa a sobollire, mirata azione di contrasto al caos che comunque avanza (la guerrigliera ora ha imparato ad afferrare dagli scaffali – anche alti – libri, CD, DVD, non ché ad aprire gli spertelli della cucina e accedere a tazzine, piatti, pentole,coperchi… La mia regola di oggi è: intervenire solo per scongiurare danni irreparabili. Tutto ciò che non è facilmente frangibile o che non ha spaventevole valore affettivo, viene abbandonato alla curda). Nel frattempo, comporre una newsletter, impostare il famoso articolo che no, non è ancora finito, ma lo sarà presto, vostro onore, lo giuro e chattare su skype con i colleghi per dare l’impressione che, malattia o no, io gestisco tutto lo stesso.

Intanto Nizam viaggia verso Diyarbakir/Amed, potenziale capitale del Kurdistan turco nonché città antichissima e immagino meravigliosa. "Fa caldo troppo", scrive il viaggiatore, poco convinto. Mi sa tanto che stasera, giunti a casa della sorella di Nizam, un’altra pecora ci lascerà le penne.


Reality, giorno sei. Stamattina facevo parte della schiera di mamme fisicamente distrutte in attesa della pediatra. In un concerto di tossi catarrose e starnuti, la pediatra (influenzata anche lei) mi ha prescritto un antibiotico. Trattasi di gola molto malconcia, con orecchio che minaccia di unirsi quanto prima. Quanto a me, barcollo pericolosamente. Ma sono sempre qui, decisa a portare a casa il risultato. Nella fattispecie, un articolo da mille parole.

Domenica bestiale


Reality, giorno cinque. Nessuno mi aveva avvertito, ma al quinto giorno scatta un upgrade di difficoltà. Meryem assomma in sé tutti i malesseri che abbia mai avuto finora: febbre alta notturna, tosse, raffreddore, diarrea, piaghette da pannolino, denti che spuntano. Se vi diverte, ipotizzate pure quali sintomi siano tra loro correlati. Comunque li ha tutti. E io, nel mio piccolo, mi sento montare una bella influenza tradizionale. Una domenica bestiale, non c’è che dire.

Con occhio vitreo


Reality, giorno quattro. Mattina produttiva e densa di imprevisti. Abbiamo acquistato le scarpette invernali, fatto un po’ di spesa, preso la grandine in testa (quando siamo uscite il cielo era terso e azzurro…). Arrivati a casa, con perfetto tempismo, la guerrigliera sta facendo una pennica e io ho letteralmente colto l’attimo per farmi una doccia e iniziare a cucinare. Et voila, ecco la sorpresa. Scarto il pacchetto regalatomi ieri da mia sorella Serena, aspettandomi di trovare un filettino di merluzzo… e mi trovo invece faccia a faccia con un pesce a forma di pesce. Intero, compreso di occhio vitreo. Gasp. Io voglio tanto bene a mia figlia, per cui non l’ho buttato in pasto all’elefante dello sciacquone (vedi post reality, giorno uno). Il mio amico Pietro mi accusa di pretendere che i merluzzi vivano allo stato di filetto. Niente di più falso. Vivano pure nella forma che preferiscono, con la loro testa e le loro branchie. Ma se morissero in forma di filetto, io non farei obiezioni. Ho messo a bollire una pentola d’acqua in cui tuffare l’animale. Più tardi capirò come affrontare la situazione.

Aggiornamento: avevo vinto io. Bollito, spellato, decapitato. Ma poi lui ha dato un colpo di coda (sebbene avessi staccato anche quella): era pieno di spine piccolissime. Non vorrei soffocare l’erede, specialmente dopo tutta questo sforzo emotivo. Mi toccherà mangiarlo io.

Spacciatori di sogni


Non sono bravi, questi ragazzi? Io sono rimasta davvero folgorata… Fanno musica di tutto il mondo, dai canti piemontesi a quelli finlandesi, dalle nenie rom ai brani sudamericani. Si accompagnano con strumenti di tutto il mondo. E poi sono giovani, puliti, normali. Frequentano una volta a settimana un laboratorio pomeridiano di musica nella loro scuola (o ex scuola) di Centocelle. Alcuni sono assidui fin da quando andavano alle elementari.

E questi sono loro da noi, all’oratorio del Caravita. Hanno tenuto l’attenzione di 400 studenti e hanno persino fatto ballare Giovanni Anversa, che presentava. Se guardate bene, si vede Massimo Wertmuller, in prima fila che fatica a stare fermo… Un giusto tributo al loro giovane maestro, Mauro Gemelli, che tra l’altro è stato così carino da darci una mano a governare i bizzosi microfoni dell’Oratorio.

Avanti…


Reality, giorno tre. Bambina sfebbrata, sorella attivata per la ripresa… Tutto sembra andare per il meglio. E’ venerdì, non so se rallegrarmene (come gestirò i fine settimana?), ma direi che lo farò. Resistere, resistere, resistere.