Oggi sono proprio moscia. Avrei mille cose da fare, ma mi sento del tutto priva di energie. Diciamo che oggi me lo posso anche concedere, ma domani urge una botta di efficienza. Bisogna organizzare la trasferta in Toscana: ultimi acquisti, bagagli, studio dell’itinerario… Sto prendendo dei pasticconi effervescenti per integrare vitamine, minerali e chi più ne ha più ne metta. La pubblicità fa vedere una tipa scattantissima che scala l’Everest, poi corre a una riunione in ufficio, un attimo dopo è a casa con i bambini e in un istante è pronta per un torneo di tennis. O qualcosa del genere, non ricordo bene. Non è che io ambisca a tanto. Ma mi servirebbe una piccola ricarica.


Oggi, dopo un weekend abbastanza intenso, abbiamo avuto la visita di controllo dalla pediatra. La belvetta è sana come un pesce: 5,3 kg per 57,5 cm. Speriamo che continui così e che il mio latte resti abbondante. In compenso la dottoressa mi ha trovato un po’ sbattutella e mi ha raccomandato di fare un emocromo di controllo. L’obiettivo è tenere in vita anche la madre,oltre che la pupa… Confermo la buona impressione fattami da questa dottoressa: rapida, simpatica, concreta e di buon senso.

Come dicevo, nel weekend ci siamo dati abbastanza da fare: shopping da saldi (più per girare che per comprare, a dire il vero, anche se qualcosa l’abbiamo portato a casa) sia vicino casa che al centro commerciale e merenda a Villa Celimontana per festeggiare i due anni della bimba di un’amica. Era buffo vedere Meryem, tutta scuretta, a confronto con quattro bimbi biondi dalla pelle nivea… Comunque è stato molto piacevole e in un certo senso con questo invito abbiamo sentito ufficializzato il passaggio alla "categoria genitori"!


Oggi mi sento molto casalinga disperata. Dopo molti tentennamenti mi ero decisa a far venire una signora filippina a fare le pulizie tre ore a settimana. Ebbene, sono tre settimane consecutive che mi dà buca. Oggi, in particolare, senza neanche avvisarmi. Le pulizie, sia pur minime, a questo punto sono irrinunciabili. E va da sé che Meryem stamattina si è svegliata di umore mefitico (sarà perché stanotte ha dormito sette ore filate?). Dopo un numero x di tentativi interrotti da pianti disperati, me la sono piazzata nel marsupio e ho cominciato a pulire il pavimento. Se muore tanto dalla voglia di partecipare, si accomodi. Io al suo posto avrei optato per la pennica in carrozzina. De gustibus. Giuro che appena camminerà il posto è suo!


Oggi ho sfrondato un po’ il guardaroba della principessa, cercando di riporre ordinatamente quello che non le entra più e quello che non metterà mai per motivi climatici. Il fatto di non averle comprato praticamente nulla, perché siamo stati omaggiati da più parti di pacchi interi di vestitini praticamente intonsi, fa sì che ogni volta che li riordino scopro nuove cose che non avevo notato. E’ un po’ come aprire pacchetti regali tutte le volte… Adesso mi impegnerò a passare il passabile alle prossime mamme. Abbiamo già due candidate, che spero apprezzino quanto ho apprezzato io. Ci sono in particolare un paio di tutine lunghe di spugna che avrei tanto voluto mettere a Meryem, ma che le starebbero a malapena adesso (e con questo caldo non mi pare il caso). Ci sarà una sorta di destino che porta le tutine verso il bimbo a cui erano destinate? Penso in particolare ai regali mai messi, categoria di cui ho usufruito (splendida tutina con giraffa Naj Oleari) e che a mia volta ho provveduto a rimpinguare con gli omaggi di gente poco pratica di taglie di neonati, o che semplicemente ha fatto congetture erronee sulle misure del bisonte, oops della bimba.

L’altra novità è che mi sono fatta male alla schiena sollevando la vaschetta del bagnetto (sì, lo so, non si deve fare mai, altrimenti ci si fa male alla schiena!!!). E che ho iniziato a rileggere gli Harry Potter. Ora sono al terzo. In memoria dei tempi in cui ero una sorta di fan (poi ho avuto un piccolo rifiuto, dovuto a vicessitudini traumatiche), ho aggiunto qui accanto un link a una scemenza che scrissi dopo aver letto il secondo, quando ancora pensavo che nella vita mi sarei occupata di storia delle religioni o simili (e credevo ancora a Babbo Natale, ovviamente).


Sempre della serie "mamme degeneri", oggi per la prima volta dal parto sono sola in casa… Meryem è a spasso con gli zii. Io sono andata a farmi una cera (forse domani potrò fare un tuffo in piscina, non so se mi spiego) e mia sorella ha preso la piccola e l’ha portata con sé a fare commissioni. Dovrebbero tornare tra una mazzora, per cui la separazione sarà durata un’ora e mezza in tutto, ma mi sento lo stesso un po’ strana! Comunque ho la sensazione di aver assunto nuovamente una sembianza quasi umana, essendomi liberata della pelliccia da camoscio della Val d’Aosta. Oggi ho persino affrontato la fatidica prova costume (nero, intero, lo stesso da 7 anni) e vi dirò, il risultato non era tanto più catastrofico del solito. Sarà che le rotondità ci sono sempre state. E’ un po’ come la storia che chi è brutta invecchia meglio di chi è bella, perché lo standard non si abbassa altrettanto drammaticamente…

Il ciuccio


Ho una terribile confessione da farvi. Era il 22 luglio scorso, giorno delle elezioni in Turchia. Era sera e Meryem urlava per motivi non meglio specificati mentre il suo papà cercava di capire l’esito del voto nel suo paese di origine. E’ stato allora che, vincendo tutti i miei scrupoli di coscienza, ho estratto dal pacco dei campioni gratuiti l’arma segreta: il ciuccio. L’effetto è stato miracoloso: da urla a sonno profondo in meno di 4 minuti. Nei giorni a venire in realtà bisognava lavorarci un po’. Ma è comunuqe un utile strumento. Dicono che dà dipendenza e lo confermo: ioe Nizam ne dipendiamo abbastanza, pur facendone un uso abbastanza contenuto. Ma risparmiarsi quell’oretta, oretta e mezza di creative passeggiate saltellanti su e giù per il corridoio con una sirena fissa nel timpano, diciamocelo, non ha prezzo. Col passare dei giorni anche i miei tremendi sensi di colpa si sono attenuati, anche perché il piccolo bufalo continua ad attaccarsi al seno con il solito zelo e non sembra confusa dalle diverse tecniche di suzione…

Aggiungo qui un pensiero che forse, tecnicamente, dovrei postare sull’altro blog. Ho saputo oggi della morte di un ragazzo afgano di appena 16 anni, che frequentava la scuola di italiano del Centro Astalli. Io l’ho visto solo un paio di volte, ma le mie amiche insegnanti lo hanno seguito quasi dal momento del suo arrivo in Italia. Ora un aereo militare riporterà la sua salma alla madre, a Kabul. Che destino ironico. Viaggiare anni, partendo da bambino e attraversando le peripezie più inimmaginabili per arrivare in Europa, la terra delle opportunità, un posto dove sulla carta morire è infinitamente più difficile. E poi trovarsi senza vita in un letto di ospedale di Roma. Morire a 16 anni, proprio quando una strada sembrava aprirsi, suona così ingiusto. Ma ancora più ingiusto è il fatto che noi possiamo vivere ignorando completamente quante persone abbiano un destino del genere.


provaseppia

Ecco una foto un po’ "artistica" di me con la piccola. Gli effetti mirano a camuffare quanto vengo male in fotografia. Notare il nuovo taglio dei capelli e il naso che spero che Meryem non erediti…

Noi e Ringhio, parte seconda


Burocrazia parte seconda. Oggi di buon ora eravamo in fila al municipio per procurarci l’atto di nascita (o piuttosto l’estratto del medesimo) chiestoci da Ringhio. Premetto che io sono una fan del Comune di Roma, non si sa bene per quali arcani motivi. Mi avvalgo con soddisfazione del numero gratuito 060606, che fornisce informazioni di ogni genere e finora mi aveva sorpreso per la sua efficienza. Diciamo che ultimamente si è dimostrato un po’ in ribasso (un’operatrice mi aveva sostenuto che Nizam doveva richiedere un nulla osta in ambasciata per riconoscere sua figlia…). Ma io imperterrita confido. Per questo questa mattina ero ingenuamente fiduciosa. “Rilascio a vista” era la mia parola d’ordine. La fila a mucchio davanti al portone ancora chiuso non mi ha spaventato. Ho affrontato con coraggio le chiacchiere tipiche di queste situazioni. Ho premuto con piglio deciso sul bottone “anagrafico” per ottenere un numeretto, dopodiché mi sono rivolta all’usciere per avere il modulo da compilare. Lui me ne allunga uno e mi indica la stanza principale. Fortunatamente una signora dietro di me interviene, compitando all’usciere che avevo chiesto l’estratto dell’atto e non un certificato. Credevo di parlare italiano, ma evidentemente necessito di interprete. Sarà che frequento troppi “stracommunitari”. L’omino si corregge, mi cambia il modulo e mi manda in un’altra stanza. Lì scopro che il verbo “ottenere” che avevo in mente dal risveglio era fuori luogo. Il massimo che potevo fare stamattina era “richiedere”. Già, perché ci vogliono circa tre mesi perché l’atto di nascita “risulti”, qualunque cosa ciò voglia dire (mi torna in mente l’inquietante frase che aleggiava nella segreteria della facoltà di Lettere: “No, non risulti”. Non è che non “risultava” un esame, o un versamento. Non risultavi proprio tu come persona fisica, sebbene magari fossi a un esame dalla laurea. Ma non divaghiamo). Io provo ad obiettare che il Comune di Roma ha spedito a Meryem la sua tessera sanitaria corredata di Codice Fiscale, per cui deve ben “risultare”. No, questo non c’entra nulla. La risposta che mi viene data è una perla in sé: “Sa, signora, quelli informatizzati sono altri uffici”. La signorina mi invita a ripassare tra trenta giorni, magari sono fortunata. E magari no, ma non posso comunque scoprirlo in anticipo. Mi sconsiglia di andare all’anagrafe centrale, sostiene che è inutile. E allora? Mi sorge un dubbio: vuoi vedere che Ringhio aveva ragione a darci l’appuntamento per novembre?

Noi e Ringhio, parte prima


Non ho tanto tempo per scrivere, perché bisogna uscire finché il caldo è ancora sopportabile, ma l’evento di ieri merita una menzione: gita di famiglia all’ufficio immigrazione del comune di Roma. Già, perché la belva, sia pur cittadina italiana, è pur figlia di “stracommunitario” (come dice il collega della Bionda Isabella) e la sua nascita ha delle conseguenze che non vi sto a spiegare sul permesso di soggiorno del padre. O meglio: dovrebbe averne prima o poi, ma il condizionale è d’obbligo visto il paese in cui viviamo. Di buon ora ci presentiamo tutti e tre alla questura di Tor Cervara. La mossa si rivela azzeccata: donne incinte e famiglie con bimbi hanno la precedenza. Mi stupisco di questo atto di suprema civiltà, che nella vecchia questura di via Genova sarebbe stato fantascienza pura (un giorno vi racconterò cosa ho visto fare nei vecchi uffici), mentre Nizam mi fa notare che comunque una fila in piedi tra transenne metalliche in mezzo al nulla (non c’è un palazzo a centinaia di metri di distanza) non è esattamente il massimo della vita. Comunque. Arriviamo al nostro sportello accettazione pratiche, dove opera il sosia stressato di Ringhio Gattuso. Non che pensassimo di avere tutti i documenti necessari, intendiamoci. La documentazione completa è una sorta di utopia, un ideale a cui tendere e che ben difficilmente il comune mortale potrebbe raggiungere ai primi goffi tentativi. Anche perché le informazioni non si possono chiedere prima e comunque ti direbbero che la lista del necessario dipende da caso a caso. Nella fattispecie la dichiarazione di atto di nascita della bimba a Ringhio non piaceva e ne vuole un’altra; gradirebbe un tot di buste paga di Nizam e magari anche il CUD (ma ad ogni buon conto mi ha fatto firmare un foglio in cui giuro di mantenerlo io: non sono stata a spiegargli che lui lavora regolarmente in Italia da ben prima di conoscere me e che, a conti fatti, guadagna più di me…); ma la vera chicca è quello che si potrebbe chiamare il “circolo kafkiano”. C’è sempre qualcosa del genere nelle pratiche burocratiche. Non vi sto a spiegare i dettagli, ma il succo è questo: visto che il prossimo appuntamento Ringhio ce l’ha fissato per Novembre (!), Nizam deve anche presentargli bollettino di avvenuto pagamento di un suo documento che scade ad ottobre. Peccato che quello stesso documento, che gli verrebbe rinnovato il giorno che torna a ritirare il nuovo permesso di soggiorno, lui debba contestualmente riconsegnarlo per chiederne uno diverso. Insomma, visto che per i prossimi quattro mesi la questura di Roma non ha tempo di stampare un foglio di carta (più o meno di pratiche di questa complessità si tratta), noi dobbiamo buttare dalla finestra – o meglio, farci spillare dalla questura – una cifra non insignificante.

Ciò detto, ad onor del vero Ringhio è stato piuttosto gentile, specialmente se si considera in che condizioni gli tocca di lavorare. Condizioni peraltro che potrebbero facilmente essere evitate, organizzando l’ufficio in maniera diversa. Se ci fossero ad esempio delle salette per colloqui individuali, invece che un enorme salone con gli sportelli tipo ufficio postale? Tanto non ne funzionano mai più di tre alla volta. Questo ad esempio avrebbe in vantaggio di poter parlare a quattr’occhi con l’interessato senza dover urlare dentro al microfono, consentirebbe di mantenere un minimo di riservatezza e soprattutto permetterebbe al poliziotto di non essere continuamente interrotto dal passaggio di colleghi che gli chiedono questo o quello. E se magari l’ufficio fosse dotato di un po’ di fotocopiatrici, visto che vengono richieste fotocopie a iosa di qualunque cosa? Attualmente ce n’è una (rotta). Il bar più vicino ne ha un’altra (rotta) e per trovarne una funzionante abbiamo dovuto fare chilometri e chilometri. Salvo poi tornare allo sportello, infilarci nuovamente nella fila senza numero e consegnare al buon Ringhio i fogli necessari, perdendo tempo noi e facendolo perdere a lui e agli altri della fila. Soprassediamo poi sul fatto che, essendoci moltissime madri con bimbi piccoli, un bagno attrezzato per le necessità del caso non ci starebbe male. Ma questa è davvero fantascienza.

Io capisco che un ufficio di polizia non è un hotel a quattro stelle e posso anche arrivare a immaginare (anche se non lo condivido) che l’ufficio stranieri abbia non casualmente un carattere un po’ punitivo per gli utenti. Ma così di fatto si puniscono ancor di più quelli che ci lavorano, a me pare. Non si tratta di enormi investimenti, ma giusto un pizzico di raziocinio.


Aiutatemi a risolvere questo piccolo mistero. Quando ero incinta non facevo che sentire racconti terrificanti di notti insonni e urla incessanti. Genitori eroici esibivano le loro occhiaie come medaglie al valore. Adesso tutti ti chiedono se la bimba dorme. E io onestamente rispondo che di solito si sveglia ogni tre ore e se tutto va bene si riaddormenta subito dopo aver mangiato. Certo, a volte accade che abbia caldo, sia nervosa o subentri qualche altro imprevisto misterioso, per cui urla più a lungo. Ieri ad esempio fino alle due non c’è stato verso: prendeva sonno e dopo un attimo si risvegliava. A questo punto il tuo interlocutore sfoggia un’aria di commiserazione e ti dice che i suoi bambini (o quelli del suo amico/conoscente…) dormivano sempre tutta la notte, immancabilmente. Che non succedeva mai che piangessero all’ora di cena, o la mattina presto, o quando avevi programmato di farti la doccia o di lavare i piatti. Mia sorella sostiene che mia nipote a dieci giorni scarsi dormiva tutta la notte (poi, indagando meglio, ho capito che dormiva da mezzanotte alle cinque e mezza. Vabbé, questo è già più umano). Allora, vi dichiaro ufficialmente che la mia belvetta non è un mostro. Però non è nemmeno un orsetto di peluche. Mangia spesso e volentieri, qualche volta ci sfonda i timpani. E mi chiedo: ma tutti i genitori insonni che mi facevano fosche previsioni ora dove sono?