Palermo è andato molto bene, nonostante le mie traballanti condizioni di salute (che peraltro continuano a traballare). Qui trovate un po’ di foto. Mangiate surreali, belle chiacchierate, una gita a Mozia con condizioni climatiche spettacolari, tante risate (questo un po’ si vede anche dalle foto). A Roma Nizam mi dava schiaffi morali: tre giorni solo con Meryem, senza nido, senza babysitter, senza zie, senza nonne. Sono stati benissimo. Ogni volta che chiamavo, sentivo la piccola ridere e cantare. Ha mangiato, ha dormito, le è passato il raffreddore. Nizam ha anche pulito casa da capo a fondo, che non lavavamo per terra da 3 (tre) settimane. Al mio ritorno, l’ho trovata sveglia, che mi aspettava eccitata e felice. "Mamma!!!!!" e mi è corsa in braccio una, due, tre, venti volte. Quest’uomo è un essere superiore.


Cerco di guardare il bicchiere mezzo pieno. Ieri, nonostante una partenza piuttosto complicata, sono riuscita a trascorrere una giornata serena con Nizam e Meryem e a ricomporre una rissa che avrebbe potuto devastarmi il fine settimana. Praticaccia, esperienza, un pizzico di furbizia. Oggi sono fermamente intenzionata a prendermi tutte le mie soddisfazioni. La congiuntura pare favorevole, il corso degli eventi abbastanza imprevedibile. Una settimana ancora, poi Palermo.


Oggi da brava mamma omeopatica q.b. (ma allopatica quando ce vo’, secondo la scuola della mia pediatra beneamata) ho somministrato a Meryem la dose settimanale di Oscillucoccinum, che oltre a svuotare le mie tasche per una buona causa e a soddisfare quel minimo di ritualità che sempre ci vuole perché una cosa ci coinvolga (ogni sabato, stessa ora, stesso luogo), contribuisce a far sparire le anatre dal pianeta. Oggi ci pensavo: come si concilia l’immagine della brava mamma omeopatica rispettosa di un sacco di cose che riguardano lei e i suoi bimbi con un medicinale fatto di fegato di volatile? Non so perché, ma la cosa oggi mi faceva pensare.


La polemica blog versus Facebook divampa a tutti i livelli. Contribuisco nel mio piccolo per testimoniare che FB in effetti è un po’ fagocitante. Ti risucchia contando sulla sua potenza impressionante. Ti fa materializzare davanti gente che davi per morta e crea confidenze e intimità che non ti saresti mai sognato (e che, pensandoci bene, non volevi neppure). Ma soprattutto ti dà la sensazione di essere potente a tua volta. Di poter lasciare un segno di te nell’anonimato della rete. Poco fa ho creato un gruppo su Facebook e ho anche indetto (? si dice così?) un evento. Il gruppo in cinque minuti scarsi ha già cinque membri. Capite che una che è abituata a collezionare, se va bene, tre commenti per post potrebbe montarsi la testa… Ma non vi lascerò, miei fedeli lettori. Contateci.


Ieri mi sono concessa una giornata da (ex?) studiosa. Convegno all’università e presentazione di un libro. Ho rivisto persone che non vedevo da tempo. Mi è sembrato di ricomporre una fetta della mia vita che a volte mi pare sbriciolata per sempre. E invece… Ho respirato ancora la sensazione meravigliosa di essere stimata per quello che so fare. Per quel famoso "lavoro" che ormai lavoro non è. Per quel che ho scritto, per quel che mi è parso di capire. Ben tre (quattro?) persone ieri mi hanno esortato caldamente a non mollare. Certo, sono esortazioni che non costano nulla a chi le fa e che, francamente, suonano sempre meno realistiche man mano che passa il tempo. Comunque oggi non ho voglia di rimuginare troppo. Sono solo grata per una giornata davvero diversa e finita il gloria, con la guerrigliera che al mio rientro già dormiva tranquilla in braccio al suo papà.

Babbo Natale curdo


Stamattina le maestre del nido mi affrontano con aria cauta e circospetta. “Sa, sta venendo Natale…”. Sì? “Ci chiedevamo, è un problema se la bambina disegna un biglietto con l’albero di Natale e/o Babbo Natale? Abbiamo pensato, essendo musulmani…”. La mia risposta vera e spontanea sarebbe stata: se non me lo fate pagare a parte, potete farle fare quello che vi pare. Ma mi sono limitata a dire che sì, non c’era difficoltà.

Uscita da lì, chiamo Nizam. Volevo renderlo partecipe di quali profondi afflati di rispetto interculturale animino il personale del Trillo e Trollo. Risposta: “Glielo hai detto che in realtà Babbo Natale sono io? Che la sera del 24 mi arrampico sui tetti e…”. No, per pudore glielo ho taciuto. Ma forse ora mi spiego perché la guerrigliera passa le sue giornate ad arrampicarsi su, sempre più su, sulle sedie, sui mobili e sui tavoli, facendomi perdere 5 anni di vita al minuto. Si allena per la scalata ai camini.