Fino ad ora mi sono trattenuta dall’aggiungere parole ai fatti di Rosarno. Forse se ne stanno sprecando troppe, rivelatrici troppo spesso di ignoranza se non di malafede. Il punto vero, mi sembra ci sia arrivato persino il Papa, è lo sfruttamento del lavoro nero. Maroni si appella alla tolleranza zero. Ma qualcuno lo dice che l’ultimo decreto flussi in cui datori di lavoro potevano chiedere l’ingresso regolare di lavoratori stranieri risale di fatto al 2007? Mettetevi con un po’ di calma (bisogna seguire alcuni passaggi, cosa inusitata nell’attuale mondo dell’informazione) e rileggete questo: http://sergiobontempelli.wordpress.com/2009/01/15/maroni-conferme-decreto-flussi/. Vogliamo anche aggiungere che se un imprenditore agricolo chiedesse di far arrivare un lavoratore stagionale dovrebbe aspettare, se è fortunato, 18-20 mesi? E intanto, i mandarini? Il punto reale è che la legge sull’immigrazione in Italia rende di fatto impossibile (o almeno fortemente irrealistico) l’ingresso regolare di lavoratori stranieri. Sono convinta che con questi meccanismi ferragginosi lo Stato lanci un messaggio forte e chiaro: ma chi te lo fa fare, sfruttane uno irregolare. Che ti costa anche tanto di meno. Per questo il Governo non può lavarsi le mani delle conseguenzedi una politica che, ahimé, non è nuova. La Bossi Fini non è fallita, come dicono scioccamente alcuni, perché non riesce a eliminare i clandestini (del resto ne crea di nuovi a getto continuo). Il vero fallimento è che non adempie in alcun modo alla sua funzione primaria: regolare gli ingressi legali di lavoratori stranieri nel nostro Paese, rispondendo a una forte richiesta di manodopera. Non si può aggirare tutto nascondendosi dietro buonismo e cattiveria, alternate a seconda di come soffia il vento. Una legge non deve essere buona o cattiva: deve essere giusta e funzionale, due caratteristiche che mancano all’attuale Testo Unico sull’immigrazione. Forse sarebbe l’ora di metterci mano sul serio, invece di appiccicarvi goffamente decreti a scopo propagandistico.

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