Ohm

Incautamente ho annunciato a Meryem che ad aprile ci sarà una lezione aperta di yoga a cui parteciperemo anche noi mamme. La cosa, devo dire, mi eccita abbastanza. Nell’ideale braccio di ferro per le attività extrascolastiche di mia figlia, lo yoga è una proposta tutta mia, tollerata con indulgenza da tata Silvana (che non vede molto il punto, credo). E per ora sono soddisfatta. Meryem va con entusiasmo e l’insegnante mi ispira molta fiducia (la vedete in azione qui come insegnante e qui come santa donna comprensiva nei confronti delle madri schizzate come me).

All’annuncio della lezione comune, la Guerrigliera mi ha studiato con occhio critico. “Ma ti devi preparare. Tu non sai le posizioni”, ha osservato. Ho provato a dire che certamente avremmo ricevuto istruzioni là per là, ma non l’ho convinta. “Quanto manca a questa lezione?”. Un po’ di tempo, quasi un mese. “Ah, bene. Allora hai tempo. Andiamo a fare lezione”. Prego? Era seria. Mi ha tenuto buoni 40 minuti ad esercitarmi a fare l’aratro, il libro aperto e chiuso, la foglia caduta, il semino che diventa fiore, il gatto, ma anche cose che sospetto si sia inventata per l’occasione, tipo il delfino, che si tuffa dall’alto e si spiaccica rovinosamente a terra, con grave rischio per le mie povere giunture.

Magari io sentirei il bisogno di rallentare un po’ il ritmo. Con lei che mi tirava da tutte le parti, urlandomi nelle orecchie istruzioni fantasiose, non mi sono sentita esattamente rilassata. Però non c’è dubbio. Questa ragazzina non finisce di sorprendermi.

4 thoughts on “Ohm”

  1. Io la volta che sono andata a fare lezione di yoga dalla madre di una compagna di scuola il mercoledi mattina, che loro escono alle 12 e io dalle 10 alle 11.30 per poi scapicollarmi a scuola, gliel’ ho raccontato, mio figlio mi ha interrogata. Ma avete fatto il gatto? Avete fatto il cane? ecc. È risultato che la figlia dell’ insegnante per la sua prima ricerca con interrogazione aveva scelto proprio yoga e gli aveva fatto vedere una serie di posizioni che lui si ricordava. Vai di aratro, ragazza.

    1. Io invece ho un ricordo meraviglioso di quando riuscivo a praticarlo un po’. Imparare a gestire il respiro fa davvero la differenza per il mio benessere. Devo probabilmente questo amore a un incontro molto fortunato fatto all’epoca, la straordinaria maestra napoletana che mia sorella ancora frequenta. Ma meriterebbe un post a parte, e magari un giorno lo scriverò.

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