Dubbi teologici

L’Antico Testamento non è politically correct. Chiunque se ne accorge, anche a una prima lettura. E mia figlia è evidentemente più sensibile di me alla sua età. Ieri, andando al coro, mi sono trovata a doverle raccontare la storia di Mosé e dell’Esodo: tutto è cominciato dalle parole di Go Down Moses. Sono partita con entusiasmo, lanciandomi in una descrizione (leggermente edulcorata) delle piaghe d’Egitto. Rane, cavallette, roba così. Ho omesso i bambini morti stecchiti in una sola notte, per capirci. E poi il Mar Rosso che si richiude, travolgendo cavallo e cavaliere. Non avevo ancora finito il repertorio, quando mi è arrivata la seguente obiezione: “Ma mamma, non è possibile! Dio è buono con tutti. Ti pare che solo perché si arrabbia fa succedere cose così brutte?”. Ehm. A parte che il sottotesto era: Dio mica è come te, che quando ti scappa la pazienza dici e fai cose di cui ti penti. Ma seriamente, cosa obiettare?

Mi sono aggrappata alla storia del diluvio. Che Dio prima ha cancellato il 99,9% dell’umanità, poi si è dispiaciuto e ha promesso di non farlo più, firmando l’impegno con l’arcobaleno. Ma poi, in uno sprazzo di onestà intellettuale, ho aggiunto che queste storie le raccontano gli uomini. E che Dio, probabilmente, vede le cose in modo molto diverso. Insomma, Guerrigliera, le storie senza i cattivi non funzionano. Si sa. E i cattivi vanno spiaccicati, almeno nelle storie. Non mi fare questioni anche sui fondamentali.

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