Imprevedibile leggerezza

Una volta ho scritto che lo scoraggiamento risale a tradimento come l’umidità dalle scarpe bagnate. Altrettanto imprevisto, e solitamente (almeno in parte) immotivato, è il buon umore. Lo visualizzo come un cielo terso, di quel maestoso azzurro romano che tanto amo (anche se oggi piove, vabbè). Da ieri sera mi sento tutta ringalluzzita. Onestamente, per carità, un paio di cose sono andate per il verso giusto (o quanto meno non sono rotolate giù per la china sbagliata), ma tutti gli impicci e i rodimenti che mi tormentavano nelle scorse settimane sono ancora lì, ben saldi al loro posto. E allora? Allora niente. Come credo fermamente da quando mi conosco, è quasi sempre la mia assoluta irrazionalità a salvarmi.

Ammiro alcune amiche, in particolare Chiara e Isabella, che hanno la costanza di elencare settimanalmente le cose di cui essere felici. Mi fanno sempre pensare a un libro che aveva mia sorella: 14,000 things to be happy about. Lo sfogliavo e lo trovavo ogni volta geniale, in quell’alternanza di trivialità quotidiane (il gelato di crema con sopra il caramello) e di nobilissimi sentimenti (l’amicizia). In questi tempi di autoeducazione all’ottimismo, c’è anche l’hashtag su twitter #3cosebelle, che ho scoperto grazie ai mitici farmacisti genovesi 3.0 (che 2.0 non mi pare abbastanza) della Farmacia Serra (@farmaciaserrage). E’ in fondo la stessa disciplina quotidiana della felicità di cui parla la cara Barbara Damiano nel suo Manuale Pratico. Io la condivido con tutto il mio cervello questa filosofia. Ma mi rendo conto che tutto il mio caotico essere si ribella a questa paziente disciplina, ragionevole e metodica. Io sembro nata per lanciarmi a velocità incontrollata negli alti e bassi della vita.

Però ho provato un’ondata di sincera ammirazione verso un collega, con cui ho avuto un interessante scambio di prospettive su alcuni conflitti internazionali in corso, che ha vissuto a lungo negli Stati Uniti e si appresta a trasferirsi in Europa (ma non in Italia, a tanto ottimismo non arriva neanche lui). Incidentalmente, butta lì che no, non ce l’ha ancora un lavoro nella città dove si trasferisce. E, ciò nonostante, con moglie e figli al seguito, ha dato le sue dimissioni dall’attuale incarico. Avendo colto l’espressione sbalordita del coniglio che è in me (non avrei mai, mai, il coraggio di mollare le mie mensili piccole certezze, anche se vorrei tanto esserne capace), ha commentato garrulo, scherzando ma neanche troppo: “Ci occupiamo di questioni che non fanno che aggravarsi, in tutto il mondo: il lavoro non ci mancherà mai!”. Ecco, se questo non è vedere il bicchiere mezzo pieno…

6 thoughts on “Imprevedibile leggerezza”

  1. Chiara, sono esattamente come te…o almeno lo ero fino a quando sono espatriata. È veramente un modo diverso di vedere la vita che è sopraggiunto. E il conto in banca…me lo creo prima di gettarmi nel vuoto, bien sûr ! Mi dispiace per gli altri commenti, ma prima di vivere all’estero, pensavo anch’io che questo “coraggio” dipendesse dall’avere le cosiddette “spalle coperte”. E invece no, fa parte del carattere e del modo di vedere la vita. Che è breve.

  2. Ho letto questo post delicato e riflessivo fino in fondo, apprezzo molto la tua sensibilità ed il coraggio di cui parli con ammirazione e voglia di usarlo come “molla” per fare anche tu i tuoi salti. Come ne avrai fatti sicuramente molti. Con ammirazione e stima. Alessandra

  3. Pensare che la felicità si possa raggiungere per forza andando in un luogo diverso da quello in cui si è, mi fa sentire molto frustrata e infinitamente triste. Preferisco, per come sono io, costruirmi il meglio che posso rimanendo “nel qui e ora”. Anche perché, inutile raccontarsela, anche io penso che certe scelte si facciano perchè ci si può permettere di farle, il carattere non basta.

  4. Ho pensato anch’io tante volte in questa ottica, anche a fronte di un’esperienza all’estero, anche se di pochi mesi. Innanzi tutto credo che la felicità sia uno stato che si raggiunge con una precisa evoluzione personale ma è anche vero che l’animo è influenzato moltissimo dall’ambiente, anche solo dal sole. per finire al benessere sociale condiviso (oggi in italia si bestemmia per la strada contro tutto e tutti per il malessere percepito, l’idea di futuro è peggiore di quella del presente, no buono!)… Ed ho anche pensato tante volte, realisticamente, sì, sognare è bello ma se non hai i soldi, come realizzi la libertà ipotetica e teorica di cui tutti godiamo? Ognuno ha le sue condizioni e risposte, e nessuno può sapere meglio di te cosa desideri e di cosa hai bisogno. Certo, ci sono tante vie di mezzo, se parliamo precisamente di espatriare. Ci sono anche tanti programmi di volontariato retribuito, anche se con rimborsi spese da fame, agenzie che trovano casa, corsi di lingua e lavoro, tutto insieme… insomma, nella fattispecie, le possibilità ci sono anche se è tutto laborioso e difficile. Se invece pensi giustamente che è bene ritargliarsi uno spazio di tranquillità ora, senza modifiche, seguii il tuo cuore…

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