Tanto per cambiare

Avete presente l’8 per mille? Ogni anno, di questa stagione, mi ritrovo a parlarvene. Anche l’anno scorso mi avvelenavo per quello che ormai mi piace definire lo scippo annuale. E indovinate un po’? Anche quest’anno il fondi dell’8 per mille sono già stati impiegati per motivazioni del tutto diverse da quelle per cui gli italiani li hanno dati.

Piccolo e rapido promemoria. Quando si pagano le tasse, l’8 per mille deve essere destinato a uno dei soggetti che hanno titolo di incassarlo: la Chiesa Cattolica, varie altre confessioni religiose, oppure lo Stato. Non è furbo cavarsela semplicemente non scegliendo: se la scelta non è espressa, la quota viene automaticamente aggiunta alla destinazione che ha raccolto più preferenze (la Chiesa Cattolica). Sono soldi di tasse che comunque vanno pagati, ma che si può scegliere come impiegare. L’opzione “Stato” di per sé non si presenta male. La legge prevede che i soldi così incassati verranno destinati a quattro motivazioni, tutte condivisibili: fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali. Per questo ogni anno gli enti che lavorano su questi temi presentano alla Presidenza del Consiglio progetti, che vengono valutati e poi finanziati con i soldi già incassati con il prelievo fiscale.

Peccato che ogni anno i soldi dell’8 per mille vengano destinati a tutt’altro uso, nell’indifferenza generale. Anche quest’anno, puntuale, è arrivata in Parlamento la proposta di decreto. Il “bottino” ammontava a quasi 170 milioni di euro. Peccato che la commissione che doveva ripartirli tra i vari progetti presentati se ne trovasse disponibili poco più di 400.000. Una bella differenza, non vi pare? Quindi per quest’anno, “vista l’esiguità delle risorse” (o piuttosto: vista l’esiguità delle risorse rimaste, perché quelle iniziali tanto esigue non erano) ci limitiamo a quattro progetti sulla fame nel mondo e amen.

E tutti gli altri soldi, si potrebbe legittimamente chiedere il cittadino che magari aveva scelto di destinare la sua quota alle quattro motivazioni di cui sopra? Lo Stato li aveva già sfilati dal salvadanaio per fare altro. E’ legittimo? Ovviamente no. Ma ormai pare prassi consolidata e nessuno si sorprende più di tanto.

In questo Paese si può contare su alcune certezze: a prescindere dal Governo in carica (che cambia con una certa facilità, invece), una volta individuata una pessima prassi certamente si ripeterà identica a se stessa per i secoli a venire.

Approfondimenti e documenti originali li trovate qui.

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