La noia è creativa solo d’estate

 

Non credo che non sappiate come la penso sull’argomento calendario scolastico. Ma è sempre utile riassumerlo e ribadirlo, anche perché mi pare davvero incredibile che in questo Paese non si possa neanche iniziare un dibattito sull’argomento senza levate di scudi surreali.

Provo ad andare per punti, così non mi perdo.10356129_748783721841294_7420382510615066936_n

 

 

– Per molti anni il calendario scolastico è stato organizzato così. Bene. Ma ciò non vuol dire che sia immutabile per principio. Molte cose sono cambiate negli ultimi venti anni. La didattica, sperabilmente (non sempre), il mondo in cui i nostri figli vivono e anche e soprattutto le dinamiche familiari.

La scuola pubblica così organizzata oggi non dà le stesse opportunità a tutti i bambini. Il che è vistosamente in contraddizione con il suo mandato. Perché? Perché una scuola che si disinteressa di un quarto dell’anno (a essere buoni) e lo lascia alla privata iniziativa e al libero mercato (chi più ha meglio si arrangia) è una scuola ipocrita. Punto. Le scuole private possono lasciare il calendario che credono, le scuole pubbliche dovrebbero riorganizzarlo tenendo conto della realtà sociale e delle necessità delle famiglie.

– Necessità delle famiglie significa, a scanso di equivoci, necessità di tutti i componenti della famiglia. Dei genitori che lavorano con difficoltà sempre crescenti e non possono mettersi in ferie per tre mesi e mezzo consecutivi; dei genitori come coppia, perché le ferie separate non sono certo una soluzione ideale; degli studenti, sia nell’immediato (un calendario più razionale, con pause cadenzate, come è uso in molti Paesi del mondo è secondo molti esperti un approccio più adeguato anche didatticamente) che forse in prospettiva (andiamo verso un mondo del lavoro maggiormente integrato, non farebbe comodo anche avere un sistema educativo meno eccentrico?). Ma anche necessità dei nonni, se e quando ci sono, che magari sono felici di trascorrere del tempo con i nipoti, ma si godrebbero certo di più intervalli di tempo più ragionevoli, senza rischiare di vedersi degradati a babysitter a costo zero per mesi e mesi.

– Ma le settimane di vacanza scaglionate durante l’anno (come il calendario ipotizzato nell’immagine sopra) vanno comunque “coperte”, mi si obietterà. Certo. Ma volete mettere? Intanto per una parte dei lavoratori prendersi ferie non consecutive è più facile. Per chi può partire si eviterebbe l'”effetto agosto” e quindi sperabilmente ci sarebbe meno speculazione rispetto ai prezzi dei soggiorni. Ci si potrebbe godere meglio tutte le potenzialità del nostro territorio, che non è bello solo d’estate. E per chi resta, un campo di didattica alternativa di una-due settimane ha molte più probabilità di avere un senso. Per un periodo più breve si potrebbero anche organizzare soluzioni a turnazione tra famiglie dello stesso quartiere o soluzioni informali più efficaci. Insomma, tutta un’altra storia.

Non mi venite a dire, vi prego, che i tre mesi e mezzo di vacanze non sono un problema dei bambini, ma solo un problema dei genitori. Ma che messaggio educativo è questo? Io a dividere problemi dei genitori da problemi dei bambini non ci sto. Nella mia famiglia, tutt’altro che esemplare, le difficoltà si ripercuotono su tutti e quindi, ciascuno secondo quello che è in grado di contribuire, sono di tutti. Sono di tutti le gioie, sono di tutti le fatiche.

E risparmiatevi anche i vagheggiamenti sul periodo più bello dell’anno e sulla noia creativa. Mi sono sempre chiesta perché la noia sia creativa solo d’estate (soprattutto, diciamocelo, quando tu genitore hai sbolognato i tuoi figli a qualcun altro alla tua casa al mare/lago/montagna). Piuttosto, da genitori, diamoci una regolata sulle attività extrascolastiche durante l’anno e non esageriamo con i ritmi. Le opportunità sono molte, resistere ad alcune proposte bellissime è difficile. Ma se alcune di queste attività, almeno quelle che non richiedono strutture mirabolanti, trovassero maggiore spazio in una scuola molto più aperta, che sia davvero un riferimento per tutti?

3 thoughts on “La noia è creativa solo d’estate”

  1. Ciao.
    Il post fa riflettere e io non sono a priori contraria al dibattito che una revisione del calendario scolastico potrebbe far nascere, se si discute in modo costruttivo. Vivo la cosa da entrambe le parti: insegnante e mamma con poche risorse e un bambino che a giugno è a casa mentre io lavoro ancora (i tre mesi, ricordo, sono solo degli alunni, non degli insegnanti) a tempo pieno.
    Tuttavia, provo un po’ di perplessità su una scuola vista solo come baby-parking. Dalle nostre parti, provare a far stare alunni a fare scuola (la scuola è scuola, non un grest estivo) col clima che abbiamo, sarebbe a dir poco disumano. Per gli alunni. Sarebbero infatti loro a stare in 30 chiusi in un’aula (che dovrebbe contenerne 20) con 37 gradi e un’umidità del 90% a luglio.
    Un dibattito sul rinnovamento della nostra scuola pubblica è sicuramente necessario, ma prima di promuoverci CT sul campo, proviamo a conoscere meglio il campo e le regole del gioco.
    Scusa lo sfogo, che non vuole essere polemico: è che sono un po’ stanca di dibattiti sulla scuola fatti senza conoscere a fondo la scuola, chi ci lavora ogni giorno con passione, fatica e impegno quotidiani.
    Un abbraccio,
    Monica

  2. Già. E vorrei vedere se poi mettiamo i piccini a far di conto, imparare poesie a memoria e colorare fino a metà agosto in classe, la mamma italica media come sbrocca (“ha caldo, il piccino ha caldo!”). In alcune regioni del Nord hanno accorciato le vacanze pasquali e c’è stata una levata di scudi dei gestori di impianti sciistici e ameni alberghetti montani perché si riducevano le settimane bianche.
    Caroline

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