Chi impara da chi

Il mio ufficio, nonostante i recenti lavori di ristrutturazione (ancora in corso, peraltro), non consente l’isolamento acustico di tutti gli uffici. Il mio, in particolare, è separato da quello accanto solo da una vetrata che non arriva fino al soffitto. Capita quindi che involontariamente io senta i colloqui delle mie colleghe con i rifugiati che si rivolgono a loro.

Oggi c’era una famiglia nigeriana di cui avevo già sentito parlare. Una situazione indubbiamente difficilissima. Lui – che in Nigeria ha frequentato quattro anni di politecnico ed era elettricista – è rimasto senza lavoro, lei ha dovuto smettere di lavorare perché ha tre bambini, l’ultima dei quali nata prematura e ancora in ospedale (alla nascita pesava 1 kg). Hanno perso la casa perché non sono più riusciti a pagare l’affitto e oggi sono ospiti di un’amica, ma la cosa non può durare a lungo per ovvie ragioni logistiche.

A un certo punto mi sono alzata e ho gettato uno sguardo al di là della vetrata. Erano bellissimi, pieni di amore, con due bimbi sorridenti e educatissimi. A vederli non traspare nulla del dramma che stanno vivendo. Avrei voluto scattare mille fotografie.

Ovviamente non l’ho fatto. Ho solo ammirato quanto può essere splendente una famiglia vera. E ho pensato, ancora una volta, che i rifugiati hanno molto da insegnarci.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...