Per forza

Oggi la mia bacheca di Facebook è piena di condivisioni che ricordano l’orrendo delitto di Fermo. Non ci sarebbe di per sé bisogno di aggiungere la mia alle molte voci autorevoli e efficaci che si stanno levando in queste ore. In primis quella di Michela Murgia: I cattivi maestri del fascista e razzista che ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi e picchiato sua moglie Chinyery siedono in Senato: sono quelli che dieci mesi fa hanno negato l’autorizzazione a procedere contro Calderoli quando diede dell’orango a Cecile Kyenge. Era critica politica, affermarono, mica razzismo, e lo dissero senza distinzione di partito, compresi 81 senatori del PD e 3 di Sel che oggi si dichiareranno certamente sconvolti e turbati davanti a tutti i microfoni dei media. Questo succede a pensare che le parole non abbiano conseguenze. Ipocriti. C’è chi obietta che in questo caso dare del “fascista” all’assassino è nobilitarlo troppo. Non lo so. Una cosa è certa: quella persona si sentiva certamente in diritto di dare della scimmia a una donna nigeriana in pubblico e di reagire picchiando a morte lei e il marito per il solo fatto che si ribellavano a un’umiliazione che per molti è dovuta, scontata, necessaria. Il minimo che “questi” si meritano.

Ricordo benissimo che quando Cécile Kyenge venne in visita al Centro Astalli, anni fa, anche la nostra pagina Facebook fu invasa di commenti assurdi sotto le foto che pubblicammo. In una, che ritraeva tre rifugiati africani con un telefono in mano, qualcuno scrisse: “Adesso anche le scimmie hanno il telefono?”. Segnalai a Facebook il commento, palesemente offensivo e lesivo della dignità di quegli uomini (no, non era critica politica, in quel caso: la Ministra non compariva in quello scatto). Mi venne risposto che non costituiva violazione. Insomma, anche Facebook conveniva che chiamare scimmie i rifugiati africani è lecito. Normale.

Un’altra cosa vorrei aggiungere. E’ vero, la storia di questa coppia (come quella della maggior parte dei rifugiati) è una tragedia e un romanzo insieme. Ma non vorrei che tutta questa insistenza sul fatto che questi due giovani erano fuggiti dalle persecuzioni degli estremisti islamici spostasse l’attenzione dal fatto che la loro religione, la loro condizione di rifugiati, la loro tragica vicenda di genitori di bambini uccisi dalla violenza, in effetti non abbia nulla a che fare con il motivo per cui sono stati aggrediti prima verbalmente e poi fisicamente. E’ successo perché erano neri, ci piaccia o no. Perché, si difende l’aggressore, davano l’impressione di stare rubando una macchina, visto che i neri – si sa – sono ladri. E allora non scomodiamo la fatica dei territori rispetto ai flussi migratori. Questo sì che è nobilitare di motivazione un gesto che è solo becero razzismo e becera ignoranza.

Questo è un delitto, particolarmente efferato. Ma tanti altri atti di violenza, di offesa e di pubblica umiliazione sono sdoganati come normali. Il 24 giugno un giovane richiedente asilo sviene in piazza, a Tradate (Varese): un calo di zuccheri o forse disidratazione per il digiuno di Ramadan. I vigili urbani (!) e i passanti non solo non lo soccorrono, ma lo coprono di insulti, immaginando che sia ubriaco (racconto qui). Non più tardi di ieri a Albano Laziale degli esponenti politici locali esprimevano indignazione per un’ “adunanza islamica” inopportuna visto l’uccisione dei nostri connazionali in Bangladesh. Un gruppo abbastanza modesto di persone che pregava e celebrava in piazza in occasione di Eid al Fitr, massima solennità islamica per cui anche il Presidente Mattarella ha ritenuto opportuno formulare i suoi auguri ai musulmani italiani e residenti in Italia. Il comunicato sarebbe comico se non fosse tragico (leggetelo pure qui, seguirà sabato un flash mob). Sarebbe come dire che è intollerabile che, dopo tutte queste denunce per pedofilia, la gente non si vergogni di celebrare la Pasqua o il Natale sotto gli occhi di tutti. Almeno una delle persone che promuovono con entusiasmo il flash mob di cui sopra, peraltro, condivide l’indignazione per l’uccisione di Emmanuel. Mi chiedo perché, ma temo di non avere voglia di chiederglielo.

Un’ultima cosa vorrei aggiungere a un post fin troppo verboso. E’ assolutamente vero che l’Italia è piena di iniziative meravigliose di accoglienza, integrazione, empatia, creatività e cultura civica nel senso più alto del termine. In questi giorni sto lavorando a questa mappa e credo davvero che come italiani dobbiamo esserne fieri.  Ma è anche vero che ogni tanto anche chi ci crede, anche chi si impone di guardare oltre, si sente stanco, solo e sopraffatto dall’amarezza. Mi hanno colpito le parole di Saverio Tommasi:

Non è stato solo l’ultrà ad uccidere Emmanuel. Lo hanno ucciso anche tutti quelli che riversano sugli ultimi le colpe degli insuccessi delle loro vite, seminando un clima di odio al grido di “non possiamo ospitarli tutti”.
Hanno ucciso Emmanuel quelli che dicono “aiutiamoli a casa loro” e poi votano per diminuire i fondi alla cooperazione internazionale.
Hanno ucciso Emmanuel quelli che vorrebbero togliere il wi fi (tra l’altro gratuito), ai richiedenti asilo, l’unico strumento con cui possono chiedere alla mamma “come stai” e dire al papà “sì, sono ancora vivo”.
Hanno ucciso Emmanuel quelli che vorrebbero far mangiare ai rifugiati la merda scaduta di certe mense “perché già che gli accogliamo vogliono anche decidere il menù?”
Hanno ucciso Emmanuel quelli che se vedono una foto di un bambino su un barcone dicono “perché pubblicate solo le foto dei bambini?”
Hanno ucciso Emmanuel quelli che se vedono una foto di un uomo dicono “hai visto che sui barconi arrivano solo uomini?”
Hanno ucciso Emmanuel quelli che se vedono una foto di una donna incinta su un barcone dicono “vengono qui a partorire, gliel’ha detto la Boldrini”. E poi le commentano tette e culo.
Hanno ucciso Emmanuel quelli che dicono “ma degli italiani in difficoltà non vi interessa?” E poi non fanno niente per gli italiani e tentano di affogare quelli non italiani.
Hanno ucciso Emmanuel quelli che dicono “gli stranieri vengono qui a rubarci il lavoro”, o se l’immigrato è disoccupato dicono “visto? gli stranieri vengono qui e non vogliono neanche lavorare”.
Hanno ucciso Emmanuel le frasi “io non sono razzista ma”.
Lo hanno ucciso le campagne per chiudere Mare Nostrum, la migliore operazione di salvataggio in mare che l’Italia abbia mai fatto.

Si potrebbe continuare, ma non serve. Io nel mio quotidiano non frequento ultrà, e anche pochi attivisti di Casa Pound. Ma le mie conversazioni quotidiane (e, sono convinta, anche le vostre) sono piene delle frasi di cui sopra. E sono frasi pesanti come macigni, specialmente quando vengono da amici e conoscenti.

P.S. Se siete convinti che una qualunque delle obiezioni riportate nella citazione qui sopra sia, almeno in parte, valida, fatemi il favore di non dirmelo. Tenetevi per voi le vostre argomentazioni. Almeno per oggi mi voglio permettere il lusso di non ascoltarle.

 

1 thought on “Per forza”

  1. aggiungo il mio al tuo scoramento Chiara, e non mi va neanche di provare a capire da dove venga tutta questa macabra manifestazione di intolleranza. Temo risposte troppo più grandi di quelle che adesso sono capace di reggere. Non mi resta che prendere nota di come l’uomo, per sua stessa natura, sia capace di slanci meravigliosi, ma anche di violenze terribili. È forse nella libertà che ci è donata, l’implicita possibilità di coprirsi di tenebre?
    Non lo so. Quello che so è che l’esercizio della violenza individua ancora una volta un più debole da colpire. Sembra davvero una costante. Questa mattina il mio amico Mohamed, che sbarca il lunario vendendo fazzoletti al semaforo sotto casa, mentre prendevamo il caffè a sugellare la fine del ramadan, ha iniziato a inveire contro un uomo dicendo che era uno zingaro.
    Un più debole si trova sempre. Ecco forse la vera vergogna.

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