Ultimo giorno di scuola

Scuola dell’infanzia, finisce il secondo anno di Meryem. Un anno, per certi versi, misterioso. Non so davvero dare una valutazione, mi mancano quasi tutti gli elementi. La saggezza delle altre madri più smaliziate di me mi suggerisce di smettere di cercarli, questi elementi di valutazione. Eppure non riesco a ricacciare del tutto una vaga inquietudine.

Meryem è decisamente cresciuta, ma dipende più da un fattore cronologico che da sofisticati programmi educativi, mi pare. Va a scuola serenamente. Questo è certamente un punto che non devo trascurare. Non ne ha mai fatto un dramma, ma quest’anno mi ha risparmiato anche in buona parte le continue sottolineature riguardo al fatto che avrebbe preferito non andarci. Da quel che posso giudicare, ha stretto rapporti sereni e equilibrati con i compagni. Non ha amichetti del cuore, anche se poi magari fuori scuola ne frequenta maggiormente un paio, non manifesta particolari antipatie. Alle feste, finalmente, mi pare ben integrata e socievole. Le è rimasta una predilezione per un amichetto del nido, suo fidanzato ufficiale (almeno secondo lei. “Sai mamma, io mi sposerò con A.” “Ma lui è d’accordo?” “Beh, adesso non lo sa, ma sarà d’accordo certamente”).

E allora, mi direte voi? Non sei soddisfatta? No, io no. Il rapporto con le maestre è stato molto frustrante. E’ vero, ho poco tempo. Ma da loro non ho mai ricevuto alcun feedback degno di questo nome. Meryem (anzi, Meriem: a differenza dei compagni loro non sembrano prestare attenzione alla grafia, per cui il suo nome è scritto male sia sull’armadietto che sulla maggior parte dei disegni. A voce, per ovviare all’insormontabile esotismo, la chiamano Mery) è dolce (“doRce”, per l’esattezza), non crea problemi e tant’è. Ai colloqui individuali non mi ci hanno neanche voluta, perché “non c’è bisogno”. Torto mio, forse dovevo andarci comunque. O forse no. Mah. Meryem ha imparato tutte le lettere in stampatello e scrive autonomamente alcune cose (pur saltando qua e là qualche vocale). Ho visto gli esercizi di prescrittura e per il poco che capisco mi paiono adeguati. Disegnano come dannati, non sempre con particolare costrutto (ma forse non ho elementi per giudicare).

So che durante l’anno ci sono state grosse difficoltà in classe. Una bambina, addirittura, ha chiesto e ottenuto di cambiare classe perché aveva paura di andare a scuola. Dicono le madri. Perché ufficialmente non ci è stato detto alcunché. So vagamente che è stata chiesta un’osservazione da parte di uno psicologo per rischi di bullismo, ma non so come sia finita (alla seconda e ultima riunione non sono potuta andare, ma non sono certa che se ne sia davvero parlato e comunque nessuno ha fatto verbale, come da consolidata prassi). Le maestre si limitano a sorridere e dire che va tutto bene, ma a volte ho la sgradevole sensazione che la classe sia in una sorta di regime di autogestione. Sbaglierò.

Una difficoltà seria che ho incontrato è stato inserirmi io. Un po’ certo è colpa del tempo che posso dedicare ai rapporti sociali, inferiore alla media degli altri genitori. Un po’ sono io che evidentemente appaio scostante e respingente agli altri genitori (questo può ben essere). Ma è anche vero che ho la sgradevole sensazione di chiacchiere senza costrutto, molti pettegolezzi e poca collaborazione effettiva. Nelle poche occasioni che sono capitate mi sono sorbita persino qualche predica non richiesta sulle madri che lavorano facendo il male dei figli (!) o, addirittuta, divorziano (chissà che idea si sono fatte del mio articolato – ma manco tanto – ménage familiare).

Non è stato un anno prodigo di soddisfazioni per me come genitore, dal punto di vista scolastico. Ma mi viene un dubbio: la soddisfazione del genitore forse non dovrebbe avere particolare importanza. Inizio a sentire un certo nervosismo rispetto alla qualità dell’educazione scolastica, ma mi sono imposta di non farmi troppe paranoie fino alle elementari. Mi riprometto quindi di tenere a bada la vocina che mi dice che siamo sull’orlo del baratro cognitivo. E mi compiaccio dei progressi di Meryem, cercando di pensare che non siano avvenuti nonostante la sua frequentazione della scuola.

 

5 pensieri riguardo “Ultimo giorno di scuola”

  1. Sono basita… i colloqui individuali non si fanno solo quando qualcosa non va… pertanto ce n’è sempre bisogno. Mi addolora sentir parlare della scuola in questo modo, anche se d’altro canto costituisce, per me, una fortissima spinta a lavorare.

    Un bacino a Meryem! Buone vacanze…

  2. Quello che scrivi mi ricorda molto il mio bilancio della scuola materna alla fine del secondo anno. All’epoca decisi di tenerla lì, e casualmente fu una buona scelta perché le maestre del terzo anno erano completamente diverse.
    Ora che Ettore frequenta un’altra scuola, colgo le differenze: non siamo nel paradiso della pedagogia, ma le sue maestre sono moooooolto meglio di quelle di Amelia. Più accurate, più motivate, più originali. E mi trovo a chiedermi che cosa sarebbe stato giusto, probabilmente è stato giusto così.

  3. accidenti avrei potuto scriverlo io questo post ci sono molte analogie.
    il nome storpiato, un anno difficile in cui nella sua classe ne sono successe di ogni. in ultimo i colloqui saltati perché l’educatrice di riferimento ha dovuto subire un piccolo intervento e io sono rimasta con i miei interrogativi nell’aria. mentre l’anno scorso avevo costantemente sott’occhio i progressi di mia figlia dovuti anche alla scuola materna, quest’anno mi sembrava non le insegnassero più di tanto. poi ci sono stati molti ricambi di maestre, spostamenti e adeguamenti di classe insomma caos.
    mi sono sollevata solo negli ultimi gg quando è tornata a casa con la sua cartelletta dei lavori e ho visto realmente tutto ciò che hanno fatto quest’anno e cosa le hanno insegnato. Ecco li mi sono rasserenata. Nonostante tutto del lavoro c’è stato e dove a me sembrava solo una situazione di caos evidentemente le insegnanti sono riuscite a portare avanti il percorso educativo.
    davvero, chissà come sarà con la scuola.
    Io a volte penso di essere troppo critica.
    Mi raffronto con altre mamme e mi sembra che a loro stia bene un po’ tutto.
    Per la scuola c’è ancora tutto un anno per decidere quale frequentare. non ne so granché però. so che ne abbiamo due. e a chi piace e a chi no. come sempre insomma. mi aspetta un anno di lavoro e ricerca.
    (e due … parlo troppo uffa)

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