Adelante por favor

Eccoci qui, con un papa nuovo, proclamato in orario di TG serale, a beneficio di tutte le famiglie italiane (e europee). Noi compresi. Meryem ha rinunciato malvolentieri al cartone del dopo cena, ma alla fine ha seguito con una certa partecipazione (insofferente per la lunga attesa tra la fumata e lo scioglimento della prognosi).

Meryem inizia a rimuginare molto su quello che ascolta, riproponendolo a volte a più riprese. Le sue domande dirette, direttissime, spiazzano qualunque strategia educativa, se pure ne avessi una. “Mamma, ma non puoi essere tu il papa? Oppure papà? O nonno, se c’era ancora?” Ricapitolo sommariamente: io sono donna, papà è musulmano, mio padre oltre che morto era sposato. “Non può essere sposato?”. No. Individua quindi come possibile candidato l’amichetto Federico, che non ha la fidanzata e non la vuole (in particolare mi par di capire che non voglia lei, che invece gli si propone ogni giorno. Ma questo non lo racconteremo al padre curdo).  Pausa. “Ma il papa deve essere per forza vecchio?” Mannaggia, questa bambina va decisamente dritta al punto. E questa da dove gli viene? Ricostruisco che quando mi ha chiesto perché serviva un papa nuovo devo avere optato per la versione “era molto vecchio e stanco”.  Mah, di solito sì.

L’attesa si protrae. Meryem ha drammaticamente tempo di elaborare nuove domande. “Mamma, ma tu sei sposata?”. Avrei potuto rispondere che la domanda non era pertinente. Avrei potuto rispondere semplicemente no, tecnicamente corretto dal punto di vista civilistico. Ma invece mi sento rispondere: “Ora no, ma lo sono stata”. Immagino che l’intento fosse chiarire che, ammesso che vengano a breve introdotte le papesse, io sarei comunque fuori dalla rosa dei candidati. Ma come me ne esco? Lei non pare sconvolta. “Ah, sì? E con chi?”. Concisamente rispondo. Registra. Tirerà certamente fuori il tutto nel più imbarazzante dei momenti. Ben mi sta.

Mi salva il balcone che finalmente si apre. Mi impressiona il silenzio assoluto dei giornalisti dopo la proclamazione. Qualcuno, come me, avrà detto: “Eeeeh? Cioè? Chi è questo?”. Qualcuno, più preparato, avrò fatto un salto sulla sedia. Meryem guarda Touran e chiede, legittimamente perplessa: “Ma sarebbe questo?”. No, ancora un attimo di suspence. Il neo Francesco a pelle ci è piaciuto. Meryem si è lanciata entusiasta nell’Ave Maria (unica preghiera che conosce) e mi ha zittito severissima quando, nel momento di silenzio, cercavo di spiegarle cosa significasse. Ha anche severamente criticato il fatto che armeggiassi con il cellulare in un momento così solenne (ma mica è colpa mia se mi arrivavano millemila notifiche, manco avessero fatto papa me). Valle a spiegare che la benedizione valeva esplicitamente anche per i fruitori delle nuove tecnologie.

Poi l’ho mandata a letto, rafforzando la mia posizione con la buona notte pontificia: lo vedi, Meryem, che lo dice anche lui che è tardi? Poi ho chiamato Nizam, beccandomi qualche improperio: alla fumata, mi aveva imposto di fare un nome, per una scommessa in extremis. Io, sufficientemente depressa, ma con un certo pudore scaramantico ad esplicitare il nome che funesto mi aleggiava in testa, me l’ero cavata con un poco convinto “Ravasi”. Toppando, naturalmente. Però Francesco I l’avevo azzeccato. Dopo poco mi arriva un sms: “forza cesuiti” (traslitterazione turca di gesuiti, Nizam ancora dopo tanti anni ancora fa confusione sulle poche consonanti che divergono).

Da allora, fioccano i messaggi e persino le congratulazioni. Qualcuno mi ha chiesto di scrivere che cosa penso, seriamente. Me lo risparmio, rimandandovi a questo articolo della Murgia. In sintesi: guardiamo il bicchiere mezzo pieno e, soprattutto, guardiamo avanti. Che sarebbe proprio l’ora, nella Chiesa e nel mondo. Condivido quello che ha detto padre Giovanni, il presidente del Centro Astalli: magari questo venire “dalla fine del mondo” aiuterà a rivedere le priorità, a cambiare punto di vista. Fa sempre bene, anche alle persone. Figuriamoci alle istituzioni millenarie.

P.S. Un’ultima notazione. Ho letto, in un florilegio di citazioni pubblicate dal Corriere, alcuni commenti sul libro di Giona. Mi ha fatto piacere. Giona, per tante ragioni, è “il mio” libro della Bibbia. Mi riprometto di approfondire come mai papa Francesco se ne è occupato.

Qualche link (in progress)

Giacomo Costa su Huffington Post
Antonio Spadaro su Il Sole 24 Ore
Stefano Femminis per Europa

8 thoughts on “Adelante por favor”

  1. Aspettavo con ansia un tuo commento/racconto sull’elezione del nuovo Papa, che non poteva essere in migliore equilibrio tra sacro e profano, pubblico e privato, comico e serio…
    Anch’io mi aspettavo la soluzione più banale e invece (grazie a Dio – si può dire?!?) sono riusciti a sorprenderci! Grazie per i link preziosi, anche perchè al riferimento a San Francesco Saverio non ci avevo proprio pensato (eppure quest’inverno mi sono spesso rifugiata nella chiesa del Gesù nell’attesa dell’apertura della biblio, e l’altare di San Francesco è lì di fronte a quello di Sant’Ignazio, con la sua storia del granchio): mi hai aperto nuove prospettive e sicuramente è per me già un invito al “think different” che mi fa ben sperare per il futuro.
    Come vedi ti leggo silenziosa, ma quando ce vo’ ce vo’!
    Ciao, Anna

  2. Sai che anche mia figlia piccola ha chiesto se il nonno poteva diventare papa e se per forza dovevano essere tutti “vecchietti” …io adoro la loro intelligenza laterale! Mi astengo dai commenti sul nuovo papa voglio osservare, quello che non doveva assolutamente accadere per fortuna non è accaduto, i presupposti lasciano sperare e vedremo…

  3. Sarò sincera…..non ho letto questo post…..ma era il modo più veloce per scriverti. Volevo solo dirti che mi sei venuta in mente oggi….quando ho saputo il nome (e il ruolo soprattutto!!!) del nuovo presidente della camera!!!!

    1. Credo di star commentando, piano piano. Ma aggiungo qui un commento più esplicito, visto che lo aspetti. Mi sono piaciuti molto alcuni gesti e il richiamo forte alla povertà e al servizio, di cui credo ci sia un gran bisogno. Mi piace che il papa senta di dover continuare la sua opera pastorale come e più di prima e che si senta prete prima che ogni altra cosa. Ho apprezzato il modo in cui sottolinea che è prima di tutto vescovo di Roma e che il cosiddetto “primato” è accompagnare nella carità, non affermarsi con arroganza e pretendere sottomissione: forse, dico forse, con queste premesse ecumenismo e dialogo interreligioso potranno ritrovare il vigore che questa contemporaneità richiede. Non mi voglio illudere eccessivamente: non so se tutte le linee tracciate dal Concilio Vaticano II lo vedrebbero ugualmente convinto. Ma già il fatto che questa persona sia in grado di proporne e testimoniarne con credibilità alcune mi pare una bella notizia.

      1. Ah, scusate, sono proprio rimbambita. Capisco solo ora, leggendo il commento precedente, che vi riferivate alla Boldrini, e non al Papa! Un commento su questo? Forse. Per ora vi dico che è una persona che stimo e apprezzo e che sono convinta affronterà il suo ruolo istituzionale con tutta la serietà e il rigore che la caratterizzano. Questo con la testa. Il cuore ancora trabocca dopo aver sentito nominare in Parlamento i morti nel Canale di Sicilia. Sì, forse di questo scriverò.

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