Scatole

Stamattina mi sono svegliata animata da una rara ondata di zelo ordinatore. Ieri pomeriggio un amichetto di Meryem è venuto a giocare e la visione della sua mamma sofisticata seduta un po’ in pizzo sul divano del mio salone che fissava sconcertata il caos primordiale che pareva brulicare tutto intorno a lei deve aver avuto una parte nel mio improvviso impulso a migliorare le cose, sia pur quel minimo.

Alle nove avevo già preparato un bustone di roba da buttare. Alle nove e mezza, dopo aver provato invano a convincere Nizam ad andare da Ikea, gli avevo comunque intimato di smontare il lettino di Meryem. Lui, senza battere ciglio, ha rimandato l’impresa a lunedì o martedì, ottenendo il duplice vantaggio di placarmi sul momento (se si fosse rifiutato avrei insistito fino allo sfinimento) e anche di consentire a sua figlia di non dormire sulla nuda terra per un altro paio di giorni.

Dopo pranzo mi sono dedicata ai vestiti di Meryem. Ho comprato dal cinese sotto casa due bauletti “Angelo”, al vantaggioso presso di 2,90 euro cadauno. Andavano montati ciascuno con 28 affaretti di plastica tipo chiodini. Quaranta minuti dopo avevo il pollice viola e due contenitori troppo piccoli con puttini stucchevoli su ogni lato. Torno dunque dal cinese e acquisto altre quattro scatole, da montare chiudendo grossi automatici già attaccati alla superficie (prezzo 3,20 euro: a questo punto mi viene solennemente consegnata una tessera fedeltà del negozio Yin con il primo timbrino – chissà che si vince). Smadonnando altri dieci minuti ottengo altri quattro contenitori di più agevole montaggio, ma ugualmente brutti e assai più sbilenchi.

A quel punto sono pronta a domare il caos. Rinuncio all’impresa di provare i vestiti a Meryem, che è di umore assassino già dopo il secondo. Vado a occhio. Butto tutto fuori e divido in quattro categorie: estate sì (da riporre nel cassettone), estate no (vestiti da scartare), inverno sì (da tenere per l’anno prossimo), inverno no (da scartare). Non posso permettermi mezze stagioni, ma lo sanno tutti che non esistono.

Due ore dopo sono fierissima di me. Una volta riempite, chiuse (a volte tamponando di nastro adesivo) e inguattate le scatole, la stanza ha esattamente lo stesso aspetto di prima. Però in un certo senso ho realizzato, sia pur parzialmente, un cambio di stagione. Queste sì che sono soddisfazioni.

One thought on “Scatole”

  1. L’espressione “in pizzo” mi suona molto sicula…la usa sempre mia nonna che è di messina!!!
    P.s: le scatole molle con gli automatici sono odiose!!!
    🙂

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