Ma ce lo scrivi un post?

No, Gianni (che sei forse il mio lettore più attento, probabilmente più attento di quanto non sia io stessa), non ce lo scrivo un post sulla mattinata di oggi in quello che chiamano Sportello Unico della Prefettura di Roma. Non lo scrivo per molte buone ragioni. Ne elenco tre, visto che gli elenchi vanno di moda (i punti, per essere davvero cool, dovrebbero essere dieci, ma sono troppi anche per una logorroica come me).

1. In fondo non è successo niente di che. Niente che chi è straniero o conosce stranieri non sappia già. Niente di particolarmente clamoroso, se vogliamo. Nessuno scoop giornalistico. Niente di niente. Solo l’ordinaria sciatteria, disorganizzazione, approssimazione, assurdità che caratterizza molti servizi pubblici e, mi sento di aggiungere, quelli agli stranieri in particolare.

2. Non ho nulla di propositivo da aggiungere alla lamentazione. E, specialmente in questi giorni, le lamentazioni fini a se stesse mi irritano.

3. Dopo tutti questi anni dovrei aver maturato un sano distacco professionale. Ecco, appunto. Dovrei.

Quindi questo post praticamente non esiste e ticchetto su questa tastiera solo per non avere la tentazione, più tardi, di rimangiarmi i miei saggi propositi.

Però concedetemi un riferimento letterario. Almeno quello. Solo in Italia si poteva concepire un personaggio come l’avvocato Azzeccagarbugli.

Gli odierni epigoni del manzoniano leguleio oggi svolgono (a pagamento) per gli stranieri incarichi essenziali quali chiedere – per lo più invano -informazioni a questo o quello sportello pubblico, sempre rigorosamente accompagnati dagli interessati (non sia mai che essi, pagando, risparmino almeno il tempo). Trattasi di servizio linguistico, penserete voi: magari i loro assistiti non parlano italiano. Questo è possibile, ma loro, gli avvocati, non parlano una lingua diversa dall’italiano con i loro assistiti. Solo che (dietro pagamento) se riescono a scoprire qualcosa dal tizio allo sportello lo ripetono all’interessato lentamente e con una parvenza di gentilezza.

Ma i servizi non finiscono qui. Ci sono degli indubbi vantaggi a pagare un avvocato italiano (meglio se femmina). Costei infatti potrà far ricorso a tutte le sue arti e astuzie per farsi strada nei meandri impervi della burocrazia [è un post sessista? forse. Ma la realtà spesso le è]. Simulare svenimenti per riuscire a fare domande a chi si negava. Sbattere le ciglia con il funzionario maschio, affettare donnesca solidarietà con la funzionaria donna. Alla bisogna, sbraitare: “io sono un avvocato!” e fare appello alla categoria per accedere a canali dedicati, veri o presunti, per ottenere il fatidico “appuntamento”.

Mentre mi facevo la mia oretta di anticamera ho assistito a quasi tutte le prestazioni sopra descritte, mirabilmente incarnate in una persona sola. Nessuna di esse, malauguratamente, sarebbe minimamente necessaria se in un ufficio pubblico di Roma Capitale esistessero procedure chiare, personale qualificato (e operativo) in numero sufficiente, materiale informativo plurilingue e qualche minimo standard di razionalità e buona educazione.

Una sola notazione. Ciascuna pratica costa allo straniero cifre nell’ordine delle centinaia di euro in marche da bollo. Le persone che più o meno confusamente sfaccendano in uffici come quello sono pagate dai soldi delle tasse mie e di tanti italiani e stranieri. E’ proprio necessario, oltre ai vari balzelli e balzelloni delle marche da bollo, doverci aggiungere anche la tariffa dell’avvocato?

3 thoughts on “Ma ce lo scrivi un post?”

  1. forse, ma forse, inizierò un servizio di accompagnamento di cinesi nei vari giri delle sette ciese.
    per fortuna (mia) non sono avvocato, lo farei – a pagamento s’intende – solo perché so il cinese abbastanza da spiegare “con parole mie” ai poveri disgraziati senza copertura mafiosa cosa devono fare nei vari uffici, e quali carte devono portare, in originale, copia conforme, allusione o fotocopia.
    sendo un servizio da straccioni e per straccioni, è ovvio che ad offrirlo sia una coop, a cui io avrò l’ingrato compito di fatturare le ore sprecate (direi almeno il 98% di quelle impiegate), a un prezzo abbastanza decente da farmi mangiare ma anche abbastanza basso da restare competitivo.
    finché non verrò surclassato da uno tra le decine di avvocati (cinesi) che operano in città, e che si faranno pagare molto di più, ma vuoi mettere?

    se non altro, le cose qui danno l’impressione di funzionare, farò a breve una prova generale col permesso di soggiorno della mogliera, da rinnovare (altra cagata pazzesca, un permesso senza scadenza che va rinnovato ogni 5 anni, ma sopravvoliamo pure, c’è ben di peggio in questa squallida repubblichetta) con tutti i bolli, dagherrotipi e ciccetti al posto giusto.
    se va bene, in tre giri si finisce tutto, ma come ben si sa non va quasi mai bene, anzi.

    saluti alla pupa, e prima o poi ci vedremo….

      1. beh, io a richiesta (e a pagamento, s’intende) do anche il culo, magari in qualche sgabuzzino dell’ufficio foresti….
        tanto soffrirei poco, vista l’etnia di riferimento, e potrei sempre dare un servizio in più….

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