Un giorno rideremo di tutto questo

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…ma quel giorno non è oggi.

Nizam soggiorna regolarmente in Italia da 14 (quattordici) anni. E’ titolare di un permesso di soggiorno CE per lungo soggiornanti, altrimenti detto carta di soggiorno, che ha validità illimitata. Lo ha per molte buone ragioni, una delle quali è che è padre di una cittadina italiana dal 2007 (mia figlia). Ma lo avrebbe comunque, visto che risiede regolarmente in Italia da ben più di 5 anni e ha a suo tempo dimostrato e poi (per ben due volte) ri-dimostrato di avere adeguato reddito e di pagare le dovute tasse. Incidentalmente, avrebbe diritto alla cittadinanza italiana. Peccato che tra quando ha maturato tale diritto (settembre 2012) e quando siamo faticosamente riusciti ad ottenere un appuntamento per presentare la documentazione (febbraio 2014) sia passato un anno e mezzo. E una domanda presentata quasi due anni fa ovviamente non è stata neanche presa in considerazione ancora, è troppo presto. Incidentalmente, in questa pratica il fatto che sia il padre di una cittadina italiana non conta nulla.

Oggi Nizam deve aggiornare la carta di soggiorno, ancora in corso di validità, perché i turchi gli hanno rinnovato il passaporto e il numero non corrisponde a quello indicato sulla carta di soggiorno. Finché ciò non si sistema, non può lasciare l’Italia. Andando un mese fa a chiedere che ciò venisse sistemato, Nizam ha scoperto le seguenti cose:

  • deve essere nuovamente fotosegnalato (????)
  • deve nuovamente dimostrare tutti i requisiti per il rilascio (e questo, mi sento di dire, è una richiesta assolutamente illegittima di per sé).

Oggi, presentandosi all’appuntamento munito di certificato di nascita di Meryem con indicate le generalità dei genitori per esteso (richiesto, a pagamento, in Municipio, visto che per la questura è complicato verificare che Meryem sia sua figlia, sebbene la medesima Meryem sia titolare di passaporto italiano su cui Nizam risulta genitore), ha scoperto un’altra cosa:

  • non bastano i documenti. Deve portare Meryem lì di persona, munita di passaporto.

Quindi io devo far saltare a mia figlia un giorno di scuola per mandarla a fare ore di fila in una questura all’estrema periferia della città, dove (parlo per esperienza diretta) vedrà suo padre trattato con sgarbo e disprezzo da svariati uomini in divisa, che gli danno del tu pur non avendolo mai visto prima. La interrogheranno pure? Chissà.

Tralasciamo il dettaglio che, se pure tutto va bene, di fare questo aggiornamento non se ne parla prima di svariati mesi.

Ma non trascurerei di riferire che, quando lui ha provato a chiedere se potevano dargli un appuntamento durante le vacanze di Natale per non far perdere la scuola alla bambina, gli è stato risposto: “L’appuntamento te lo do quando mi pare, così impari”.

Posso provare (potete leggere i post qui sotto) che io ho sempre cercato di vivere questa situazione con la massima ironia. La prima gita in quel posto l’abbiamo fatta tutti insieme quando Meryem aveva un mese. Ci siamo tornati quando Meryem aveva 3 anni. Ho cercato con tutta la buona volontà di prenderla a ridere.

Oggi no, non ci riesco. Non sopporto l’idea che il padre di mia figlia debba essere trattato in questo modo. Non viviamo più insieme (questo è parte del problema, pare, visto che lo stato di famiglia è inestricabilmente connesso alla residenza), ma non pensavo francamente di dover argomentare la nostra storia più privata a tutti i poliziotti che incontriamo. E’ una persona incensurata, titolare di una regolare attività, che non ha mai commesso nulla per meritarsi un trattamento del genere, stimabile da molti punti di vista e, soprattutto, rientra perfettamente nei requisiti previsti dalla legge per avere quel titolo di soggiorno. Perché deve passare un’altra mattinata come quella di stamattina, umiliato davanti a sua figlia?

Poi ci chiediamo perché le “seconde generazioni” provino questo rancore per gli stati europei di cui pure sono cittadini. Io credo che un’esperienza come quella che vivrà Meryem il prossimo mese – ammesso che non riesca prima di allora a trovare una soluzione a questa assurdità – conterà molto di più sulla sua formazione civica di tante belle parole che io o i suoi maestri possiamo spendere sulla partecipazione, sull’accoglienza e sull’intercultura.

Il pregresso
Noi e Ringhio, parte prima 
Noi e Ringhio, parte seconda
Surreale

20 thoughts on “Un giorno rideremo di tutto questo”

  1. direi che e’ una storia normale di quello stato rimasto intrinsecamente fascista e fondato sul disprezzo del cittadino (e a maggior ragione dello straniero) che e’ l’Italia.

    io spero che non ci rideremo mai su, scusami se dissento su questo dettaglio.

    capisco che e’ una strategia minima di sopravvivenza psicologica, ma non dobbiamo rassegnarci.

    io sono straniero quando vado in Germania, ma nessun impiegato si sognerebbe mai di trattarmi cosi’: fa parte dei requisiti minimi del suo lavoro.

    ti auguro comunque che il tuo problema si risolva.

  2. Guarda, non ce la faccio neanche a cliccare Mi piace su questo post pur sottoscrivendolo in toto. Che tristezza enorme. Che polizia fascista che ancora abbiamo (disse quella che esperienze simili le ha fatte da cittadina Ue nei Paesi Bassi, ma sorvoliamo).

    1. Ma perché sorvolare la tua esperienza di cittadina Ue nei Paesi Bassi, Mammamsterdam? Non trovo, dal racconto di Chiara, la polizia italiana più fascista, per esempio, di quella francese. E lo dico da cittadina Ue che si scontra contro la burocrazia francese. Ora, certo, il caso di Nizam non può essere paragonato al mio, ma mi sento partecipe e in grado di capirlo proprio grazie alla mia esperienza da emigrata (certo, expat fa più cool, ma in fondo sono emigrata e come tale sono trattata qui).

  3. che cosa assurda…. se il sistema di un paese che ama definirsi progredito va in tilt davanti a storie come quella di Nizam, possiamo mai credere nella possibilità di un mondo che funzioni?

  4. Non ci conosciamo e non ho mai commentato, pur leggendoti spesso, ma oggi mi sento di mandarti un abbraccio, da persona che in mezzo a queste cose ci è passata (marito marocchino, clandestino all’epoca del matrimonio) e che tutte le volte che legge esperienze come la tua si sente stringere la bocca dello stomaco e montare quella rabbia che montava in questura, quando mi costringevo a tacere perché altrimenti mi sarei messa a urlare, e sapevo di non potermelo permettere. Sì, si chiama fascismo quando taci perché sai di non poter far valere i tuoi diritti.

    1. Direi che l’ultima frase di Prisca sintetizza la situazione. Vorrei commentare a lungo, poi penso a quanti in fondo parteggiano per il poliziotto e mi cascano le braccia. Vorrei farti arrivare un abbraccio stretto, un bacione Close

  5. Io però voglio sperare, voglio poter continuare a contare sulle nuove generazioni, sui nostri figli, per cambiare situazioni kafkiane come questa! Altrimenti non avremo futuro…

  6. Grazie mille a tutti per la solidarietà. Queste cose purtroppo succedono di continuo a molte persone. Non solo le leggi sono farraginose e assurde, ma le applicano pure male. La chiamano persecuzione delle carte. E credo che spieghi molte cose.

  7. …e in tutto questo io mi chiedo, come non vivete assieme? e come mai non ho mai incontrato una coppia comunitario/extracomunitario che regga? quanto tutto quello che denunci, il clima sociale i il razzismo, influenzano le relazioni private, d’amore o amicizia?
    anna

    1. Anna, io invece ne conosco molte che “reggono”, così come molte coppie di italiani o di “comunitari” che “non reggono”. E’ certamente vero che essere migranti è una cosa complicata da tutti i punti di vista, non solo per i documenti. Per fortuna però, nonostante molte complicazioni intercontinentali, posso dire che tra noi c’è ancora molto amore e che sono felice che Nizam sia il padre di mia figlia.

      1. mi fa piacere che tu non condivida, e ancora di piu’ se o equivocato sulla vostra personalissima situazione. intend che spero di sbagliarmi e certo le tue testimonianze saranno molto piu’ numerose!i son di genva, certo molto piu’ chiusa e provinciale di roma (ma non so se piu’ razzista) e ho visto moltissime coppie formarsi e lasciarsi, davvero non ha retto nessuno, dopo 10 anni e’ una desolazione…
        anna

  8. Cara Chiara, prima di tutto mi dispiace per la situazione di Nizam e di Meryem. Per quanto riguarda il tuo post, parlando della tua situazione personale, hai dedotto in maniera eccellente il problema attuale (uno dei problemi attuali) in Europa. “Poi ci chiediamo perché le “seconde generazioni” provino questo rancore per gli stati europei di cui pure sono cittadini.” Ecco, trovo che tu abbia centrato il punto. Hai usato le parole adatte per spiegare anche quello che sta accadendo, per esempio, in Francia, ma che i media non raccontano e che da fuori non si capisce.

  9. Perche’ a voi pare normale che mia figlia residente in Francia da piu’ di 10 anni, ricercatrice e insegnante (in francese, naturalmente) all’universita’,dopo aver ottenuto presso l’universita’ stessa l’abilitazione a Direttore di ricerca,debba ottenere (a pagamento naturalmente) apposita certificazione di conoscenza della lingua francese,per poter fare richiesta di cittadinanza?

      1. Se si ha un titolo scolastico francese (come le HDR) non è obbligata, normalmente, a produrre un certificato di lingua. Ho fatto domanda per la naturalizzazione francese e, avendo un M2 qui (in “Technologies numériques appliquées aux sources historiques”), sono stata dispensata dal presentare detto certificato (che comunque avevo). Che poi il mio M2 , proprio perché francese, sia più importante del mio dottorato in storia ai fini della ricerca di lavoro, è un’altra storia…

  10. Sinceramente non saprei che dire, ma non voglio evitare un commento.
    Alla signora vorrei dire che è il sistema di uno Stato che non controlla l’efficienza e la rispondenza delle sue Amministrazioni che non funziona! Non si tratta di xenofobia o di atteggiamenti inopportuni, o di lunghe attese che subiscono solo gli stranieri. Chiunque entri nelle strutture pubbliche, direi nel loro ingranaggio, cittadino italiano o straniero che sia, si può trovare a subire spesso questo trattamento da suddito. Di esempi personali ne ho a bizzeffe come voi tutti, credo!

    1. Non so, Claudio. Io la burocrazia la conosco e la vivo, da cittadina italiana e da romana in particolare, in tutti i suoi aspetti: INPS, inail, tassa della spazzatura, fast web che mi ha combinato un impiccio tale che non posso cambiare gestore per il resto dei miei giorni. La frustrazione e il fastidio sono una cosa, la violenza è un’altra. Ti posso assicurare che quando ci sono di mezzo gli extracomunitari non è solo burocrazia. Nessun italiano accetterebbe simili vessazioni gratuite e simili modalità.

  11. Sul fatto dei matrimoni con extra-comunitari direi che non si puó generalizzare. Io sto insieme all’extracomunitario ecuadoregno che poi é diventato mio marito da 12 anni, siamo sposati da 5 e abbiamo due bambine. Conosco parecchie coppie miste che a un certo punto si sono separate, ma anche tante che sono insieme dopo parecchi anni. Forse culturalmente ci sono maggiori differenze quando le religioni di appartenenza (e quindi, l’educazione, la “Weltanschauung”) sono diverse, non lo so. Comunque noi tra alti e bassi andiamo avanti molto meglio di certe coppie non miste di mia conoscenza…

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