Oggi è il D-day! Notaio e, se tutto va bene, da oggi pomeriggio Nizam sarà co-kebabbaro…
Come non detto. Tutto rinviato a dopodomani. Continuate a tenere le dita incrociate…
Oggi è il D-day! Notaio e, se tutto va bene, da oggi pomeriggio Nizam sarà co-kebabbaro…
Come non detto. Tutto rinviato a dopodomani. Continuate a tenere le dita incrociate…
Ci sono giorni,per fortuna abbastanza rari, in cui mi rendo conto di non aver fatto un buon lavoro. Sono rari, vorrei precisare, nella vita professionale. In quella privata sono piuttosto la norma, ma questa è un’altra storia. Dicevamo che ci sono giorni, come oggi, in cui non mi sento all’altezza del lavoro che sto facendo. Mi pagano poco, è vero.Ma ormai ho delle responsabilità precise e venir meno ad alcune di esse mi fa stare male.
Poi allarghi lo sguardo agli altri. Ad alcune associazioni come la nostra, che lavorano con molto meno impegno e scrupolo. Alle istituzioni che gestiscono male i fondi, che sprecano i soldi, nel migliore dei casi per ignoranza e scarso senso di responsabilità, che non sono in grado di programmare alcunché. A chi ci governa, che calpesta impunemente ogni norma nazionale e internazionale e se ne vanta. Ma il fatto di nuotare in un mare di responsabilità venute meno, tutte molto più gravi della mia, oggi non mi consola affatto.
Io sono la gioia dei parrucchieri. Ritaglio mezzora al volo, mi siedo al lavaggio in condizioni imbarazzanti (oggi, ad esempio, avevo una tale matassa di nodi che l’hanno dovuta tagliare via), mi metto nelle loro mani. “Quanto vuole tagliare? Poco?”. “Ma no! Tanto.L’importante è che il taglio non richieda nessuna manutenzione”. Oggi mi sono infilata in un parrucchiere nuovo, da quello da cui vado fin da piccola ormai ci vuole l’appuntamento. Mi hanno fatto vedere il catalogo, io ho detto sì alla prima proposta. Zac zac, senza rimpianti. Gli ho concesso persino qualche sfizio: leggera asimmetria, frangia di cui mi pentirò. Non credo che abbiano mai avuto cliente più accondiscendente. “Complimenti!”, mi ha salutato calorosamente il titolare. Probabilmente non mi rivedranno prima di due anni, o forse mai. Ma oggi ho dato modo a un giovane di esprimere in pienezza la sua creatività. Dopo aver rimosso la matassa rasta, è ovvio.
Oggi, prendendo Meryem in braccio per metterla a letto, ho realizzato che davvero non è più piccola. E, come spesso mi accade ultimamente, un pensiero mi è balenato per la mente: ne avrò un’altra/o piccola/o? Allo stato attuale, come ho detto più volte nei forum e nei commenti ad altri blog, la questione non è solo un fatto di desideri. E’ piuttosto un’alchimia di precarietà economica, età che incombe, voglia e esitazione. Non so perché, ma sento che questa decisione, o almeno la componente di ciò che è una decisione, non appartiene a questo momento. Forse ho vissuto qualcosa di irripetibile. Cioè, ho vissuto comunque qualcosa di irripetibile. Anche se avessi altri cento figli, ciascun momento sarebbe singolo e unico. Ma stamattina, camminando verso il mio sotterraneo del Collegio Romano,pensavo che sono stata molto fortunata. Per anni sono stata convinta di non poter avere figli. Per anni ho pensato di essere destinata all’infelicità. Mi sento come la Sara biblica. E in fondo a lei un figlio solo è bastato per essere madre di Israele, addirittura archetipo della maternità.
Ieri sera mi ha chiamato Don Chisciotte. Credo di averne già parlato in un post, si tratta dell’animatore di un movimento antirazzista di quartiere. Dopo un paio di sedute di cospirazione politica dal basso, persesi tra i mille rivoli tipici delle riunioni del genere, io continuo a seguire da lontano. Ieri lui mi propone un incontro di conoscenza. Beh, perché no. Viene lui qui, dopo cena, non devo sistemare Meryem né modificare sostanzialmente i ritmi della giornata. Potenzialmente mi pare una persona interessante e stimabile e c’è una parte di me che dice che forse dovrei impegnarmi maggiormente in questa politica di quartiere, in un momento come questo (continuiamo a omettere ogni commento sulle decisioni politiche recenti, che è meglio). E, soprattutto: sono lusingata. Al liceo non potevo fare politica perché non ero abbastanza figa. Lo spirito di rivalsa risucchia ogni ragionevolezza, allo stato attuale. Vi farò sapere come finisce. Se mi farò coinvolgere in occupazioni o nella coltivazione di un orto comune. O se, più semplicemente, stringerò qualche conoscenza in più nel vicinato.
Stamattina in ufficio regna una calma surreale. A parte il fatto che mi piacerebbe prendere a pugni sul naso un collega (che tuttavia non è qui, quindi non avrò verosimilmente modo di farlo), le cose procedono lisce. Sono arrivate le magliette per il negozio di kebab di Nizam. Nonostante tutte le scaramanzie, sembra che il progetto inizi a prendere consistenza fisica…
Secondo me, l’educazione consiste proprio nell’aprire tutte le finestre nella mente di un bambino, di un ragazzo e di una ragazza che crescono e hanno il diritto di diventare sensibili a tutte le realtà umane e naturali del mondo. Aprire, comunicare abiti mentali, del cuore e culturali all’insegna della varietà: così potremo educare persone flessibili, aperte, che non si spaventano per qualcosa di nuovo, di diverso, ma sono pronte ad apprezzare tutte le possibilità umane. Credo che questo lavoro di aprire le finestre della personalità, della mente, del cuore sia essenziale. Credo che dobbiamo arrivare a far sì che i nostri studenti italiani, spagnoli, tedeschi, siano fieri della cultura cinese, o della cultura indiana o africana, per il solo fatto che esse sono una produzione dell’umanità. Non dovremmo più considerarle “cultura degli altri”. Essere fieri di una cultura piccola e ridotta ci ha fatto molto male: credo che sia frutto di un’educazione troppo limitante.
E’ stato un pomeriggio di brutture televisive, di frasi gravissime condivise con milioni di persone, di violenza organizzata e esibita. Sia su Canale 5, che su Rai 1. Ho spento in tempo, prima del prevedibile climax, con un senso di crescente preoccupazione, quasi di panico. Cerco di esorcizzare con le belle parole di padre Nicolàs, Padre Generale della Compagnia di Gesù. Sembra che parli di fantascienza, non vi pare? Però in questo dramma contemporaneo, questo dovremmo avere scolpito in mente. Soprattutto come genitori.
La casa nasconde, ma non ruba. Però devo dire che la mia nasconde molto molto bene. Le mie storie minime transumanti sono qui, da qualche parte. Non le ho potuto fare sniffare a Pietro, che avrebbe apprezzato. Non posso scriverci una recensione fatta bene. Però vi assicuro che è un racconto fascinosissimo, che ti porta via con voce suadente. Perché sì, è vero che ci si sente dentro la narrazione orale. Come quando ti siedi davanti a un camino e ascolti un’amica che ti racconta cose interessanti sgranocchiando cibi saporiti e bevendo qualcosa di semplice ma efficace….
Tra il serio e il faceto. In tempi di dibattiti sui crocifissi, in ufficio (cioè presso il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati) riceviamo una favolosa chiamata del nostro capo (gesuita): "Mi hanno chiamato per benedire dei locali. Non è che vi trovate un crocifisso?". Ravaniamo qua e là ed alla fine ne troviamo uno in ceramica, con tanto di decorazione a rondinelle. Meglio di niente. Lo spolveriamo un po’. Ora, qualcuno potrebbe mai dire che i gesuiti per cui lavoro non difendono le radici culturali cristiane dell’Italia? Ma se sono tra i pochi che contribuiscono a mettere una pezza sull’immagine morale della Chiesa Cattolica… Noto poi che l’indignazione popolaree la protesta formale alla Comunità Europea sui crocifissi nasce. Sui respingimenti e le stragi di donne e bambini, meno. Molto meno. Qualcosanon mi torna.
Ieri sera Meryem si è lamentata a lungo di avere mal d’orecchie. Alla fine le ho dato una dose di Antalfebal e ha dormito. Stamattina, fresca come una rosa. Non le faceva male nulla. Inizialmente volevo lasciarla a casa, ma lei era carichissima e voleva andare a scuola. Non aveva febbre, non aveva nulla e ce l’ho mandata, pensando che alla peggio saremmo andati a prenderla. Da una settimanella ha un po’ di tosse, che non degenera ma non migliora nonostante gli aerosol serali. Oggi volevo chiamare la pediatra per chiedere consiglio. Non l’ho trovata in studio e mi sono vergognata, di questi tempi, di chiamarla al cellulare per una cosa così… Vabbè, vediamo come evolve!