Un blog “straniero”


Per la seconda volta temo di forzare un po’ le regole della Caccia al Tesoro di Barbara: quello che vi presento oggi è un blog con pochi post, che non viene aggiornato costantemente e che certamente non emoziona per stile, foto o design. Emoziona me, però, per più di una ragione che vado a spiegarvi.

Qui e là, sul mio blog, ho fatto menzione di un incontro molto particolare che ho fatto all’università (non mi fate ricercare i post nel marasma dell’archivio: se li rintraccio ve li linkerò): un incrocio fugace con una persona notevole sotto più di un aspetto, che in un periodo di tempo incredibilmente breve mi ha dato moltissimo. Il blog che vi presento oggi è scritto da lui, e questa è la prima ragione per cui mi emoziona. Questa però è una ragione personalissima, che temo che per voi non significhi granché.

Andiamo col secondo motivo, il titolo, che mi dà l’occasione di introdurre poi il vero punto di forza del blog di Antonio: la padronanza straordinaria di più culture, lontanissime tra loro. Il titolo, dicevamo: Gefilte Sushi. Chi ha un po’ di dimestichezza con l’ebraismo forse saprà che il Gefilte Fish è il piatto tipico degli ebrei dell’Europa dell’Est (una sorta di carpa ripiena, se non vado errata). Ecco, chiamare le avventure di un rabbino in Giappone Gefilte Sushi mi pare un innegabile colpo di genio.

Terzo motivo. I post, come si è detto, non sono moltissimi, ma sono densissimi, mai banali, a tratti strazianti, ma spesso e volentieri divertenti, addirittura esilaranti. La maggior parte hanno un titolo tratto da una citazione biblica. Se non la riconoscete, non sentitevi in soggezione: poche persone al mondo conoscono la Bibbia come Antonio. E intendo proprio fino all’ultimo puntino (le virgole nel testo ebraico non ci sono).

Quarto motivo. Il Giappone è uno dei pochi Paesi al mondo che non ha su di me alcun appeal. Non mi ispira. Di più: mi incute un vago senso di disagio. Ora non dico che il blog di Antonio me lo stia facendo amare (a tratti, anzi, aggiunge inquietudine a inquietudine, come nel caso della descrizione di questa cena): ma certamente è per me, e potrà essere anche per voi, occasione di cogliere aspetti che nessun servizio giornalistico o visita turistica potrebbe offrirci.

Concludo solo riportandovi un brano dal primo post di Gefilte Sushi. Mi ha commosso profondamente e, pur non avendo incontrato le persone citate se non una volta di sfuggita, mi sento di testimoniare che la loro capacità di essere accanto al figlio nel suo percorso, certamente assai insolito, è stata straordinaria. Potessi io, come genitore, riuscire a far lo stesso, mi riterrei soddisfatta.

This first entry in my mind is also little tribute to my mom and dad who, unfortunately, given their complete ignorance of English will never be able to read it. My parents are two of the most amazing individuals I have ever met. They have showered with love my sister and me, and made the biggest sacrifices to take us where we are. They have accepted me in all my different permutations and with all my revelations, and, most of all, they have never clipped my wings and let me fly freely since I was eighteen.

Nuova tappa della CaT (questa è tosta)


Non si può essere esperti di tutto, no? E allora ve lo confesso: io e la poesia ci frequentiamo poco. Ho le mie fisse, intendiamoci: ma i poeti che amo (Kavafis, Foscolo, Laeh Goldberg, per citare i primi che mi vengono in mente) sono morti e dunque non tengono blog. Il mio problema con la poesia è che riesco ad accedervi solo con grande fatica e devo essere aiutata e sostenuta da una sorta di accompagnamento e incoraggiamento emotivo. Leggere e basta non mi è sufficiente. Stavo dunque per abbandonare questa tappa della caccia al tesoro, quando mi è venuta in mente una scappatoia più che onorevole – che implica anche una confessione (peraltro del tutto superflua, ma tant’è).

Sia pur per breve tempo, sono stata fidanzata con un colto e sofisticato poeta spagnolo. Studioso di antichità orientali, come me, ma con interessi letterari e artistici a ben più ampio spettro. All’epoca trovavo le sue poesie un po’ troppo sofisticate, ma mi pare che con il tempo si sia liberato di quelle piccole pedanterie che appesantivano i suoi componimenti. Dico “mi pare” soprattutto perché probabilmente mi perdo qualche sfumatura: salvo qualche eccezione in inglese, la sua lingua è lo spagnolo.

Veniamo alla scheda.

Come si chiama il blog: Sed victa Catonis (da una citazione latina di Lucano: “La causa vincitrice piacque agli dei, ma quella sconfitta a Catone“)

Qual è il link del blog: http://seduictacatoni.blogspot.it

Perché vale la pena di leggerlo: Per le atmosfere e le suggestioni insolite, tra Mesopotamia e ebraismo, tra cultura classica e la metropolitana di Madrid.

Qual è il vostro verso preferito: di questo blog, forse, questo “Decir adiós no es fácil aunque pongas /las letras en el orden necesario”. Ma ricordo una poesia che mi piacque all’epoca, intitolata Finisterrae. Peccato che non c’è.

Come lo avete scoperto: ripescato l’ex su Facebook, ho finito per incrociare anche il blog….

Qual è il link dei feed RSS: mmmmm…. (vale il solito: li troverete voi prima di me).

Caccia al Tesoro MF – Terza tappa


La terza tappa della Caccia al tesoro è dedicata alla fotografia. E ovviamente io il blog di fotografi me lo sono già giocato alla tappa precedente. Cribbio.

Calma e sangue freddo. Io di fotografi ne conosco vari altri, però. Mi si impone dunque una scelta, piuttosto combattuta. Baro un po’? Ma sì, dài. Ce ne sarebbe uno, che forse è il mio preferito ed è anche un caro amico, che però ultimamente ha deviato un po’ verso uno stile che per me è poco accessibile.  Ce ne sarebbe un altro, decisamente bravissimo, ma già famoso di suo (collabora con Erri De Luca, per dire) e che dunque non ha certo bisogno di promozione. Ce ne sarebbe un terzo, a cui sono affezionata, ma che non riesce a farmi scattare quella scintilla decisiva dell’ispirazione.

Alla fine la mia scelta l’ho fatta. Lui. Non saprei dire, sinceramente, se averlo conosciuto personalmente sia un privilegio o una dannazione. Mi ha fatto saltare la mosca al naso tante di quelle volte che non riesco neanche a rievocarle con serenità (e dire che abbiamo rapporti molto sporadici e superficiali). Non potrei mai lavorarci, non potrei mai fare un progetto con lui. Ma poi vedo i suoi scatti (o i suoi documentari) e ammetto: questa creatura bizzarra e a volte, obiettivamente, irritante ha il suo motivo di esistere. Il suo talento straordinario. L’occhio. La capacità di cogliere, al di là dell’immagine, una storia. Come questa, ad esempio: c’era una volta un tuareg in motocicletta… O questa: c’era una volta un baobab… Ammiro in Fabio la capacità di fare reportage con l’immaginazione del poeta. Di documentare e sognare allo stesso tempo.

Forse questo miscuglio di testimonianza e creazione, che non riproduce pedissequamente ma non tradisce nemmeno, è la migliore definizione che riesco a immaginare di arte. Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la filosofia, e anche di quante possa immortalarne uno scatto. Apprezzo molto che in una fotografia si colga questa consapevolezza.

Sì, viaggiare… con S4C


Eccoci alla seconda tappa della Caccia al Tesoro di Mamma Felice. Qui ci è voluta una certa riflessione, perché di blog di viaggi non ne seguo. Anche quando le mie colleghe, nell’ufficio accanto, parlano dei viaggi che hanno in programma, faccio finta di non sentire. Fa troppo male a una aspirante viaggiatrice come me ridurmi a guardare su uno schermo ciò che troppo, troppo poco riesco a vivere di persona.  Sigh. Ma poi, giusto ieri, ho avuto un’illuminazione. E c’è un blog che dovete assolutamente conoscere, sì. Allora, cominciamo.

Come si chiama il blog: Shoot 4 Change

Qual è il link del blog: http://www.shoot4change.net
Perché vale la pena di leggerlo: vi troverete reportage spettacolari, immagini e racconti che colpiscono profondamente e, più ancora, un’idea potentissima, che non dovrebbe mai passare di moda: cambiare il mondo!

Qual è il tuo post preferito: Africa, Prima Parte. Il viaggio in Burkina Faso di Francesco Romeo, che non ha ancora 16 anni. Un’ispirazione per me, come genitore.

Qual è il viaggio che faresti: Al momento ho l’India in testa. Ma anche Timbuktu, anche se non è proprio il momento più sicuro per andarci.

Qual è il link dei feed RSS: mmmm, non lo trovo…. Ma sono sicura che se ve lo cercate voi lo troverete!

Puntuale, ogni estate…


… arriva la Caccia al Tesoro di MammaFelice. Arriva insieme a tutte le altre cose, piacevoli e spiacevoli, che segnano l’inizio dell’estate. Tipo la fine della scuola materna e l’eterna questione: e mo’? Di questo e di altro si parlerà questo mese su Genitori Crescono, sotto il titolo azzeccatissimo “L’insostenibile leggerezza dell’estate“. Insostenibile davvero, economicamente e psicologicamente.

Di questi tempi la mia mai sopita sindrome di Calimero si riaffaccia prepotente. No, non ho i nonni a disposizione. No, non ho una casa al mare/montagna/lago dove parcheggiarla con i nonni medesimi che non ho. No, non ho tre mesi di ferie l’anno (e neanche due mesi e 10 giorni, come ha puntualizzato un’insegnante a Radio2 giorni fa). Devo continuare? Non credo. Ho cacciato la prima delle esorbitanti quote settimanali del centro estivo, che mi coprirà per un buon pezzo (sopportando eroicamente le perplessità spontanee e quelle indotte, tipo la simpatica maestra che saputo dove la mandavo ha alzato gli occhi al cielo e ha pigolato: “Però la sorvegli bene, eh? Non si fidi degli animatori! Quelle piscine sono TANTO pericolose…”. Certo, se la potevo sorvegliare io pagavo 113 euro settimanali così, per il gusto di trascorrere un po’ di ore all’aperto tutti insieme, io e gli animatori). Accetto l’esercizio zen della consapevolezza inquietante che ci sono abbondanti buchi nel calendario ancora non coperti da alcuna programmazione realistica e si vedrà cammin facendo. Speriamo di uscir vivi anche stavolta da un’estate che si presenta più in salita del solito per me come persona, oltre che per me come mamma.

E torniamo alla Caccia al Tesoro, mi pare meglio.

Carta di identità: Chiara, romana, quasi quarantenne, umanista umanitaria, madre di Guerrigliera di cinque anni e superdotata di sorelle.

Nome del blog: Yeni Belqis (sì, proprio così: senza la u dopo la q, impronunciabile e immemorizzabile).

Obiettivi: rimuginare, raccontare aneddoti, condividere dubbi e perplessità, riderci sopra, quando possibile parlare anche di cose serie (rifugiati, educazione, impegno civile…).

Un buon motivo per seguirmi: Bella domanda. Non sono antipatica e talora scrivo di cose che non potreste leggere altrove perché capitano solo a me (oppure interessano solo me, fate un po’ voi).

Due post che vale la pena leggere: Modestamente sono almeno quattro. Il resoconto di un mio recente incidente sul lavoro, passato alla storia (in due puntate, qui e qui)  e due più seri, che riguardano il mio lavoro (qui e qui).

Come seguirmi: FB Chiara Peri (è il profilo personale, non una pagina del blog: se mi chiedete l’amicizia magari accompagnate la richiesta con due righe di presentazione), Twitter @belqis

Indirizzo RSS feedhttps://yenibelqis.wordpress.com/feed/

Ho fatto i compiti. Buona Caccia al Tesoro a tutti!