Rappresentare

Giuro che pensavo a questo post prima che il tema delle elezioni tornasse di attualità così scottante per tutto il Paese. Però, inevitabilmente, la mia riflessione micro si rispecchia nel macro del caos che continua a circondarci in ogni direzione. Meryem quest’anno ha cominciato la prima elementare e io, come genitore, ho fatto il mio debutto in un Istituto Comprensivo. Nel giro di due settimane scarse, le mie poche (relative) sicurezze si sono sciolte in un pozzo di dubbi. Mi piacerebbe dunque confrontarmi con chi mi legge sul tema della democrazia rappresentativa a scuola. La situazione di partenza (inizio anno scolastico in una scuola italiana) credo che sia abbastanza chiara. Ci è stato spiegato che in un giorno ics la nostra classe è chiamata ad eleggere un rappresentante. Abbiamo dunque un gruppo di circa quarantasei capocce (escludendo i nonni e supponendo coppie di due genitori) che da qui a un paio di settimane, senza aver davvero avuto modo di realizzare che qualcosa le accomuna, devono democraticamente eleggere chi è deputato/a a parlare a nome di tutti. Già a questo livello si registra qualche difficoltà. Si è iniziato a comunicare per mail, in aggiunta (presumo) alle chiacchiere più o meno episodiche sui marciapiedi, a cui io non partecipo per poca disponibilità di tempo. Subito si è manifestato un fenomeno comune. Ciascuno parla, prevalentemente, con chi già conosce e, come per magia, trova piena approvazione. Ne deduce che tutti la pensino allo stesso modo. Salvo poi rendersi contro che un altro, di idee piuttosto diverse, ne è altrettanto convinto. Che fare? Si andrà alle urne alla data fissata, un rappresentante sarà nominato, ma non è prevista verifica di fiducia in nessuna fase. Sospetto peraltro che l’afflusso ai seggi sarà ridottissimo, quindi mi chiedo: cosa ne verrà fuori? Mi pare che il bivio che ci si para davanti sia, tragicamente, il disinteresse o l’interessamento. La seconda via è già irta di rogne e di screzi.

Salendo di un livello, ho partecipato a una riunione del comitato dei genitori, assemblea di confronto di tutti i genitori dell’Istituto comprensivo (una scuola dell’infanzia, una scuola elementare, due scuole medie). Era presente una quindicina di persone. Tutte si conoscevano già, a parte i pochi nuovi arrivati, e detenevano cariche che non ci sono state del tutto illustrate. Uno dei presenti rappresenta attualmente i genitori, tutti i genitori, al Consiglio di Istituto, unico organo che potrebbe, in certa misura, passare dalla lamentela sterile alla proposta di cambiamento concreto. Qui la mia perplessità è stata ancora maggiore. Ma i genitori, parecchie centinaia, che vengono così rappresentati, lo sanno? Forse sì, forse no. Sta di fatto che sembrano disinteressarsene completamente. Quindi, almeno nella mia scuola, via via che ci si avvicina a spazi deputati a lavorare per un bene comune appena un po’ più ampio della singola classe del singolo figlio, il fuggi fuggi pare totale, percentualmente. Peccato che il rappresentante di classe può certo svolgere un servizio prezioso e facilitare l’esperienza di tutti (o anche il contrario), ma può cambiare ben poco delle famose “cose che non vanno”. Già la rappresentanza ai genitori al Consiglio di Istituto, se ragionevolmente organizzata, può avere un impatto maggiore e più duraturo.

Va detto che già a questi livelli minimi di partecipazione civica si profilano, sia pure a livello embrionale, i meccanismi che tanto scoraggiano il cittadino medio da assumere un ruolo attivo nella vita politica, in primis la sensazione prepotente di scontrarsi con gruppi chiusi, poco permeabili, e che tali gruppi abbiano già chiaro cosa sia bene pensare, fare e, soprattutto, non fare. Il clima che si respira non è di entusiastica propositività, ma di rassegnazione e torpore, ravvivati occasionalmente da polemiche sterili. Senza aver fatto ancora nulla, mi sono sorpresa già un paio di volte a pensare “Ma chi me lo fa fare?”. Non è bello e sono fermamente intenzionata ad andare oltre, se mi sarà possibile.

Per onestà però mi dico che me lo riprometto ciclicamente, anche per il macro, e alla fine non sono mai riuscita a trovare una parvenza di bandolo da cui valga la pena partire. E voi? Come vivete la democrazia scolastica? Ci credete? (E qui mi fermo, perché se allarghiamo il discorso sarebbe fin troppo facile esprimere scetticismi).

3 thoughts on “Rappresentare”

  1. la maggior parte dei genitori se ne disinteressa. Tra quelli interessati (pochi) qualcuno si offre volontario per fare il rappresentante (se si è fortunati c’è qualche volontario) altrimenti si fa pressing (mobbing) nei confronti di qualche malcapitato finchè lo si convince a candidarsi….alle votazioni si fa fatica a trovare un presidente per seggio + un segretario tanto che molte volte si uniscono i seggi di più classi….si vota il poveretto/a che ha dato la propria disponibilità (o che è stato costretto a darla a forza di “dai che sei il più bravo” “dai che tu hai più tempo libero” “dai che hai solo un figlio io ne ho due non ce la faccio” ecc ecc ecc)….lo stesso a livello di comitato genitori, lo stesso a livello di rappresentanza all’interno del Consiglio d’Istituto (magari qui ci sono più candidati, perchè lo sentono come un ruolo più di prestigio ;-). Di solito i volontari sono i veterani, quelli che lo hanno fatto gli anni precedenti, quelli che hanno già avuto figli in quella scuola ecc ecc quindi il turn over è difficile…ma non è nemmeno colpa loro, se non si presentassero loro ci sarebbe il vuoto….Se non ci sono problemi, tutto fila liscio. Quando ci sono problemi (classe indisciplinata, insegnanti non all’altezza, problemi con la mensa, disagi architettonici, cioè bagni poco puliti, intonaci che si staccano, aule non a norma) allora i poveri rappresentanti diventano il capro espiatorio o peggio, i singoli genitori “si fanno giustizia da sè” nel senso che vanno direttamente a parlare con il dirigente scolastico, con l’assessore,con la maestra, saltando tutti i livelli di rappresentanza. In bocca al lupo 😉

  2. purtroppo ti conviene disilluderti subito.
    meglio che restare delusa tra pochi mesi.
    la rappresentanza non conta una ciofola, quando le cose van bene le idee che faticosamente si fanno strada vengono accolte con benevolenza e cestinate all’istante.
    quando girano storte il problema è sempre un altro.
    e questo a livello di consiglio d’istituto, per le singole classi il rappresentante serve giusto da centralinista e smistatore. con le mie per certi anni mancava proprio, e nessuno se n’è accorto.
    guarda e passa, ne guadagnerai in salute e ph gastrico.

    br

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