Con le mani


Meryem quest’anno con me ha fatto esperienza di diverse forme di viaggio, gita, escursione. In gruppo, con il padre o solo noi due.

Una di queste esperienze però l’ha fatta da sola, anche se io la seguivo a pochi passi. Una passeggiata in un giardino, che non ha visto ma solo intuito. Il bel video realizzato dai soliti Artigiani Digitali (stavolta lanciati nell’impresa non da poco di realizzare un filmato che potesse essere fruito anche senza vederlo) la racconta bene. Vedrete spesso lei, in un paio di fotogrammi anche me (assai meno decorativa, diciamocelo).

L’altra sera siamo andate insieme alla festa dell’istituto S. Alessio, dove abbiamo assistito alla proiezione in anteprima e anche assistito alle notevoli performance musicali, teatrali e in generale di intrattenimento offerte da persone che sulla vista non possono contare, ma non per questo hanno meno voglia di essere protagoniste. Con evidente successo, peraltro.

Chi ha paura del buio? recita la canzone dello Zecchino d’Oro di cui abbiamo conosciuto l’autore, Giovanni Paolo Fontana. Noi no, o almeno noi molto meno di prima. Certamente abbiamo avuto modo di riflettere sul concetto di fiducia e sulla coltivazione sapiente dei sensi. Mi ha fatto piacere notare che Meryem non fosse del tutto nuova a simili esperimenti: a scuola hanno fatto qualche esercizio anche pratico sulla diversità e lei era assai meno disorientata di me.

Io mi sono dovuta confrontare di colpo con la sensazione di avere di fatto messo mia figlia in mano ad altri senza averli mai visti prima (e senza poterli peraltro vedere neanche durante…). Mi credevo una madre più sportiva, ecco. Probabilmente avevo sottovalutato l’importanza del poterla “tenere d’occhio”, sia pure a distanza. Sono stata comunque molto fiera di lei, e contenta di questo viaggio fuori dal comune che abbiamo avuto occasione di fare, una dopo l’altra.

 

La Meraviglia


L’attrazione di Meryem per la magia si è manifestata grazie a una trasmissione televisiva inglese, il cui titolo era tradotto malamente in italiano con “Ti faccio una magia” (in realtà era “Help! My Supply Teacher’s Magic”). Io lo trovavo noiosetto, lei straordinario. Da allora c’è tra noi una specie di promessa: quando a Roma ci sono spettacoli di magia, noi cerchiamo di andarci. Ieri quindi era ovvio che fossimo al Teatro Olimpico, in compagnia dell’amichetto storico Adriano, per quello che si è rivelato non uno spettacolo, ma uno spettacolone: il Supermagic 2015. Il biglietto non era economico, per cui abbiamo ripiegato sulla galleria. Ma a conti fatti, valeva assolutamente in prezzo. Lo spettacolo durava due ore abbondanti e comprendeva diverse esibizioni, estremamente varie e coinvolgenti.

I miei preferiti in assoluto sono stati Carlo Truzzi e Simona, dei veri magi delle ombre cinesi. Ma ho apprezzato anche numeri più “metallari” e incalzanti, tipo Enzo Wayne e Ottavio Belli. Il numero con gli uccelli, forse il più scenografico, realizzato magistralmente da Joseph Gabriel, mi ha tuttavia lasciato un filo d’angoscia al pensiero dello stress a cui presumo saranno stati sottoposti i poveri pennuti. Meryem ha amato moltissimo anche il più poetico di tutti, il mago cinese Po Cheng Lai. Insomma, un successone.

La conduzione di Sergio Bustric inseriva poi, in modo un po’ incongruo, delle note di assurdo, di poesia, persino di riflessione. Ci vuole un tempo per lo stupore. Più che giusto. E che vogliamo dire dello spot, anch’esso poeticissimo?

Non posso che raccomandarvelo caldamente. Sarà al Teatro Olimpico di Roma fino all’8 febbraio.

 

Alice e la magia del teatro


Sabato scorso mi si è presentata l’occasione di portare Meryem in un luogo che mi è sempre sembrato un po’ magico, il Teatro India. Ho un’attrazione particolare per questa zona di Roma, un’area industriale sulle rive del Tevere, con il Gazometro sullo sfondo e grandi spazi con muri in mattoncini. A essere del tutto onesti, ho sempre la sensazione che la qualificazione di quest’area sia rimasta un po’ a metà, non del tutto compiuta. Tuttavia mi piace comunque.

Lo spettacolo che abbiamo visto era Alice, regia di Fabrizio Pallara. Non sono stata mai una fan di Alice nel Paese delle Meraviglie, non saprei dire perché. Quindi mi è parsa una buona occasione per introdurre Meryem alla storia in un modo diverso e non filtrato dal mio naso che si storce (probabilmente non avrei dovuto leggere Camera oscura, di Simonetta Agnello Hornby). Ecco, lo spettacolo si adattava solo in parte allo scopo: più che narrare, suggeriva la storia. Lo spettacolo usa moltissimo la musica, la mimica, le scenografie (semplici, ma d’effetto), meno i dialoghi e la narrazione.

Però per noi ha funzionato. Meryem era stupita, incantata, coinvolta. Un’ora e dieci di magia. Non finisco mai di stupirmi quando mi rendo conto che certe volte non servono sofisticati effetti speciali per rapire l’immaginazione. E se un cartone animato o un film d’animazione, obiettivamente, “invecchiano” (ho il sospetto che sia difficile proporre a Meryem con qualche successo Elliot il drago invisibile, anche se adesso, pensandoci, ci proverò), il teatro conserva per fortuna il suo potere puro e immediato. Se funziona, funziona. Anche senza apparati hollywoodiani.

Lo spettacolo è al Teatro India di Roma fino al 13 dicembre. Consigliato a partire dai 6 anni e io confermerei, anche se in sala c’erano bimbi più piccoli che hanno goduto comunque dello spettacolo.

 

Il Flauto Magico globalizzato


Avevamo il libro con CD e quindi sapevamo a cosa andavamo incontro. Uno spettacolo bellissimo: funziona come un orologio, coinvolge perfettamente anche i piccoli spettatori (Meryem a metà è crollata dal sonno, ma la colpa era solo dell’orario: fino a quel momento interagiva eccome).

Una sinfonia perfetta di melodie e di lingue diverse, con animazioni azzeccatissime a delimitare un palco di magia pura. Geniale il narratore che spiega la storia “in soldoni”, con un’ironia meravigliosa.

Raramente ho assistito a una rappresentazione che funziona così bene (anche la durata è adeguata) e così ricca di stimoli, con un giusto intreccio di cultura e appagamento sensoriale. Di gran lunga il migliore degli spettacoli de L’Orchestra di Piazza Vittorio: il più ardito, il più ambizioso, il più arioso e azzeccato.

Girovaghe crescono


Capita che chi mi segue sui social si faccia un’idea di me come madre abbastanza distante dalla realtà delle cose. “Ma che brava che sei, la porti sempre a fare un sacco di attività interessanti! Ma dove la trovi questa energia?”. No, non sono brava. E’ che io ho bisogno di uscire di casa. Per me, mica per Meryem. Poi, ovviamente, ormai mia figlia si è abituata a girovagare qua e là e si aspetta cose nuove (il top l’abbiamo raggiunto con il friendsurfing di quest’estate). Mi pare presto per dire se “sarà come me”, ma per adesso mi pare che non le dispiaccia seguirmi in giro.

Come forse saprete, non guido. E’ sicuramente una limitazione, per certi versi. Raramente capita di scroccare passaggi, perché mi sto rendendo conto che sono poche nel giro nelle nostre conoscenze, le famiglie “destrutturate” come la nostra (io e Meryem siamo praticamente sempre sole, anche nel fine settimana). Sto imparando a guardare con occhi più positivi queste mie/nostre carenze. Per quanto riguarda la nostra solitudine, mi rendo conto che è anche libertà: non abbiamo impegni familiari, obblighi, inclinazioni o desideri diversi dai nostri con cui trattare. Siamo del tutto padrone di organizzare il nostro tempo, di cambiare programma, di improvvisare (quanto mi è mancata, quando Meryem era piccola, la componente dell’improvvisazione…).

La prima limitazione, quella logistica, cerchiamo di trasformarla in un punto di forza ugualmente. Ci spostiamo solo con i mezzi pubblici e così anche il tragitto diventa avventura. “Giochiamo a esploratori?”, mi dice Meryem. E così, mentre mi destreggio tra tram, autobus e trenini urbani per mettere a punto itinerari alternativi e flessibili a seconda delle circostanze e dei tempi di attesa (veri e presunti), la Guerrigliera avvista nemici immaginari, schiva frecce, decifra indizi, fino alla meta.

E la meta qual è? Cerco sempre di monitorare gli eventi durante la settimana e di scegliere quelli che mi paiono maggiormente in sintonia con i miei/nostri gusti (ovviamente con un occhio di riguardo per quelli gratuiti). Una prima fonte di informazione è la newsletter del sito Roma per i Bambini. Ma per le visite guidate resto fedele all’amica Alessandra (un nome una garanzia). Frequentare un po’ la rete mi tiene al corrente delle grandi manifestazioni che non sono rare nella nostra città. La nostra preferita resta probabilmente i Ludi Romani, che quest’anno al Circo Massimo si è rivelata ancora più godibile (peccato solo per la pioggia della domenica). Giusto ieri abbiamo scoperto, a Villa Pamphili, il nuovo spazio del Teatro Scuderie Villino Corsini, animato dal Teatro Verde e dalla Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia. Qualcosa mi dice che diventeremo assidui frequentatori. Vi ho già raccontato che amiamo molto anche la Città dell’Altra Economia e dunque seguiamo con interesse le attività della libreria Tana Liberi Tutti. Da sabato prossimo, il sabato mattina siamo al Teatro Vascello, dove prova il coro di bambini della ACMT (e buttiamo un occhio alla programmazione per ragazzi, che negli anni scorsi ci ha riservato diverse piacevoli sorprese).

A leggere tutto questo paragrafo, così di fila, viene l’affanno anche a me. Ma credetemi, mi darebbe molta più ansia la prospettiva di un fine settimana di domestico relax. Capita, certo, che mi afflosci sul divano (e, udite udite, inizio persino a concedermi qualche pennichella mentre Meryem disegna o guarda i cartoni). Ma per sentirmi veramente bene, devo chiudermi la porta alle spalle e andare a fare qualcosa. Osservo per onestà che abbiamo preso anche discrete sòle (per i non romani: fregature), così facendo. Come sabato, quando in rapida successione ci siamo lanciati a visitare un monumento che mi incuriosisce da sempre (ma è chiuso per restauro) e a una festa multietnica assai più moscia delle mie peggiori aspettative. Poco male. Ci siamo rifatte con un gelato da Fassi, pietra miliare della mia giovinezza universitaria e meta comunque degna di nota e uno spettacolo di danze indiane al Museo di Arte Orientale. Ho saputo di questo spettacolo, davvero notevole, non dal sito della Giornata del Patrimonio, ma origliando una conversazione tra mamme ai giardinetti di Piazza Vittorio. Anche questo è essere social.

Il Principe Mezzanotte


Mi piace andare a teatro con Meryem e in questi anni abbiamo assistito a molti ottimi spettacoli. Ma quello di oggi è stato un’esperienza di un livello nettamente diverso. Non esiterei a definirlo un piccolo capolavoro. Un’esperienza completa, curatissima, piena di trovate, un po’ “di paura”, certamente inaspettata sotto ogni aspetto.

Non vorrei dirvi di più, perché la sorpresa è parte importante dello spettacolo “Il principe Mezzanotte”. Che, peraltro, è anche un libro, come vedete dal raffinatissimo sito dedicato a questa.. esperienza. Sono rimasta davvero profondamente colpita da questa romanticissima favola noir, dove non manca una buona dose di comicità. L’interazione con il pubblico poi è talmente spontanea e sincera che credo davvero che ciascuna rappresentazione sia uno spettacolo diverso.

Alla fine del mese vedo che ci sono altre due date a Civitavecchia. Comunque tenetelo d’occhio. E’ adattissimo anche a bambini più grandi di Meryem (e agli adulti!). Ultimo sospiro: aaaah, che musiche!

Verde come il teatro


Il blogger navigato si riconosce dall’autocontrollo. Stavo per scrivere un post talmente grondante banalità e autocommiserazione che avrebbe probabilmente fatto scattare l’antignolla di cui tutti i browser sono dotati, con il risultato di disconnettere da internet all’istante tutti i miei pochi lettori. Dunque vi darò prova di grande responsabilità, ripiegando su un post di servizio mammesco, che fa sempre brodo.

Oggi parliamo di teatro e, in particolare, di Teatro Verde. Abbiamo la fortuna di averlo molto vicino casa e, già dall’anno scorso, io e Meryem abbiamo assistito a svariate rappresentazioni. Quest’anno abbiamo optato per la formula dell’abbonamento (5 spettacoli a 40 euro anziché 50): in realtà alla fine abbiamo usato solo 4 ingressi, ma siamo riusciti facilmente a rivendere a un altro padre in fila l’ingresso mancante, cosicché siamo rientrati della spesa. L’abbonamento dà diritto alla prenotazione telefonica del posto, con la possibilità di non arrivare con mezzora d’anticipo. Lo spettacolo è alle 17 e, la domenica, anche alle 11. Va segnalato che un’ora prima gli attori del teatro a turno intrattengono i bambini con una lettura a voce alta di libri, molto ben fatta. Tra l’altro al teatro c’è una biblioteca, aperta il sabato e la domenica dalle 11 alle 16.

Il Teatro Verde organizza anche cicli di spettacoli gratuiti (solitamente con burattini) qua e là per la città, di domenica mattina: noi siamo andati a quelli a Villa Pamphili, vicino al Vivibistrò (ripresi anche quest’anno) e a quelli invernali presso il teatro della Parrocchia di S. Pancrazio. Le sere d’estate ci sono le rassegne a Villa Pamphili del teatro dei ragazzi (sempre ingresso gratuito), vicino alla Casa dei Teatri.

Ciò detto, vorrei menzionarvi i tre spettacoli più belli che abbiamo visto in questi due anni. Due fanno parte del repertorio storico del Teatro Verde, uno invece è della compagnia il Baule Volante. Giusto qualche commentino e l’apposito link, in modo che semmai potete approfittarne anche voi. In ordine di gradimento.

Scope, stregoni e magiche pozioni. Che dire? Un gioiellino. Avvincente, ironico, coinvolgente, bellissimo anche esteticamente, pieno di trovate sceniche e di idee non ovvie. Musiche molto graziose. Vi segnalo che è anche un libro/copione con CD, un regalo perfetto.

Il sogno di tartaruga. Pluripremiato, assolutamente a ragione. Un’esperienza magica, un pezzo di bravura, nonché uno dei (rari) casi in cui l’intercultura non sa di artificioso, neanche minimamente. Non trascurabile l’aspetto musicale e la possibilità di visionare da vicino gli strumenti, dopo lo spettacolo.

I cavalieri della favola gioconda. Il marchio di fabbrica si riconosce. Coinvolgente, intelligente, spiritoso e con un bel messaggio, pensato e azzeccato. Anch’esso è un’audiofavola e anche in questo caso le canzoni sono all’altezza.

Sono stata brava? Nemmeno una lagna. E sì che avrei un potenziale in grado di fare secco da sola un drago volante…

P.S. No, non è un post sponsorizzato. Magari. Però è il secondo anno che io e Meryem partecipiamo fedelmente alla giuria dei bambini, compilando le schede gialle di gradimento alla fine di ciascuno spettacolo. Chissà che un giorno la mitica borsa di studio da 500 euro messa in palio ogni anno non tocchi a noi…