La mia famiglia in cinque scatti


Leggendo un post di Bismama ho sentito il subitaneo impulso di partecipare a un concorso fotografico. Questo. No, non sono del tutto impazzita. Non è che all’improvviso mi sento fotografa, sia ben chiaro. Né sarò mai capace di “varmi votare”, assillando amici e parenti, fosse solo perché non ho ancora capito come si fa e, soprattutto, la quantità di foto caricate sul sito, già oggi (a quasi due mesi dalla scadenza finale) sono millemila. Quindi, niente spirito agonistico. Però mi è venuta la curiosità di selezionare qualche scatto di questa mia bizzarra famiglia italo-curda, di ripercorrere alcune piccole storie familiari.
Questa cosa mi ha ricordato un meme che avevo pubblicato sul blog diversi anni fa (una delle foto usate, non a caso, è la stessa). Mi ero divertita a raccontarmi con degli scatti, anche se la qualità delle foto è sgarrupata come me.
Vi sottopongo dunque le cinque immagini che ho selezionato questa volta.

Daddy painting

Daddy painting

DSCF6891

First smiles

summer picnic

Summer picnic

We are a team!

We are a team!

2011_02_26_0221

Black cat, white cat
Buona afosa serata a tutti!

Coccodrilli di pietra e mari di fuoco


"Bambina, vuoi giocare con me?". Meryem non abborda mai nessuno, al parco, ma per fortuna ora quando viene abbordata solitamente ci sta. Al parco giochi di San Paolo oggi si è lanciata in un gioco fantastico con un bel gruppetto di bambini. Per oltre un'ora si sono arrampicati su e giù per il castello delle Twinx (sic!) con accessori fondamentali, messi in comune dai partecipanti: bamboletta che piange, gattino (orrendo) di pelouche, due penne di uccello, una bottiglia di acqua minerale piccola e una grande, un giornalino di stickers. Lei e la bambina che l'ha abbordata, Sofia, erano le "Twinx volanti". Poi c'erano un paio di principi, un capitano (poi promosso principe anche lui) e infine un'inquietante coppia di mummie (nella persona di due biondi gemelli) e un vampiro. Nelle ultime concitate fasi, le mummie tornavano umane, ma si trovavamo a combattere contro dei coccodrilli di pietra in un mare di fuoco. Io, mentre leggevo persino alcune pagine del libro che mi ero portata (Sognando Palestina, di Randa Ghazi), seguivo con la coda nell'occhio le vicende e fungevo anche da deposito dei beni delle Twinx, nonché da coach del più piccolo dei principi ("Ma se il vampiro mi mangia?" "Ma no, che non ti mangia, tesoro"). Speriamo che le stesse dinamiche positive scattino domani al centro estivo…

Un pensiero per Meryem


Ieri erano quattro anni dal giorno in cui sei nata. Un giorno indimenticabile, raccontato e rievocato tante volte, un giorno in cui le risate non sono mancate (ma anche i patemi, ovviamente). Stasera, dopo una giornata duretta che segue a due giorni tutti in salita, in cui sono stata con te poco, molto meno di quanto avrei voluto, sto saltellando su internet, leggiucchiando qua e là riflessioni diverse. E allora una cosa devo dirtela, adesso, mentre tu dormi, bellissima come sempre. Grazie per quella giornata perfetta. Lo so, probabilmente non ci hai messo tanta intenzione. Ma sei nata di sabato, di giorno, con una tempistica proprio adatta a me. Travaglio di mattina, sala parto all'ora di pranzo, alle cinque era finito tutto e la domenica ci siamo goduti le visite, la compagnia, la festa. Ogni tanto ho pensato che se fossi nata di notte non me la sarei goduta altrettanto. 
E' una cosa stupida e non è neanche paragonabile ai momenti belli che abbiamo vissuto insieme in questi anni, alla soddisfazione di chiacchierare con te, di condividere, di scherzare insieme. Ma oggi, dopo quattro anni, mi sento di dire che tutto in quel giorno mi sembrava cucito su di me, su di noi. E, a distanza di tempo, ancora sento un'immensa gratitudine.

Fermate tutto


Da qualche giorno mi perseguita un pensiero: "Voglio scendere". Oggi, dopo una giornata più che piena pienissima, ho un motivo di più per fermare il tempo. Non credo che sarò mai pronta ad avere una figlia adolescente. Mia nipote ha compiuto oggi 11 anni e per me lei, come la gran parte dei suoi compagni, è un mistero insondabile e che, a dirla tutta, non ho la minima voglia di sondare. Ma che hanno in testa questi ragazzi? Che vogliono? Riflettevamo con alcuni genitori presenti che davvero ci sfugge qualcosa nella logica secondo la quale sembrano voler trasgredire, ma con il consenso e magari l'aiuto logistico dei genitori. Sembrano voler agire per conto loro e di nascosto, ma dopo un minuto sono sotto il tuo naso ad esibire le loro prodezze. Confesso che l'unico di questa massa che mi ha colpito è un ragazzino che, fracicatosi da capo a piedi con i gavettoni semi-autorizzati (una forma di intrattenimento che mi lascia sempre un po' perplessa) almeno ha avuto il buon senso, senza che nessuno glielo dicesse, di togliersi pantaloni, calzini e mutande bagnate (sostituendo il tutto con calzoncini di ricambio messi in borsa preventivamente) e metterli ad asciugare al sole, avendo cura di rigirarli di tanto in tanto. Insomma, almeno ha dimostrato un minimo di attenzione e di buon senso, a differenza di tutti i suoi coetanei.

Mia sorella, che tanto si beava nel personaggio della madre ideale con i bimbi piccoli, ora annaspa vistosamente. Ma, a parte un istintivo sogghigno che talora mi scappa irrefrenabile, devo riconoscere che c'è ben poco da ridere: è solo questione di tempo, toccherà pari pari anche a me. Perché – prima legge fondamentale della genitorialità –  da genitore come fai, sbagli. E soprattutto – seconda legge fondamentale della genitorialità – non c'è alcun collegamento tra un tuo eventuale comportamento azzeccato in una fase della vita di tuo figlio e le fasi successive. Corollario della seconda legge fondamentale: è inutile illudere se stessi pensando che a te, genitore x, non succederanno le cose orrende che vedi fare ai figli di genitore y solo perché tu, genitore x, sei diametralmente diverso dal genitore y. Se ci credi, prega. Se non ci credi, confida nella botta di culo. E' davvero l'unica cosa che potrebbe salvarti (forse).

Inevitabile, normale, eppure..


Domani Meryem avrà una delusione. La prima lezione di nuoto, che aspettava con ansia da due settimane, è stata cancellata. E' andata a letto convinta che, quando si sveglierà, si preparerà per andare in piscina. E invece le dirò che non sarà così. Non è una tragedia, chiaramente. Eppure questa è forse la prima volta che sono qui ad aspettare il momento in cui mia figlia avrà un dispiacere e io non posso fare niente per evitarlo. La cosa buffa è che ho passato una irragionevole quantità di tempo a cercare di conciliare questa maledetta lezione con un altro piacevole impegno, a cui (magari sbagliando) sarei anche stata disposta a rinuncare per evitare ciò che adesso è inevitabile, per cause di forza maggiore. Mi sento in difficoltà, eppure mi dico che è normale avere piccole delusioni come questa. Che non devo averne così paura, perché sono una occasione di crescita. Più facile a dirsi che a farsi, però. E magari è solo una costruzione mentale mia, magari lei se ne farà una ragione senza difficoltà e io mi sentirò ancora più scema di quanto mi stia sentendo in questo momento. Si accettano scommesse.

Voglio trovare un senso


Sono due ore che sbrocco in seguito alla ferale notizia che lunedì a scuola c'è sciopero. Non delle maestre, ma di personale di altro genere,che la tata non mi ha saputo specificare. Ora, considerato che giovedì è festa, venerdì è ponte e mercoledì dalle 14:30 c'è il saggio di drammatizzazione, questa iniziativa sindacale sarà pure sacrosante, ma ha tirato fuori il peggio di me. E, a proposito di scioperi. Mi ricordate, per favore, l'importanza e la valenza degli stessi? Perché ultimamente, lo confesso, le mie convinzioni democratiche vacillano. Perché sono sempre di venerdì, perdirne una? Lo so, è un luogo comune. Un'obiezione da due soldi. Però è vera. Questa volta no, non è di venerdì. Ma solo perché era già ponte. Ergo, lunedì. Non martedì, per dire.
Però soprattutto ho bisogno che mi ricordiate a cosa servono questi scioperi. Nello specifico, se non ricordo male, il disagio delle famiglie (e quindi il mio) dovrebbero indurre la parte su cui si vuole fare pressione (in questo caso il Comune di Roma) ad aprirsi maggiormente alla contrattazione. Ma perché mai dovrebbe avvenire ciò? Un proprietario di fabbrica a cui si interrompe la produzione ne ha un danno economico. Ma al Comune esattamente cosa dovrebbe fregare del fatto che io, genitore di bambino che frequenta scuola pubblica, sto vivendo un estremo disagio? Forse il Comune potrebbe temere che io, disamorata del servizio pubblico, stacchi un assegnone a un istituto di suore? Mi permetto di dubitarne.
Insomma, vi prego. Fatemi cogliere il senso di questo sciopero. Vorrei ritrovare la fede nei diritti del lavoratore.

Di cembali, campagne toscane e pipperi


Mentre attendo che gli ultimi temerari si cimentino nel giveaway più impegnativo del web, inizio questa nuova settimana con maggiore consapevolezza e un sostanziale miglioramento: da oggi i miei post avranno un titolo (con qualche difficoltà ho capito come abilitare questa funzione). Non per nulla mia figlia per tutto il viaggio verso la Toscana mi diceva: "Sei stata illuminata!".

Penso che la formula migliore per raccontare il social weekend di genitori blogger e relativa prole a cui ho partecipato sia senz'altro il foto-post. Peccato che mi sia dimenticata la macchina fotografica a Roma. Allora provo ad ovviare alla meno peggio, fermando qualche immagine a parole, in ordine sparso.

Cembali, percussioni e danza del ventre. Estemporaneo spettacolo con il coinvolgimento di madri, padri, figli e passanti. Mia figlia, ovviamente, fondamentalmente saltellava come una tarantolata. Almeno fino a quando è corsa a salutare gi asini ed è sprofondata in una pozza di fango perdedo una scarpa. 

La prova ordalica della piscina. Calduccio sì, ma siamo sempre a maggio. Gli under 10 non hanno esitazioni. Sguazzano starnazzando come anatroccoli. Peccato che la mia pretenda di essere accompagnata. Io, sentendomi in colpa per aver bucato i braccioli incastrandoli nella cerniera dello zaino, ottempero. Un bel momento. 

La serata karaoke, interpretata da Meryem come "la discoteca" (Nizam, a questo racconto, ha inarcato vistosamente il sopracciglio). Insospettabili madri di famiglia (oddio, magari non proprio insospettabili) hanno dato il meglio di sé, vuoi direttamente (menzione speciale all'interpretazione di "Grande, grande, grande" regalataci da Flavia) che per interposta persona ("Di chi è il bambino che ha chiesto Caparezza"?). Meryem, manco a dirlo, si è lanciata nelle danze, inginocchiandosi a raccogliere gli applausi dopo ogni performance. "Ma fa danza?". No, è che la disegnano così.

E poi un sacco di chiacchiere random. Parlare di rifugiati e acrocori a bordo piscina. Sputtanare San Girolamo a colazione. Sentirsi dire: "Da quando ti conosco, mi sento meno strana". Provare, per la prima volta, la sensazione che fare gruppo, qualche volta, funziona eccome. Che ti puoi inerpicare per una scala a chiocciola serenamente, mentre tua figlia razzola con i figli di qualcun altro.

Unico neo: la Guerrigliera sentiva la mancanza del suo papà. Che però stamattina si è prestato ad assistere a un saggio di musica concepito, probabilmente, per fare espiare ai genitori le gioie effimere del weekend. Insegnante di musica di probabile origine bulgara. Programma di dieci voci, la cui lunghezza da sola era sufficiente a far scorrere rivoli di sudore freddo sulle tempie dei genitori lavoratori. Direzione inflessibile, che prevedeva replica ogni qual volta l'esecuzione non si rivelava soddisfacente (nota bene: si trattava di 26 ragazzini in pochi metri quadri, distratti da orde di genitori, nonne e zie). I pezzi erano di natura decisamente eterogenea: il lungo esordio prevedeva la "danza dei pianeti" accompagnata da melodie contemporanee dodecafoniche che i nostri figli erano sollecitati a riprodurre. Poi, fortunatamente, si è virato su extraterrestri, trenini e palline rimbalzine, per culminare con una canzone brasiliana, con agitamenti di mani e di sederini. Vabbè. Lei però era fierissima. Tra un pippero e l'altro ci salutava con la manina e ripeteva a destra e a sinistra: "Lo vedi quello? E' il mio PAPA'!!!!". Il quale, pur con qualche mancamento, è sopravvissuto e alla fine era persino contento dell'esperienza. 

Varianti significative


Se questo post avesse un titolo (probabilmente i post dovrebbero averne uno, in effetti. Magari un giorno li introdurrò…), comunque se questo post avesse un titolo sarebbe "Varianti significative". Meryem mi ha recitato la poesia per la festa della mamma, il cui testo era incollato sul cuoricino di cartone fatto da lei su cui spiccava la mia sagoma vestita da coniglietta ("qui avevi un cerchietto con le orecchie", ha precisato lei. Le maestre ancora sogghignano). Ho quindi potuto registrare una significativa variante nel testo. "Se penso a quello che tu fai per me…", recita l'originale, secondo la consolidata retorica mammesca un po' recriminatoria. "Se penso a tutto quello che tu fai CON me…", dice convinta mia figlia tutte le volte che la ripete. Posso dire che non mi dispiace affatto?

N.B. A posteriori, ho deciso di introdurre i titoli anche nei vecchi post. Questo, appunto, era l'ultimo senza titolo.

Mica sono un orso


Le cronache di Pasqua hanno fatto passare in secondo piano l'evento del sabato pomeriggio: la prima volta di Meryem al cinema. Avevo tergiversato fino a questo momento, convinta che un film intero fosse eccessivo per la sua attenzione. Poi, meditando sul fatto che un'ora e rotti di teatro pare reggerla benissimo, ho stabilito che il momento era arrivato. Ecco dunque che ci siamo lanciate, selezionando per il debutto questo film e un orario davvero improponibile: sabato santo, ore 15. Il solitamente brulicante multisala era pressoché deserto. Io, che davvero mi preoccupavo della possibilità di non trovare posto e avevo preparato la bambina a questa funesta eventualità, mi sono trovata con una Gurrigliera alquanto perplessa: "Ma perché non c'è nessuno?". In sala, tre bambini in tutto. Uno (con rispettivi genitori) ha desistito a dieci minuti scarsi dall'inizio. 
Comunque lei se l'è goduta. Io, ammetto, ho trovato la pellicola graziosa ma un po' soporifera (forse l'orario?). Lei non ne ha perso un fotogramma e l'ha raccontata nel dettaglio alla zia il giorno successivo. Un passaggio che l'ha colpita molto era la sequenza onirica in cui Winnie Pooh sogna di fare il bagno in infiniti flutti di miele. Zia Serena ha colto l'occasione per porre una domanda concettuale: "Ma anche tu di notte sogni come Winnie Pooh?". La Guerrigliera, sbrigativa: "Ma sì, certo". "E cosa sogni? Anche tu sogni il miele?". Risposta, ineccepibile: "Mica sono un orso!".

Sgarrupatezza ereditaria


Credo che siamo l'unica famiglia italiana che improvvisa il pranzo di Pasqua. Fino a ieri, quando i supermercati erano aperti, nessuno si sbilanciava. Pareva proprio che tutti avessero altri programmi. Anche io, del resto, mi illudevo di averne. E ci giocavamo una volta di più la carta della famiglia fuori dagli schemi, che snobba pranzi e cenoni, che rifugge da forme tradizionali di aggregazione. Da ragazza godevo tremendamente della libertà assoluta che questo mi concedeva: Pasqua al cinema, Natale a fare gite fuori porta. Ora, che comincio a annaspare alla ricerca di un ubi consistam qualunque, certe volte mi chiedo: "Ma perché? Cosa costa, ogni tanto, un po' di coreografia?". Oggi alla fine Nizam, tanto per cambiare, ha decretato che il kebab non poteva essere mollato. Nessuna gita di "famiglia", quindi ho pensato di pranzare con mia madre. Ci apprestavamo a pianificare una pasta al burro e un uovo sodo, quando ci è venuto in mente di chiamare un'altra sorella (tipo elefanti sulla ragnatela). Adesione, tavola da 5 da apparecchiare , a quale punto, cibo per 5 da procacciare. Mia madre pensava alla rosticceria degli indiani (una vera mamma italiana, eh?). Ma abbiamo scoperto che gli indiani, a differenza dei curdi, la Pasqua la osservano. E quindi? E quindi sono andata a casa a ravanare nel frigorifero. Mia sorella, a sua volta, ha generosamente messo a disposizione 3 porzioni di gnocchetti di patate, che sono stati da me conzati con sugo di pomodorini (rafforzato con un paio di cucchiaiate di sugo pronto) al "profumo di fungo fuggito", ottenuto con una confezione di funghi secchi che giaceva in dispensa da Natale e che sospetto contenesse decorazioni in cartoncino. Io ho contribuito alla causa con delle polpette di vvitello e con un frittatone di zucchine che, in mancanza di padelle agibili (casa di mia madre è, se possibile, meno accessoriata della mia), ho schiaffato in forno. Meryem ha anche confezionato dei segnaposto di carta riciclata, contenenti ovetti di cioccolata belga e la piantina in vaso a forma di uovo portato da noi in omaggio a mia madre e da lei prontamente scaraventato a terra (con lievi danni, mascherabili) è stato riciclato come centro tavola. Meryem ha schifato la mensa comune e si è apparecchiata un pic nic sul tappeto (il suo menù prevedeva praticamente solo pane e cioccolata), degnandosi di unirsi a noi solo per il gelato (evidentemente confezionato). 
Oggi sono arrivati a questa conclusione: la sgarrupatezza delle madri non è necessariamente ereditaria, ma solo quando lo è può raggiungere certe vette.