L’altra sera mi è arrivata una considerazione su di me che con ogni probabilità non voleva essere neanche una critica, ma mi ha ferito proprio perché mi ha punto sul vivo. “Tu sei una musicista classica, ti attieni allo spartito, a quello che è scritto. Il musicista classico è un treno, che mette tutto sui binari. Chi improvvisa si prende il rischio di fare a meno dei binari”.
Anche nella breve finestra della mia vita in cui ho suonicchiato, sono stata incapace di improvvisare. Credevo fosse soprattutto per incapacità tecnica e, se vogliamo, per quella mancanza di talento artistico che in me ho sempre dato per scontata. Oggi realizzo che soprattutto, nella musica come nella vita, quello che mi blocca è la paura.
“Io non ho paura di niente”, mi sono sentita dire, tra il serio e il faceto, da due persone diverse nell’ultimo mese. Una forse lo diceva soprattutto per convincere se stessa, la seconda chissà. Io invece di paura ne ho molta, continuamente. Forse più che paura è più giusto chiamarla mancanza di coraggio, insicurezza, esitazione. E ne soffro, perché io una vita fuori dai binari in fondo la sogno da sempre. Un po’ persino nei fatti ho finito per averla, sotto certi aspetti.
Ma quelle deviazioni dal tracciato, anche quelle che più corrispondevano alla mia natura (quale che essa sia) in fondo le ho sempre considerate scivoloni, fallimenti, tentativi apprezzabilmente creativi di rabberciare una mancanza.
“È felice chi è libero ed è libero chi è coraggioso”. In questo momento della vita forse sarebbe il momento di arrendersi al fatto che no, nonostante le apparenze, non sono una musicista classica. Forse semplicemente non sono una musicista. Ma il pensiero di saltare via dai binari a scorrazzare per prati come il filobus 75 di Rodari, almeno ogni tanto, mi appare tanto desiderabile che magari dovrei semplicemente farlo.