Scrivendo il titolo di questo post mi sono resa conto che è ambiguo. Intendevo il sostantivo o l’aggettivo? In realtà il primo, forse. Ma mi sento anche molto sconfitta personalmente.
Ho letto molta soddisfazione qua e là in merito al vertice di ieri a Malta. Una soddisfazione che posso capire: almeno adesso l’Italia ai tavoli si presenta. Però non posso fare a meno di constatare, anche in questa circostanza, che una volta fatto precipitare il livello della discussione politica e pubblica, questo resta infimo comunque, a meno di decidere di fare un lavoro immenso che nessuno si sogna di cominciare.
Non mi pare che nessuno oggi si scandalizzi davanti a affermazioni del tipo: “La soluzione definitiva è che non partano più o che siano rimpatriati”. Solo io colgo la violenza di una frase così (ammesso e non concesso, naturalmente, che sia stata fedelmente riportata)? Anche il tema delle sanzioni agli Stati che si oppongono alla redistribuzione di migranti suona pericolosamente simile ai provvedimenti obbligatori per lo smaltimento dei rifiuti.
Mi fa paura la leggerezza con cui ogni componente di realtà della questione venga spazzata via da frasi fatte, che sembrano l’esito asettico di un’analisi dei sondaggi che continuano a incalzarci di giorno in giorno: il consenso scende, il consenso sale, come gli indici di borsa che del resto non ho mai capito.
Come si può pensare qualcosa, concertare una politica complessa, se il navigatore del leader di turno si deve resettare freneticamente a ogni soffio di vento?
In ogni caso, non riesco a convincermi che la cosa sia affar mio. In questo consiste la sconfitta. In fondo un po’ in altri tempi credevo che capire, spiegare, porsi domande potesse avere una sua utilità. Oggi, se devo essere onesta, non ci credo. Domani chissà.
P.S. L’immagine si riferisce al bellissimo spettacolo Xenos di Akram Khan