Ieri ho guardato un servizio di Report di cui mi avevano parlato diverse persone. Non mi importa di entrare nel merito in questo post, ma il motivo per cui me lo avevano segnalato è che negli ultimi due anni per lavoro ho frequentato parecchio la Prefettura di Reggio Calabria, in particolare per questioni che riguardano immigrazione e sbarchi. Chi segue un po’ il tema e/o la trasmissione capirà a cosa mi riferisco.
Il mio punto oggi (ma ci rimugino ininterrottamente da ieri) è che in tutta onestà quel servizio non mi pare meriti l’entusiasmo con cui mi era stato presentato. Chiarisco subito, a scanso di equivoci: l’episodio di cui si parla, una strage di migranti a largo delle coste calabresi, è assolutamente reale, agghiacciante e meritevole di essere reso pubblico. Non per questo sono perplessa. Eppure, la tesi complessiva del servizio è piuttosto debole e il modo in cui è argomentata appare singolarmente sciatto.
Purtroppo il quadro è per certi versi assai peggiore e più tragico. E allo stesso tempo, quanto viene insistentemente suggerito in gran parte attraverso una testimonianza anonima e qualche astuzia di montaggio non suona affatto convincente. Per dimostrare che una certa situazione è stata gestita in modo anomalo, bisogna provare che in situazioni analoghe nello stesso contesto sono state fatte scelte diverse. Non dovrebbe essere difficile farlo: purtroppo non sono rari in quel porto né gli sbarchi né le vittime. Il servizio di fatto insinua che chi dice che (purtroppo, aggiungo io) non è successo nulla di particolarmente diverso da ciò che solitamente accade, lo fa per omertà o per timore.
E invece il punto è un altro, secondo me. Le omissioni di soccorso sono all’ordine del giorno, lì e altrove. Gli sbarchi in quel porto erano gestiti in modo anomalo rispetto ad altre regioni italiane e in qualche modo ingiustificabile già due anni fa. Quello che succede ogni giorno, in tutto il Mediterraneo e oltre, non dovrebbe farci dormire la notte. Ed è responsabilità precisa di tutti noi.
Ci piace di più additare un paio di cattivi che hanno dalla loro anche il fatto di essere particolarmente scostanti? Non mi fa particolare problema. Ma diamo a Cesare quel che è di Cesare. Le responsabilità delle due persone in questione (un ministro della Repubblica e un assessore regionale) sono molto diverse e, sebbene siano evidentemente (specialmente per il primo) assai più gravi di quanto ventilato nello specifico servizio, non mi pare sia necessario attaccarsi a insinuazioni malamente argomentate per sostenerlo.
Insomma, un lavoro fatto male, che mi ha lasciato un senso di disagio profondo paragonabile solo a quando si dibatteva di Riace ai tempi di un altro ministro, di altra parte politica (ma sempre in Calabria restiamo e pure nella stessa provincia, di cui in quel caso era originario pure il ministro in questione). Provare a argomentare che c’era stata evidentemente malafede nel costruire quelle accuse, ma che qualche problema evidente esisteva e andava affrontato, mi era stato sufficiente per sentirmi attaccare violentemente anche da amici abbastanza stretti.
Noto solo, incidentalmente, che anche in quel caso la Prefettura di Reggio Calabria aveva avuto un ruolo significativo. Evidentemente la collaborazione stretta con il Ministero dell’Interno prescinde dalle etichette politiche. Ma possiamo davvero meravigliarci se una Prefettura cerca di compiacere la volontà, espressa o presunta, del Ministro dell’Interno? Non mi pare una notizia.
Eppure di notizie ce ne sarebbero eccome. Peccato che evidentemente quelle rilevanti sono troppo complesse da comunicare…