Di Roma, si intende. 2766 anni dalla fondazione. E, dopo qualche esitazione, ho deciso di partecipare con Meryem alle manifestazioni al Circo Massimo, che avevamo “annusato” già lo scorso anno. Oggi, complice il tempo fantastico e la congiuntura favorevole, siamo rimaste più a lungo, con tanto di picnic sul prato.
E’ stata una bella festa. Certo, non c’era spazio per la didattica che era stata proposta, con più efficacia, nella cornice più raccolta e ristretta dei Ludi Romani, a settembre scorso. Ma era più sempre gradevole, colorato, partecipato. La sfilata era variegata, con chi ci credeva di più e chi ci credeva di meno. Tantissimi bambini e famiglie, anche tra i figuranti. Premio simpatia per il gruppetto di egiziani veri, che si sono incollati con allegria una lettiga completa di Cleopatra. Hanno partecipato anche alcuni gruppi cittadini europei (rumeni, tedeschi), qualcuno con appresso il sindaco. Gli annunci al microfono, poi, erano esilaranti: “Attenzione prego: la dea delle acque è pregata di contattare la postazione di regia”; “La tredicesima legio Gemina e la terza Partica sono pregate di trovarsi schierate lungo la spina del circo, alla destra del cipresso”.
Il programma del pomeriggio, a parte una anacronistica ma decisamente spettacolare esibizione di paracadutisti, si è aperto con la drammatizzazione della vicenda ben nota: Rea Silvia, Romolo e Remo, la lupa e via così, fino al volo degli avvoltoi. Meryem ne ha approfittato per ripassare la storia, già sentita da Alessandra in occasione di una visita al Palatino. Una cosa non ricordava (e a dirla tutta, neanche io): l’uccisione di Remo. E non le andava né su né giù. “Ma come, non gli dispiace di aver ammazzato suo fratello?” “…” “E a Dio, non dispiace?” (Beh, figlia mia, se lo inceneriva lì su due piedi la storia antica avrebbe preso un’altra piega…) “E agli abitanti della città, agli aratori, non dispiace che quello è morto?”. Ora, a parte il fatto che non giurerei che l’attività prevalente dei primi abitanti di Roma fosse portare a spasso l’aratro (anche se l’enorme attrezzo protagonista della scena poteva suggerirlo), a me non risulta, in effetti, che sia stato indetto un lutto cittadino per il povero Remo. Ma aspetto con ansia di essere smentita.
“Sai, mamma, io qualche volta litigo con gli amichetti, ma non li ammazzo mica…”. Meno male, va. Speriamo che non cambi idea.
Ho appreso con piacere che il Gruppo storico Romano ha ottenuto in gestione il Ludus Magnus, il sito della palestra dei gladiatori adiacente al Colosseo, verranno ricostruite, con la supervisione scientifica del Dipartimento di Storia e Filosofia di Tor Vergata, gli ambienti originari: mensa, cucina, camerate, dormitori, sale ludiche, armerie e via dicendo. Noi abbiamo visitato il Ludus Magnus e, nonostante la bravura di Alessandra, abbiamo dovuto constatare che il luogo era davvero poco accogliente. Mi sembra una buona cosa che si inizi una sperimentazione così. So che molte persone colte e specialisti, inclusi miei amici che stimo profondamente, inorridiscono al solo pensiero. Mi rendo conto che si possono fare molti progressi, ed è certo auspicabile. Ma non riesco a rammaricarmi di iniziative come queste, che sono pur sempre occasioni di coinvolgimento e di godimento della nostra splendida città, che troppo spesso contribuiamo a trascurare.
Per i turisti (e i romani) in visita al Circo Massimo: vi segnalo che da oggi al 16 giugno è aperto al pubblico il roseto comunale, che sorge sul sito dell’antico cimitero ebraico di Roma. Immagino che per gli appassionati e competenti di rose sia una vera chicca, ma anche per i profani è un godimento. Ingresso libero, comode panchine dove, eventualmente, consumare anche un panino e una festa di colori e profumi. Oggi una deliziosa signora (appassionata di rose e anche docente di scienze) ha spiegato gentilmente a me e a Meryem come i semi della rosa canina vengano trasportati dagli uccelli (e non dal vento, come avevo sparato io, facendola trasalire vistosamente). Comunque se capitate da quelle parti non ve lo perdete. In particolare dal 19 maggio sarà aperto tutto e la fioritura dovrebbe essere al massimo.

Grattacieli, templi, hotel (date una sbirciata al lussurioso giardino dell’Oriental!), baracche di legno, edifici in stile coloniale un po’ cadenti. In fondo, lo SkyTrain, che imparerete ad amare. Presumibilmente vi muoverete tra il molo di Tha Saton (coincidenza con lo Sky Train Saphan Taksin) e la fermata di Tha Chang, buona per il Palazzo Reale. Però, la prima volta, scendete a Tha Tien, al molo prima. Lo riconoscete, perché è proprio di fonte all’inconfondibile sagoma del Wat Arun, e puntate al tempio Wat Pho, sede della scuola di massaggi. Nessuno dei templi di Bangkok è particolarmente antico, ma questo per me è stato un eccellente debutto in oriente. La statua del Buddha sdraiato è impressionante. Altro che cattedrali gotiche, che farebbero sentire la limitatezza della natura umana rispetto agli slanci celesti delle guglie: provate ad abbracciare con lo sguardo un manufatto di 46 metri rivestito d’oro e ne riparliamo. Io,
per caso, ho fatto una magnifica esperienza che voi potreste pianificare: mi sono concessa un massaggio thai di un’ora, che è finito dopo le 19. A quel punto il tempio era deserto (l’ampiezza del complesso comunque fa sì che, anche nelle ore di punta, la presenza dei turisti si ammortizzi bene), il tramonto ha sfumato di rosa le guglie policrome e, al ritorno, il viaggio sul fiume nel buio della notte ha avuto un sapore particolare. Occhio, però: l’ultima barca è alle 19:30. Con un taxi a quell’ora potreste metterci ore a rientrare. Per quanto riguarda il massaggio, i puristi obietteranno che ci sono posti migliori, più confortevoli e probabilmente con un miglior rapporto qualità-prezzo. Probabilmente è vero. Ma il setting conta, ed è difficile immaginarne uno più adatto (e più lontano da ogni possibile ambiguità).

Apriamo una parentesi sullo shopping. La mia teoria è che come a Gerusalemme anche le persone meno fervide vengono colte da deliranti crisi mistiche (la cosiddetta sindrome di Gerusalemme), a Bangkok anche i più incalliti downshifter vengono indotti ad acquisti compulsivi e irrazionali. Ho visto con i miei occhi una fanciulla ligia e economicamente sobria comprarsi nove vestiti senza battere ciglio. Per quanto mi riguarda, ho avuto un solo tragico cedimento. Ma chi mi frequenta su Facebook lo sa. Il centro commerciale MBK è giustamente mitico (fermata Skytrain National Stadium). Per la cronaca, giusto davanti al MBK c’è il Bangkok Art & Culture Centre: non perdetelo. E’ un’oasi di tranquillità e io ho visto una notevolissima mostra di quadri realizzati con capelli (un’azione di sensibilizzazione sulla prevenzione del cancro).