Impatti


Uno dei motivi per cui il blog è più moscio del solito è il fatto che il mio lavoro ha subìto un sensibile aumento di ritmo. Ci sono sempre stati periodi di follia, ma quello che mi pare mancare adesso sono i momenti di normalità. In realtà, tra l’altro, sto coordinando un progetto a qui tengo moltissimo, questo. Ed è esattamente di questa esperienza che vorrei raccontarvi qualcosa.

Quando abbiamo ideato questa architettura di attività sapevamo che, per molti versi, sarebbe stata un’esperienza nuova. Ma sottovalutavamo probabilmente la capacità del progetto di animarsi di vita propria. “Non so quale sarà l’impatto sul territorio, ma l’impatto sulla vita di tutti noi è certamente considerevole”, abbiamo convenuto ieri in una delle innumerevoli riunioni d’équipe. La sensazione è quella di aver scoperchiato una sorta di vaso di Pandora, probabilmente pieno di idee, scoperte, punti di vista interessanti… Ma al momento il caos domina, apparentemente incontrastato.

Un paio di settimane fa, scendeva la sera e io mi trovavo in un teatro parrocchiale ai confini di Tor Pignattara. “Cerca lo spettacolo?”, mi chiede gentile una signora sulla soglia. Boh. No, a rigore no. Cerco la festa di Durga Puja, ma faccio finta che sia la stessa cosa – anche perché francamente non so esattamente cosa sia, questo Durga Puja. Del resto si sta mettendo a piovere. Sono circa le 18:00.

Risalirò quella scalinata tre ora e mezzo più tardi, satolla di spezzatino di tofu al curry e con la curiosa sensazione di scendere da un volo intercontinentale. La sala, a lungo vuota (il concetto di orario effettivo ancora non lo abbiamo chiaro), si era frattanto riempita come un uovo di famiglie vestite a festa: donne avvolte in sete sgargianti, bambine con fiocchi in testa e paillettes sulle scarpette lustre, adolescenti dinoccolati, neonati in carrozzine spinte da padri amorevoli (e apparentemente non turbati, bimbi e genitori, dal volume sempre crescente dello “spettacolo”). Durga, in forma di statua policroma venuta direttamente dall’India, troneggia al centro del palco e sembrava guardare divertita quel brulichio di umanità multicolore.

Una cosa è certa: sono tante le cose che avvengono in questa città e che non non immaginiamo minimamente. La mia ambizione, in questi mesi, è di raccontarne un pezzetto, sperabilmente sopravvivendo agli adempimenti burocratici che un progetto europeo comporta.

Incontro con la Norwegian Cruise Line, ovvero: quando la cronista crepuscolare va in crociera


Quando mi è arrivato l’invito della Norwegian Cruise Line a visitare una loro nave e a scoprire i servizi specifici che la compagnia prevede per le fortunate famiglie a bordo, avrei voluto dire subito di sì. Non sono mai stata su una nave da crociera e il massimo dell’esperienza di navigazione che ho fatto è stata la piscina/bacinella del traghetto per la Grecia. Dunque, perché no? Perché ero in Romania, ecco perché. Chiusa in un monastero carmelitano a lavorare per sei giorni, weekend compreso. A malincuore stavo declinando l’invito, quando mi è venuto in mente che potevo mandare un collaboratore.Ecco, questo blog finora non aveva collaboratori. Ma, pensandoci, di collaboratori c’è sempre bisogno. Vi presento oggi la prima collaboratrice di Yeni Belqis, Caterina Moro. Ho pensato di iniziare sparandomi il meglio che avevo sotto mano: una donna capace di leggere i geroglifici e capirli, di cantare da solista, di scrivere saggi, articoli, ma anche racconti e romanzi non capita tutti i giorni. Buona lettura!

Può scrivere degnamente un post su una nave da crociera qualcuno che non è mai stato in crociera? E se quel qualcuno avesse anche un’indole crepuscolare, rinforzata per l’occasione da una molesta lombo-sciatalgia, e fosse più incline ad appuntare il colore del mare e del cielo che i vantaggi di un giro del Tirreno all’insegna della libertà e del divertimento?Tutte domande inutili, considerato che ormai ero lì, avevo accettato l’invito della Norwegian Cruise Line per visitare la nave da crociera Norwegian Epic e attendevo il mio imbarco sotto un enorme balconatissimo condominio dei mari (ci sono 17 piani!), che faceva sembrare l’antica costruzione sul molo a fianco una torre degli scacchi, a confronto.

 La cronista crepuscolare si interroga sull'efficienza delle scialuppe
La cronista crepuscolare si interroga sull’efficienza delle scialuppe

Nel gruppo che attendeva di entrare c’erano diversi bambini: una parte importante della visita sulla nave sarebbe stata dedicata a spiegare le attività dedicate ai ragazzi e alle famiglie. La nostra visita è cominciata quindi dalla Splash Academy, il luogo dove si svolge una buona parte delle attività per bambini e ragazzi. Il centro è aperto tutto il giorno in navigazione, ma il servizio incluso nel prezzo della crociera ha dei limiti di tempo. I ragazzi sono divisi in gruppi di età e le attività sono prevalentemente fisiche, anche se non mancano storie, mascherate a tema, musica e videogiochi. Alcuni eventi sono dedicati alle famiglie, come pure ci sono versioni per famiglie degli eventi principali che si svolgono sulla nave. Sul ponte superiore ci sono le piscine, gli scivoli acquatici e la zona sportiva, accessibile per i disabili come l’adiacente sala riservata ai teenagers. Sul retro degli scivoli si rivela l’attrezzatura più imponente, una parete da arrampicata per adulti e ragazzi, dalla versione più semplice a quella extreme.

Chi arriva in cima, suoni la campana
Chi arriva in cima, suoni la campana

Le crociere della Norwegian Epic si svolgono con la formula Free-style, che permette di svolgere le proprie attività preferite con i tempi che si preferiscono: non ci sono turni per i pasti né ore fatali del gioco aperitivo o dell’aquagym.  È una vacanza adatta per turisti che non hanno bisogno di essere irreggimentati. Si possono consumare i pasti nei ristoranti principali (il più bello è senz’altro il Manhattan, aperto la sera con musica dal vivo), nel pub, in un piccolo circo di acrobati oppure, con un piccolo supplemento, nei ristoranti di specialità come il Bistrot francese o il Teppanyaki.

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Il mio tempo in quella particolare giornata io l’avrei passato spalmata come una manata di fango sulle sdraio del ponte superiore, oppure a mollo in una vasca di acqua calda fino a perdere i sensi, o infine sotto le mani di un robusto massaggiatore che si prendesse cura delle mie vertebre e del mio rachide. Invece stavo in piedi, assentivo, appuntavo, osservavo.  Mi colpiva soprattutto la gentilezza e il lindore dell’equipaggio (qualcosa come duemila persone per circa quattromila passeggeri, un rapporto altissimo), ognuno con la sua bandierina appuntata sul bavero che parlava del luogo lontano dove non stava per stare lì con te e tenere in piedi questo colosso del divertimento. Ve l’ho detto che sono crepuscolare, no?

Cielo bigio, scivolo verde
Cielo bigio, scivolo verde

Per il resto, vedere una nave ferma in porto, con molti dei suoi passeggeri in giro sulla terraferma e molti luoghi di ricreazione chiusi (un singolare autogol non farci vedere la Spa) non induce a entusiasmi eccessivi: è difficile emozionarsi su cose non viste, o fare commenti elettrifrizzanti su panorami metafisici di saloni deserti, abitati solo da una selva ordinata di sedie e da una persona dell’equipaggio che ti sorprendeva con un sorriso e un good evening. Alcune cose, come il gioco d’azzardo e i quadri esposti in alcune sale, non mi avrebbero entusiasmato in ogni caso. Forse una crociera è qualcosa che per apprezzarlo a pieno devi entrare nello spirito, un po’ come il carnevale di Viareggio o le danze folkloristiche. Però oggi a Roma è ancora una bella giornata calda, la lomboeccetera va un po’ meglio e, ci crederete?, sto ripensando alla Norwegian Epic e devo confessare che mi dispiace di non essere in crociera.

[Caterina Moro veste Mercato della Montagnola©. Nella vita è mamma, raramente insegnante e talora scrittrice e saggista]

Istantanee di Romania


Come spesso accade, la mia  ultima trasferta di lavoro non mi ha dato molte occasioni per realizzare dove mi trovavo. Piuttosto mi ha messo sotto gli occhi persone, gesuiti e non, di vari Paesi europei e dai più diversi background. E’ un viaggio anche quello, in un certo senso.

La prima impressione del luogo, complice un viaggio singolarmente stressante, è stata di assoluto straniamento. Nel mio immaginario la Romania significava montagne. E invece mi sono ritrovata in una campagna piatta come una tavola, comprensiva di nebbione mattutino. La Bassa di Don Camillo e Peppone, praticamente, con tutte le zanzare del caso. Sapevo che saremmo stati ospitati in un monastero e anche qui la mia immaginazione aveva lavorato: pensavo a iconostasi dorate, pareti spesse, tetti spioventi, cripte di pietra. Al contrario, mi sono ritrovata in un complesso modernissimo, la cui costruzione è iniziata nel 2008. Bello, con il legno scuro e le pareti bianche che richiamano in qualche modo la tradizione locale (immagino), con una chiesa non priva di afflato artistico. Ma assolutamente modernissimo.

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In qualche modo, con il senno del poi, questa location era più adeguata allo spirito del team del JRS Romania che ci accoglieva: sono un bel gruppo di giovani, molto agguerriti, efficienti, entusiasti e tecnologicamente avanzati. Questo meeting sarà ricordato per l’organizzazione perfetta, il wifi funzionante, la serata karaoke e una cena stratosferica, in cui abbiamo consumato in poche ore il 30% del fabbisogno mensile di carne di una piccola nazione.

Superato un vago senso di claustrofobia da mancanza di città e di mezzi di trasporto per raggiungerla, mi sono goduta la campagna. Albe spettacolari, in particolare. La cosa che mi divertiva di più era certamente camminare lungo il bordo del piccolo canale, godendomi la rapida successione di tuffi di ranocchie che si lanciavano nell’acqua al mio passaggio.

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Quanto alla compagnia, in parte diversa dagli anni precedenti, aveva certamente degli aspetti piacevoli e bizzarri il giusto (qui vi fate un’idea dell’andamento dei lavori). Menzione speciale per i tedeschi, che hanno in più occasioni rivelato una solida formazione musicale che spaziava dalle fughe di Bach alle citazioni del rock anni ’70, fino a toccare i musical e culminare nel valzer. “Per forza lo sappiamo ballare, è il primo ballo a ogni matrimonio!”, si è giustificato un insospettabile gesuita di stanza a Stoccolma, che ha realizzato un sogno che credevo irrealizzabile: farmi volteggiare per la sala, dandomi persino l’illusione di essere leggera. Che classe.

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Friendsurfing, il ritorno


“Ma poi ci scrivi qualcosa su questa esperienza?”, mi ha chiesto uno dei miei molteplici ospiti loro malgrado, ovvero il marito di un’amica che ci ha accolto. Bisognerebbe, sì. Ma non saprei in che forma. Le foto un po’ hanno raccontato, in diretta, queste tre settimane su e giù per la Penisola, zaino in spalla. Col video ci ho provato, ma non è che sia tanto tagliata. 

Restano dunque le parole, ma sarebbe più corretto un racconto collettivo, visto che un’esperienza collettiva è stata. “E chi sei, Wu Ming?”, vi sento già sghignazzare in lontananza. Ma no, dico sul serio. Non sarebbe bello che tutti voi coinvolti a vario titolo aggiungeste a questo post un vostro ricordo, un aneddoto, una descrizione di quel poco o tanto che abbiamo trascorso insieme questa estate? Dài, non fate i timidi. Scrivete pure nei commenti, o per mail, o nei commenti di FB. Io ogni tanto provvederò ad aggiornare.

Comincio io? Ok, comincio.

Spiaggia di Noli, Liguria. Meryem abborda una famigliola i cui bambini giocano sulla sabbia, trascinandosi dietro anche il bambino che ci ospita. Entrambi collaborano fattivamente alla realizzazione di una monumentale piovra di sabbia. Alla fine, quando ce ne andiamo, Meryem ha un ripensamento. Fruga nello zainetto, estrae il borsellino (regalo della sua compagna di stanza in ospedale a Roma, che abbiamo incontrato in Sicilia per un aperitivo in spiaggia), afferra la più grossa delle monete svizzere conservata dalla tappa zurighese e corre a regalarla al pover uomo sconosciuto che aveva diretto i lavori mentre noi madri ce ne stavamo spalmate a prendere l’umido sotto il cielo plumbeo.

Questa è decisamente la prima immagine che mi viene in mente. Continuate voi, adesso!

“Quando ripenso ai giorni vissuti insieme mi rimbomba subito in testa la parola magia. Perché quasi da perfetti sconosciuti abbiamo creato insieme un’atmosfera gradevole, calda e serena per tutto il tempo insieme. Penso a tutte le costruzioni dei bimbi, per cui si sono dati tanto da fare ed hanno da subito lavorato con grande affiatamento insieme, ai pranzi improvvisati, ai luoghi riscoperti che ci hanno lasciati a bocca aperta, al festival del teatro ed ai raggi di sole che non riuscivano a tenerci caldi, ma che mi hanno insegnato che una felpa può tenere al caldo anche tre persone…
I pomeriggi passati al tavolo a mangiare biscotti burrosi, bere caffè e chiacchierare mentre i bimbi “riposavano”.
Mi si dipinge un sorriso sulle labbra per essere stata parte di questa vostra avventura!
E naturalmente… l’immagine più ilare… il segreto inenarrabile che legherà per sempre me, te e le macchinette per i biglietti del tram !!!”

Bruna, Zurigo

 

Ci siamo incrociati velocemente, quanto può andare una Vespa 125, in una calda pausa pranzo, l’ultimo giorno di un viaggio pazzesco che io penso non riuscirò mai a fare. Eppure mi hai regalato un pomeriggio di ferie, che per un veneto polentone è un regalo grande, sempre presi come siamo a pensare di avere tanto da fare. Mi hai regalato 150 km in motoretta, come non facevo da quando ero ragazzo, e mi hai regalato una spadellata di carne al posto dei soliti avanzi, in bella compagnia.
Grazie e a presto. E buon viaggio, qualsiasi significato abbia questo augurio.

Gaetano, Vicenza (incontrato a Verona)

“Ho una roba che devo farti vedere” penso sia stato il momento più sciocco dei due giorni a Torino…. [La mia visita a sorpresa è stata così annunciata a un amico comune che non mi vedeva da…uhm… 12 anni?] Mi spiace per le poche attrazioni [manco tanto poche, eh? Superga, il MAO, il Museo del Cinema…], spero almeno vi siate riposate il giusto, in vista del gran finale….

Felicissimo di aver conosciuto Meryem (non so lei), felicissimo di averti rivista con un po’ di calma. Spero di poter ricambiare a Roma quanto prima.

Bernardo, Torino

Cinque cose da fare a Palermo con i bambini


Siamo in pieno friendsurfing. Io e mia figlia siamo partite per Palermo il 2 agosto e questa sarà solo la prima tappa di una vacanza itinerante di tre settimane, che ci porterà qua e là per la penisola (e anche un pochino oltre). Non credo aggiornerò il blog con regolarità, ci trovate si Instagram e su Twitter (#fiendsurfing #inviaggioconmeryem). Ma dato che questa prima tappa si è rivelata particolarmente azzeccata, non resisto alla tentazione di darvi qualche dritta.

Il mare lo diamo per scontato, vero? Noi ci andiamo la mattina presto, evitando la ressa e il sole troppo forte. Siamo state alla riserva di Capo Gallo, sia dal lato di Barcarello che dall’altra parte del Capo, dopo Mondello. Mare di scogli, tantissimi pesci, accesso al mare a tratti un po’ avventuroso ma nulla che non possa essere affrontato grazie con un paio di scarpette da scoglio e la solidarietà degli altri bagnanti. Ne vale la pena, assolutamente. A Capo Gallo l’accesso al mare si paga (1 euro per i pedoni, 5 euro per la macchina) perché la strada è privata: in compenso si arriva vicino a delle calette che hanno anche della sabbia dentro l’acqua. Un compromesso perfetto. A Barcarello tutto è più selvatico e il bonus è che nei cespugli della riserva si raccolgono succose e abbondanti more. Alle 8 del mattino anche Mondello, spiaggia spiaggiosa per eccellenza, è praticabile. Però per i miei gusti dopo (dalle 10, 10:30) è troppo caotica.

Ma dicevamo delle altre idee. Eccole qui.

  • Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino. Geniale. Marionette e burattini da tutto il mondo, una meraviglia che si rinnova ad ogni ambiente. Incredibile la galleria dei pupi. Noi abbiamo avuto anche la fortuna di assistere a una rappresentazione classica di pupi, in italiano a beneficio dei turisti. Incantevole. Alla fine dello spettacolo il puparo è sceso in sala con i pupi, li ha fatti tenere a grandi e bambini, ha fatto vedere come funzionano. Meryem era molto eccitata per aver potuto manovrare la bella Angelica (un capolavoro in legno di cipresso vestito di seta). Il punto in più è che il Museo è vicinissimo a Piazza Marina, dove l’esplorazione delle radici aeree dei Ficus secolari è un’esperienza ineludibile, qualunque età abbiate.
  • Palazzo Reale e Cappella Palatina. Noi abbiamo fatto una visita seguendo il più breve dei molti itinerari di visita proposti. La Cappella Palatina è straordinaria, davvero a misura di bambino. Con Meryem abbiamo seguito passo passo le storie della Bibbia, dalla creazione fino all’arca di Noè, la Torre di Babele, l’ospitalità di Abramo, il sacrificio di Isacco, la scala di Giacobbe… Anche gli ambienti del Palazzo sono bellissimi e il personale è molto gentile. A differenza di quanto temevo, non abbiamo trovato folla.
  • S. Giovanni degli Eremiti. A due passi dal Palazzo Reale, questo posto magico vale davvero la visita e il prezzo del biglietto. A parte gli ambienti del monastero propriamente dette, il giardino e il chiostro sono pieni di piante di ogni genere. Una piantina, nel primo ambiente, le elenca una ad una con relativa ubicazione, ma noi abbiamo incontrato un signore che con grande gentilezza le ha indicate a Meryem una per una, compresa la pianta rarissima mezza albero e mezza fico d’India…
  • Cattedrale. L’interno è meno bello dell’esterno, ma la cosa più bella è stata senz’altro la passeggiata sui tetti “Una porta verso il cielo”. Gli ingressi sono ogni mezzora, a gruppi, dalle 10 alle 16:30. Costa 5 euro (bambini gratis) e richiede un minimo di sforzo (salita a piedi con scala a chiocciola abbastanza angusta). Ma il panorama è mozzafiato. Meryem ha ancora la bocca spalancata…
  • Infine mi sento di raccomandarvi una gita in giornata a Cefalù, una cittadina balneare piacevolissima, in posizione mozzafiato. Lo sperone roccioso che domina il paesaggio, la giustamente famosa cattedrale con il chiostro, il sorprendente lavatoio medievale, un angolo di inaspettata bellezza e refrigerio. Da non perdere anche il museo Mandralisca: oltre al famoso ed enigmatico Ritratto d’Uomo di Antonello da Messina e il cratere del Venditore di Tonno, Meryem ha apprezzato la bellissima collezione di conchiglie e anche la sala degli animali impagliati… (io meno, ma la vita è fatta di compromessi).

So che questo elenco non è assolutamente esaustivo: mi sono limitata a raccontare cosa abbiamo fatto noi. Aggiungo una notazione tecnica: qui in Sicilia viaggiare con i bambini sembra assicurare un trattamento di favore, invece delle alzate di sopracciglia che mi è capitato di incontrare altrove. In questi giorni ci sono state fatte da personale di musei, negozianti e passanti ogni genere di carinerie: dagli sconti all’uso dei servizi riservati al personale per “non fare fare troppa strada alla bambina”. Magari è stata una felice coincidenza, ma parto da Palermo con la sensazione di un luogo accogliente, dove l’ospitalità significa qualcosa.

Giugno


Giugno è un mese infuocato, più di agosto. Il lavoro è una specie di delirio ininterrotto. C’è la fine della scuola, l’inizio dei campi estivi, il compleanno di Meryem. E’ un mese di incastri degni di un tangram, ma anche (in genere) di soddisfazioni, appuntamenti significativi, emozioni.

Ho vari post in canna, ma li devo rimandare per il momento.

Però vi lascio due link di post scritti per altri: una riflessione sulla giornata straordinaria dell’8 giugno scorso sul blog del Centro Astalli e un post sul friendsurfing per Genitori Crescono. Su questo secondo mi concedo un sospiro: che vacanze l’anno scorso! Cercate su Instagram #friendsurfing e rigustate con me che bei posti abbiamo visto, in ottima compagnia.

Mi conforta il pensiero che il 1 agosto si ricomincia la giostra. Ho già un biglietto per Palermo e due biglietti Milano-Zurigo. Tutto sta a riempire ciò che sta in mezzo…

 

 

Guida all’uso dei mezzi pubblici a Roma


Utilizzare i mezzi pubblici a Roma non è da tutti. Da abbonata annuale e fedelissima utente, mi permetto di dire che è un’arte. Perché a lamentarsi sono capaci tutti, ma non molti sono in grado di interpretarne al meglio le potenzialità. E io, modestamente, mi annovero tra quei non molti.

Per questa ragione, ho deciso di sintetizzare qui, a beneficio dei lettori, una agile guida in cinque punti che potremmo intitolare “Come usare i mezzi pubblici a Roma, sopravvivere e diventare anche una persona migliore“.

1. Serve preparazione. No, non basta farsi dire il numero dell’autobus da un amico. La preparazione deve essere accurata, olistica e multimediale. Il sito dell’Atac dà risposte diverse a seconda di come lo si interroga, come le migliori opere sapienziali dall’antichità ad oggi. Individuato un primo tragitto, bisogna passarlo al vaglio della conoscenza del territorio e dell’esperienza (se turisti, consultare un indigeno o due). Munirsi di almeno due o tre alternative da memorizzare diligentemente.

2. Cercate la giusta prospettiva. Non siate rigidi come i guidatori regolari di mezzo privato o come gli utenti di un servizio pubblico ordinario, italiano o estero. Voi non siete utenti, siete viaggiatori. Non andate dal punto A al punto B, state attraversando Roma Capitale. Bisogna essere proattivi, creativi, flessibili. Non dovete aspettarvi di salire su un mezzo, sedervi e scendere alla meta. Dovete trovare il vostro percorso individuale saltellando in una rete di possibilità, senza dare nulla per scontato. E’ un po’ come surfare nel web. Il fatto che la direzione della corsa, ben visibile sul fronte dei mezzi, sia spesso sbagliata aiuta a non abbrutirsi: Roma non merita utenti pigri e passivi. Tip: gli itinerari migliori sono quelli che prevedono dei tratti a piedi, meglio se non all’inizio o alla fine del percorso, ma in mezzo, per sperimentare link inediti e a volte risolutivi.

3. La tecnologia aiuta, ma non ne siate schiavi. Le palette con i tempi di attesa esistono, ma non a tutte le fermate. Supplisco con la app Muoversi a Roma (per Android o IPhone), direte voi. Ottimo (e diffidate dalle altre app, apocrife, in circolazione). Ma tenete presente che alcuni autobus non sono monitorati e che a volte spariscono dai radar come gli aerei sul triangolo delle Bermuda. Twitter? @InfoAtac è un servizio a suo modo efficiente, ma ha soprattutto la funzione di confortare il passeggero e di offrire solidarietà a distanza. E’ bello non sentirsi soli. Sapere, almeno in certi casi, i motivi della scomparsa del tuo autobus (corteo, macchina privata parcheggiata irregolarmente, malore di un passeggero…) può aiutare a elaborare meglio il lutto. Ma spesso non cambia sostanzialmente le cose. La morale è: fate uso di tutto ciò che può facilitarvi, ma non dimenticate mai l’imprevedibile, l’irrazionale, l’inatteso.

4. Carpe diem. Cogli l’attimo. La necessaria preparazione non deve impedirti di improvvisare. Anzi. Un autobus vuoto che passa davanti a te è un segno del destino. Considera, molto rapidamente, se è il caso di cambiare radicalmente itinerario, o al limite destinazione. No, è inutile che sbuffate, amici nordici: anche le incombenze lavorative possono essere programmate in successione diversa. Non bisogna essere necessariamente dei pelandroni perdigiorno per approfittare di una deviazione imprevista. Lo diceva anche Colombo: buscar el Levante por el Poniente, no?

5. Goditi l’esperienza. Parafrasando Shakespeare, il mezzo pubblico è un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte. Anche tu, che ne sia consapevole o meno, fai parte dello spettacolo. E allora tanto vale che ti gusti questo privilegio. Sui mezzi pubblici è concesso, e anzi consigliato:

  • origliare le conversazioni altrui e al limite divenirne parte;
  • socializzare con il conducente;
  • farsi spettatore di performance di arte varia, dalle più classiche esibizioni musicali alle più imprevedibili conferenze del “matto colto”, figura tipica del mezzo pubblico romano;
  • partecipare a sessioni di costruzione del pensiero collettivo, solitamente di impronta satirica.

Vedete dunque che magari i mezzi di Roma non rispondono del tutto all’obiettivo effimero di trasportare l’utente rapidamente e comodamente da un capo all’altro di un itinerario, ma questo è dovuto al fatto che rispondono a molti altri obiettivi, se vogliamo più importanti e durevoli: potenziare gli skills organizzativi, sviluppare il pensiero laterale, allenare la mente meglio della Settimana Enigmistica, tessere relazioni, incoraggiare il contatto fisico (anche estremo) tra le persone, ricordare a tutti la fragilità umana. Scenderete insomma dal vostro autobus (o tram, o metro, o treno, o più verosimilmente una combinazione di tutti i precedenti) probabilmente in ritardo e ammaccati, ma anche un po’ più saggi.