10 più uno – Celebriamo YB!


Ultimamente Facebook ci regala squarci inattesi (e non richiesti) del nostro passato attraverso la fuzione “Accadde oggi”, che a me ricorda fortemente la rubrica “Domani avvenne” dell’Almanacco del giorno dopo (chi se lo ricorda? questo è davvero un ricordo che mi data…). Per questo ho notato che alcuni anni fa (4, per la precisione) avevo lanciato un giveaway in occasione del compleanno di questo blog. All’epoca era il settimo compleanno, oggi inizio il conto alla rovescia per l’undicesimo.

Dieci anni più uno, insomma. Non pochi. Il primo post di Yenibelqis è datato 16 maggio 2004. I dieci anni non mi è venuto in mente di festeggiarli, ma almeno i dieci più uno meritano che si organizzi qualcosina, non vi pare? Visto che siamo in vena di revival, quello che vi chiederei stavolta è di regalarmi un ricordo.

Regalatemi, nei commenti qui o sui social, un ricordo vostro che coinvolga anche me, come blogger (un post che ricordate, un argomento che vi ha ispirato delle riflessioni) o come persona (se ci conosciamo personalmente). Buttiamo tutti i nostri ricordi in questo pensatoio virtuale.

Per partecipare avete tempo dieci giorni, ovvero fino al 16 maggio alle 24:00.

E poi che ne faremo, di tutti questi ricordi? Come sempre, ancora non lo so. Una cosa è certa: non si vince niente. Credo che non si possa più nemmeno per legge. Ma intanto facciamo questo brainstorming di memorie, come una festa in cui ognuno porta qualcosa. Qualcosa di carino ne verrà fuori certamente.

Giugno


Giugno è un mese infuocato, più di agosto. Il lavoro è una specie di delirio ininterrotto. C’è la fine della scuola, l’inizio dei campi estivi, il compleanno di Meryem. E’ un mese di incastri degni di un tangram, ma anche (in genere) di soddisfazioni, appuntamenti significativi, emozioni.

Ho vari post in canna, ma li devo rimandare per il momento.

Però vi lascio due link di post scritti per altri: una riflessione sulla giornata straordinaria dell’8 giugno scorso sul blog del Centro Astalli e un post sul friendsurfing per Genitori Crescono. Su questo secondo mi concedo un sospiro: che vacanze l’anno scorso! Cercate su Instagram #friendsurfing e rigustate con me che bei posti abbiamo visto, in ottima compagnia.

Mi conforta il pensiero che il 1 agosto si ricomincia la giostra. Ho già un biglietto per Palermo e due biglietti Milano-Zurigo. Tutto sta a riempire ciò che sta in mezzo…

 

 

Liberiamo una ricetta: riso Venere col buco, finocchi al curry e biscotto arrotolato


Anche quest’anno mi presento all’appuntamento lasciando la mia cucina a disposizione di care amiche: io vado a cucinare in ufficio, in compagnia dei colleghi e di uno specialissimo ospite.

Cominciamo con Alessandra, la nostra archeologa e guida preferita, nonché compagna di lungo corso delle mie traversie.

Riso Venere col buco

Per questa edizione ho pensato a qualcosa di semplice e rapido da preparare, ma che allo stesso tempo si presenti come un piatto quasi chic, un piatto di riso freddo gustoso e forse anche un po’afrodisiaco, considerando la presenza dei crostacei nella ricetta. Ma sono dell’idea che è più in base alle intenzioni, al contesto e alle aspettative di chi cucina e di chi è invitato a mangiare che un buon cibo, in genere, possa suscitare desiderio amoroso e sensualità…
Gli ingredienti necessari per la ricetta sono: riso parboiled, quello che non scuoce e che generalmente si usa per le insalate di riso; succo di limone, uova di lompo (100 gr per 5-700 gr di riso), olio d’oliva, gamberi o gamberoni a vostra scelta sia per quantità che qualità, anche surgelati o in salamoia possono andar bene; salsa rosa fatta con maionese, ketchup, tabasco, un goccio di brandy o cognac.
foto 1Il procedimento è semplice: si cuoce il riso e lo si scola sotto acqua fredda corrente, per bloccarne la cottura. Poi il riso si condisce semplicemente con olio, abbondante succo di limone e uova di lompo. Si prepara uno stampo da ciambellone e si riempie di tutto il riso, che va fatto aderire bene alla forma schiacciandolo ben, bene con un cucchiaio. Poi si mette a riposare in frigo almeno per un’ora. Prima lo fate meglio è, anche il giorno dopo è buonissimo.
Preparate la salsa rosa con abbondante maionese, che se farete voi sarà ancora più buona, aggiungete il ketchup, un po’ di tabasco e un cucchiaio di cognac. Mentre la preparavo è apparso anche un ospite felino curioso e goloso.

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E’ nel preparare creme, nel mescolare ingredienti diversi, nel girare che io mi faccio rapire e trasportare dai sensi. I movimenti circolatori del mescolare, come una carezza. I colori degli ingredienti che iniziano a mescolarsi, come un abbraccio sensuale. E’ il momento delle intenzioni seduttive, dei pensieri immorali e dell’assaggio.
E la mente corre a immagini cinematografiche che hanno immortalato la potenza afrodisiaca. Nel film “Come l’acqua per il cioccolato” di Alfonso Arau (tratto dal romanzo di Laura Esquivel, Como agua para chocolate 1989) quando la protagonista preparando un pranzo a cui è invitato l’uomo che ama prepara delle quaglie alle rose che fanno sussultare di eccitazione e godimento chi le assaggia (per i curiosi a questo link si può vedere l’effetto che fa). Ma non si tratta soltanto di chimica e ingredienti considerati afrodisiaci, sono le emozioni trasmesse dalla cuoca, l’amore e la passione in questo caso, a suscitare questi effetti. Come sarà, invece, il suo dolore a trasmettere angoscia nella torta di nozze che dovrà preparare per l’uomo che ama, ma che sposerà sua sorella. In questo caso, Tita mescola all’impasto del dolce le amare lacrime del suo dolore, trasmettendo così la sua tristezza ai commensali che mangeranno la torta, tutti colti da un desiderio irrefrenabile di piangere.

Dalle fantasie cinematografiche torniamo alla ricetta. Quando sarete pronti a servire il riso vi occorrerà un bel piatto da portata sul quale andrà capovolta la teglia con il riso ottenendo una bella forma perfetta con un gran buco al centro. Il buco andrà riempito con la salsa rosa e i gamberi, potreste lasciare qualche gambero non condito con cui decorare il perimetro del buco o il piatto da portata a vostro piacimento.
Per ottenere un risultato estetico di maggiore impatto potreste usare, insieme al riso bianco, un po’ di riso nero del tipo Venere, in modo da avere un contrasto cromatico maggiore tra riso e condimento. Poi se le intenzioni sono quelle di eccitare i sensi l’uso di un riso dal nome tanto evocativo, qualcosa forse produrrà…
Io ci berrei delle bollicine vicino. Non assicuro nessun tipo di effetto afrodisiaco del piatto. Sta a voi. Alla preparazione, ai sentimenti e a ciò che comunicherete. Io ho provato a farlo con amore e ho aggiunto una candela, così giusto per un po’ di atmosfera.

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Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.

Ora si inseriscono, in ordine di menù, i miei amici Paolo e Laura, anche noti come Artigiani Digitali. In particolare è Paolo ai fornelli…

Finocchi al curry

A mia moglie piacciono i finocchi cotti, a me il vino, ad entrambi il curry Madras che ci porta l’amica Lulla da Londra…

Ingredienti per 4 persone:

– 4 Finocchi
– 1 scalogno
– 1 bicchiere di vino bianco
– 1 cucchiaino di curry forte
– Mezzo bicchiere di latte

Tagliate i finocchi a striscioline con spessore di un centimetro circa mantenendo (se vi piacciono) anche le parti sottostanti più dure.
In olio d’oliva fate rosolare fino a doratura lo scalogno e dopo aggiungete il curry stemperato in un bicchiere di vino bianco secco.
A fuoco alto portate ad ebollizione il vino, aggiungete i finocchi, mescolate bene e fate cuocere a fuoco alto per 5 minuti.
Infine aggiungete il latte e ultimate la cottura (bastano altri 10 minuti) a fuoco lento.
Servire caldi accompagnati a riso basmati.

Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.

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E’ ora la volta di Caterina: un’amicizia antica e fedele, che sono felice mi abbia accompagnato anche nelle mie evoluzioni digitali. 

Il biscotto arrotolato e due paesi

Le mie due nonne erano romane di nascita, i miei due nonni no. Ludovico, il mio nonno paterno, era nato al nord, a Bettola di Piacenza, ma il suo paese del cuore dove passava tutte le estati era Canterano, un paesino della valle dell’Aniene arrampicato su un colle. Il nonno materno Tebaldo era nato a Casape, altro paesino in provincia di Roma che i colli ce li ha stretti tutt’intorno tranne che a ovest, dove il panorama si apre sulla pianura del Lazio fino al mare. Da piccola andavo spesso a Canterano ma a Casape passavo mesi interi: facevo a sassate, mi inerpicavo per le colline e le montagne, mi facevo raccontare storie misteriose di fantasmi, frati malvagi e maghi che proteggevano i bambini smarriti. E cercavo inutilmente i resti della villa suburbana di Gneo Domizio Corbulone, un generale dei tempi di Nerone – quando si dice avere il destino segnato fin da piccoli.

Questa ricetta è legata a entrambi i paesi, non per qualche antica tradizione ma per iniziativa di gente in gamba che manda avanti a Canterano una piccola industria locale, e a Casape una festa rustica e coraggiosa che non è meno divertente solo perché è stata creata in tempi recenti.

Biscotto arrotolato

Ingredienti:

3 uova
3 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di farina
Un pizzico di sale
Aroma di vaniglia o di limone
Zucchero
Alchermes (o altro liquore a scelta)
Farcitura a piacere

Si sbattono i tuorli d’uovo con lo zucchero finché sono chiari e ben montati (si può usare una frusta elettrica), poi si unisce la farina mescolando con cura. Si aggiunge un aroma a piacere e, volendo, un pizzico di lievito per dolci. Si montano le chiare a neve molto ferma con un pizzico di sale (qui la frusta elettrica è d’obbligo, a meno che non siate dei culturisti) e si uniscono delicatamente al composto, mescolando dal basso verso l’alto. Si versa il composto (in uno strato sottile) su una teglia bassa coperta da un foglio di carta da forno e si cuoce in forno moderato per pochi minuti, finché si rassoda bene ma non si colorisce troppo. Si rovescia subito su uno strofinaccio pulito o su un foglio di alluminio leggermente spolverati di zucchero, si leva la carta e si spruzza con alchermes (che gli da anche un bella nota di rosso), rum per dolci o un altro liquore a piacere (per esempio di arance). Si spalma sopra una farcitura, si arrotola strettamente, e infine si mette un po’ di tempo in frigo prima di spuntarlo alle estremità e servirlo a fette.

biscotto arrotolatoLa farcitura può essere al cioccolato, come nel “Salame del re” che vendono nel forno di Canterano e (oh calorica tentazione!) anche in alcune panetterie dell’Urbe. Si può usare la Nutella o un’altra crema al cioccolato in vendita (mi hanno detto meraviglie di quella Novi), oppure si può operare un virtuoso riciclo post-natalizio, mettendo un nocciolato nel tritatutto e sciogliendo il trito col caffè bollente. Una farcitura alternativa che mi piace molto è la marmellata di marroni. A Casape non crescono marroni, ma piccole castagne saporitissime che sono l’orgoglio della festa omonima, che si tiene a Casape tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, quando fa invariabilmente un freddo cane. I pezzi forti, oltre alle castagne arrostite in un bidone che gira sul fuoco, sono la pizza fritta, la matriciana, la salsiccia coi broccoletti e (appunto) il biscotto arrotolato di marmellata di castagne. Mezzo paese si mette il grembiule e cucina sotto un grande tendone posto nella piazza del mercato. L’altro mezzo mangia e beve, benedicendo il riscaldamento ma guardandosi bene dal togliere il cappotto.
Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.

Friendsurfing


Eccoci alla vigilia di una vacanza che è un po’ la fotografia della mia condizione esistenziale attuale. Nel bene e nel male. Un salto nel buio e, allo stesso tempo, l’esito di molte riflessioni. Una vacanza che, nelle mie intenzioni, mi assomiglia.

Resa possibile dalla rete. Questa è forse la caratteristica più stupefacente. Non nel senso che è “prenotata su internet”, nell’accezione più anonima del termine. Affatto. Ma la rete ha reso possibili contatti e legami, alcuni “nuovi” (ma ci comprendo anche chi ho incontrato su questo blog 9 anni e tre figli fa, non so se mi spiego) e altri più tradizionali, ma che probabilmente senza mail e social network a quest’ora avrei perso per strada. Questi amici, con generosità, si sono resi disponibili a ospitare me e Meryem. Per questo mi piace pensare questo viaggio come “friendsurfing”. Un coachsurfing a modo nostro, dove più che la logistica conta la gioia di rivedere tante persone care (e di conoscerne alcune).

Con mia figlia. La prima vacanza da sole, l’estate scorsa, ha segnato un punto di svolta e di passaggio. Quest’anno sono pronta a raccogliere i frutti di un altro anno di strada insieme. E sono assai più ottimista. Abbiamo aggiornato le nostre parole segrete, infilato la sua Tigretta nello zaino e siamo pronte (spero).

Itinerante. Sento fortissima l’esigenza di fare un viaggio per il viaggio, senza sapere nemmeno esattamente cosa troverò. E’ sempre stato più nelle aspirazioni della mia anima che in quello che davvero sono riuscita a fare nella mia vita. E’ ora di cominciare una fase nuova, in cui cercare di non lasciarsi scoraggiare dalle tante mancanze che pure ci sono (di soldi, di tempo, di capacità, di coraggio). Non farò finta di essere ricca, coraggiosa, paziente, capace, piacevole. Ma cercherò di vivere queste settimane più serenamente del solito, gustandomi quel che arriva. Ho cercato di ridurre le aspettative precostituite al minimo, per far spazio alle sorprese grandi e piccole.

Volete seguirci sui social? Conto sul mio fido Androide, sperando che non mi tradisca. Saremo su Facebook (qui la bozza del programma di viaggio), su Instagram, su Twitter… I nostri hashtag saranno: #friendsurfing, #inviaggioconmeryem e, naturalmente #bellezzagratis. Quella non ce la vogliamo dimenticare mai e sarà il fil rouge delle nostre e, vi auguro, anche delle vostre vacanze.

Topo di città


Questo weekend mi prendo una pausa dal vortice delle iniziative per la Giornata del Rifugiato, iniziato splendidamente con il convegno di giovedì e che mi travolgerà ancora per una decina di giorni, e mi dedico a un altro piccolo vortice più privato, quello dei festeggiamenti per il sesto compleanno di Meryem.

Anche il compleanno di mia figlia, come il mio, è ravvivato dalle amicizie nate su questo blog. Giù ieri è arrivata Chiara con famiglia e oggi finalmente conoscerò Gabriella. Nel pomeriggio festeggeremo con alcune persone care e gli amichetti di classe alla Città dell’Altra Economia, un posto speciale per me e oggi anche per Meryem.

Adoro il panorama metropolitano del Mattatoio di Testaccio. E’ parte di me, della mia storia. Questo mi fa pensare a uno scambio di battute simmetriche di ieri con la mia omonima pavese. Io dicevo che, con tutto l’empito bucolico e la piacevolezza di un fine settimana nell’aia, io in Cascina non credo che potrei viverci. Chiara, in serata, pur avendo ammirato il centro di Roma con una delle luci più meravigliose che esistano e essersi rifatta gli occhi con la facciata di S. Andrea della Valle e la cupola attorcigliata di S.Ivo alla Sapienza, giustamente osservava che lei a Roma non potrebbe viverci. Come da manuale, Meryem da loro notava divertita la puzza degli animali. Amelia ieri si lamentava della puzza di smog.

Insomma, sembravamo la favola del topo di campagna e del topo di città. Questo pensiero mi diverte e allo stesso tempo mi fa apprezzare la gran fortuna di potersi frequentare e cambiare – temporaneamente – panorama e abitudini.

P.S. Comunque mia madre è entusiasta dei suoi ospiti, che trova assai simpatici. Considerando che la prossima settimana vincerà un violoncellista americano, mi sa che dall’anno prossimo possiamo inaugurare il B&B…

A Milano, di nuovo


Sono stata incerta fino all’ultimo: partecipare o no a Mamma che Blog quest’anno? Anche l’anno scorso era stata una fantastica esperienza, certo (lo raccontavo qui). Ma a un certo punto mi sono sorpresa, complice un certo scoramento esistenziale, a chiedermi: ma perché vado? La spesa del viaggio si giustifica? Ha ancora senso per me partecipare a un raduno così? Io che sono una blogger anomala, sia per stile che per argomento, che di personal branding e piani editoriali non capisce nulla, un po’ anche per scelta?

Sì, sono convinta che abbia ancora senso e condivido con voi le mie motivazioni, in ordine sparso (e non di importanza).

* Voglio fare questa esperienza con Meryem. Cioè, più precisamente: voglio prendermi un weekend al nord con Meryem, come abbiamo fatto a dicembre, e questa era una buona scusa occasione.

* Mi fa piacere sinceramente rivedere alcune amiche. Il virtuale va bene, ma ogni tanto si sente mancanza di carne e ossa (chi più carne, chi più ossa).

* L’organizzazione è fantastica e i temi comunque interessanti. Uno spazio di ascolto e riflessione dal vivo è sempre un’occasione ghiotta.

* Due anni fa (mi pare) ho fatto un intervento un po’ confuso e esitante sulle possibili interazioni tra social e sociale. Nel caos delle varie esperienze mi pare di essermi chiarita un po’ le idee rispetto alla strada che potrei percorrere. Perché mi sa che ne voglio percorrere una. Ho fatto qualche esperimento. Insomma, ancora non ho davvero un progetto, ma è come se nella mia testa, da qualche parte, frullasse qualcosa. E allora non c’è posto e occasione come il Mamma che Blog per aggiungere carne al fuoco, per far fermentare ancora un po’ i miei rimuginamenti.

Non ho biglietti da visita, come al solito. Ma ho deciso che da oggi smetto ufficialmente di scusarmi per il nome del mio blog. Sono Yeni Belqis e così mi presenterò, senza postille, premesse e giustificazioni. Come, non lo conosci? Cercalo (se sei capace, eh eh eh).

Ci vediamo al Quanta, allora. Fatevi riconoscere, che sono poco fisionomista e anche un po’ cecata.

Mi chiamo Chiara


Ci sono alcune volte – in realtà sempre più frequenti, quasi mi preoccupo – che vorrei essere a Milano. Il che però supporrebbe anche di non fare il lavoro che faccio, ma di essere libera di accettare con entusiasmo gli inviti interessanti che mi arrivano. E allora di che parliamo? Io sono io, quindi ripigliamo il filo di questo post senza vaneggiare oltre.

Dicevamo degli inviti. Alla presentazione della fiction “Una mamma IMperfetta” di Ivan Cotroneo ci sarei andata volentieri. Invece ho passato la mattina a disquisire di vittime di tortura. Ognuna ha l’imperfezione che si merita. Ma restavo curiosa e da tre giorni seguo, fedelmente, le puntate sul sito del Corriere. Ogni giorno una manciata di minuti. Oggi la puntata si intitolava “Il tempo non torna” e l’ho trovata particolarmente godibile (nonché persino intonata con il tema del mese di Genitori Crescono).

Ecco là, già mi è saltata fuori l’anima di mamma blogger professionista. Quella che bazzica i siti di riferimento e che sa che sulla definizione di mamma “imperfetta”, “vera” o come cavolo vogliamo chiamarla sono state consumate tastiere, tra flame sui forum e disquisizioni su gruppi di Facebook. E dunque? E dunque nulla. Non sono ancora così alienata nel web genitoriale per pensare che una fiction abbia un’attinenza qualsivoglia con i nostri dibattiti, più o meno bizantini. La maternità è un filone comico inesauribile, sempre attuale. Con un po’ di fortuna, si riesce a rendersene conto anche quando si interpreta la parte della madre (lo svenimento di un’ostetrica durante il parto aiuta a partire con il piede giusto, indubbiamente). Un bravo autore riesce a interpretarlo e questo è certamente il caso di Cotroneo. Fa ridere anche chi non è genitore, ma secondo me chi è madre ride anche di più. E noi mamme 2.0, che sulla genitorialità ci ricamiamo anche intellettualmente, dovremmo goderci doppiamente questa occasione di svago e intrattenimento, senza per questo sentirci sminuite nei nostri tentativi di essere genitori sufficientemente buoni.

Vi faccio un esempio. Qualcuno saprà che, in un’altra vita, studiavo vicino oriente antico: assiri, babilonesi, egiziani, fenici e popoli ancora più misconosciuti, tipo gli urartei. Una volta le disquisizioni scientifiche e metodologiche sullo studio di questo passato remoto erano per me rilevantissime. Rintracciare corbellerie nelle fiction e nei film di grido di ambientazione biblica era il mio sport preferito (ricordo una visione di The Passion di Mel Gibson, in cui con alcuni degni colleghi notammo che l’aramaico di Pilato era ben più fluido e credibile di quello di Gesù Cristo). Ma se un film era fatto intelligentemente per divertire, senza la spocchia di parlare con autorevolezza della materia, lo apprezzavo di gusto. La Mummia mi ha fatto sbellicare. Stargate (il film) mi ha fatto sorridere per la scena dell’egittologo che, sentendo parlare per la prima volta un egiziano antico, commenta: “Ah, così lo pronunciate?”, con un dotto accenno alla nostra sostanziale ignoranza del sistema vocalico delle lingue antiche che pure decifriamo. Mi posso arrabbiare (e infatti non li guardo) per i programmi di divulgazione scientifica che divulgano corbellerie. Ancora di più mi arrabbio con i libri di testo dei nostri figli, che in nulla contribuiscono a una conoscenza corretta della storia antica (sulle altre materie non mi pronuncio). Ma se c’è da divertirsi, mi diverto e apprezzo la qualità, l’inventiva e l’intelligenza.

Guardatevela, questa fiction web. Dopo l’estate sbarcherà in tv, ma volete mettere la soddisfazione di averla vista nascere, di aver seguito Chiara nelle sue peripezie giorno dopo giorno? Sarà come vedere sul piccolo schermo un’amica, una parente. A me è stata subito simpatica: del resto mi chiamo Chiara anch’io.