Ci sono mille piccoli episodi quotidiani di cui, come madre e come persona, non vado particolarmente fiera. Quello di ieri, però, che direi possa serenamente rientrare nella categoria “sbrocco di fine giornata afosa”, mi continua però a far pensare e con questa scusa ve lo propino lo condivido con voi [su, lo sapete che d’estate anche le menti più creative perdono colpi, siate indulgenti].
Ieri sera, mentre stava finendo il suo piatto di spaghetti, fagiolini e uovo sodo artisticamente composti in forma di margherita, la Guerrigliera capisce che ero al telefono con suo padre e se lo fa passare. Fin qui, tutto ok. Dopo pochi istanti mi chiede di farle continuare la conversazione in privato: anche questo mi sta bene, anche perché frattanto ero intenta a fare altre due/tre cose, la maggior parte delle quali mi portavano, in effetti, in un’altra stanza.
Qui mi chiedo: rosicavo già a questo passaggio? Può essere. Nizam la sera a quell’ora spesso deve servire i clienti e chiude le telefonate bruscamente. Giusto un paio di giorni fa la tendenza di Meryem a monopolizzare le comunicazioni mi aveva impedito di farne una, relativamente importante, io. Ma forse qui sto aggiungendo inutilmente carne al fuoco.
Più tardi, al momento di andare a letto, chiedo (forse sbagliando) a Meryem cosa si erano detto con suo padre e lei, forse riferendo fedelmente o forse improvvisando là per là, sghignazzando inizia a dirmi che parlavano di me e inizia a fare una sorta di catalogo di tutti i miei difetti, veri e presunti.
Inaspettatamente, scopro che la cosa mi punge sul vivo e non riesco minimamente a trattenermi. Le dico che non è bello che io debba sentire solo critiche. Che se parlassi di lei con un’altra persona e menzionassi solo le cose che non mi piacciono del suo carattere e del suo comportamento anche lei si sentirebbe ferita. Le auguro la buona notte e me ne vado nell’altra stanza, senza riuscire affatto a nascondere un risentimento forse eccessivo, considerata la situazione.
Da un lato, oggi, mi dico che la mia reazione era esagerata e fuori luogo. Sono sotto pressione, stanca, di malumore e delusa, ma certo non è Meryem che mi prende in giro il motivo della mia strisciante frustrazione. La cosa è stata superata, ovviamente, ma confesso che arrivata al momento di scusarmi (cosa che in questi casi di solito faccio) qualcosa si è inceppato. La reazione era esagerata, eppure in qualche modo anche legittima. Perché devo fare finta che essere presa in giro, in quel momento, non mi abbia ferito? Mi ha ferito. Magari in un altro momento non mi avrebbe ferito. Non mi considero una persona particolarmente permalosa. Però resta il fatto che in quel momento ci sono rimasta malissimo.
Sono arrivata alla conclusione che, finché non diventerò una persona migliore, mi atterrò al meno peggio, cioè la sincerità. Non sono (ancora) una persona migliore e sospetto che mia figlia lo sappia già piuttosto bene. E quindi, ancora una volta, so di aver fatto male, ma se avessi fatto diversamente avrei fatto male lo stesso. Delizie della genitorialità.